«E adesso fermiamo gli ecocriminali»

Massimo Scalia
Massimo Scalia

«Ogni legge è notoriamente perfettibile e questa non fa eccezione. Abbiamo però, con vent’anni di ritardo, una base da cui partire e migliorare. E strumenti assai più adeguati per contrastare i delinquenti ambientali». La pensa così Massimo Scalia, docente di Fisica ed esponente di antica data del movimento ambientalista, all’indomani del voto in Senato che ha decretato l’ingresso dei reati ambientali nel codice penale. Una legge che arriva diciotto anni dopo la proposta avanzata in questo senso proprio da Scalia, allora parlamentare dei Verdi e presidente della prima commissione d’inchiesta sul Ciclo dei rifiuti.

L’ingresso dei reati ambientali nel codice penale rappresenta certamente un punto di svolta nella tutela dell’ambiente in Italia. Però non tutti sono d’accordo, per esempio i Verdi di Bonelli ritengono che questa legge garantisca gli inquinatori. Possibile che il movimento ecologista non riesca a dimostrarsi compatto nemmeno quando si vince una battaglia tanto significativa?
Il meglio è nemico del bene e rispetto alla vergognosa situazione italiana è sicuramente un bene che entri finalmente in vigore un robusto “corpo” di norme, un titolo specifico del codice penale, come da trent’anni e passa hanno già  Spagna e Grecia, per non citare sempre i paesi del Nord Europa. Pensiamo piuttosto alla tenace azione di Legambiente per tutto quest’arco di tempo, un nome su tutti: Enrico Fontana.

L’approvazione del ddl sugli ecoreati, principalmente a causa dell’emendamento sull’air gun, è rimasta in sospeso fino all’ultimo. È stato giusto secondo te accettare questo compromesso?
Ma quale compromesso!  La questione dell’air gun è apparsa, quasi subito, un “trappolone” che aveva come ovvio mandante Confindustria – da sempre nemica di sanzioni serie contro gli ecoreati – e come esecutori materiali un gruppo di parlamentari di centro destra, a partire da Forza Italia. Questo avrebbe dovuto far insospettire sulla reale volontà di migliorare la legge, si voleva semplicemente innescare il “pendolo” tra Camera e Senato per non farla arrivare mai all’approvazione.

Quale pensi che sia stato il ruolo del M5S, hanno ragione a festeggiare l’approvazione come un proprio risultato politico?
Come si sa solo le sconfitte sono orfane, mentre le vittorie hanno molti padri. Senza però nulla togliere al merito, a parte qualche ingenuità, di una forza politica, M5S, che si è ricordata su un tema così rilevante di rappresentare un quarto dell’elettorato italiano.

È possibile che questa legge faciliti l’avanzare di politiche utili in senso più generale all’ambiente, anche sotto il profilo economico? Economia? La miope ingordigia di Confindustria, intenta solo a evitare spese di smaltimento dovute, non ha mai visto la gestione dei rifiuti come un sistema industriale, un business lecito e di grandi possibilità come avviene nei paesi civili. Né ha mai raccolto indicazioni e iniziative in questo senso. L’unica “fissa” è stata quella dell’incenerimento dei rifiuti. Un’industria del riciclaggio significativa esiste qui da noi per motivi che chiamerei “storici”, nonostante l’incapacità di Confindustria da un lato e dei governi dall’altro di formulare programmi e concreti piani industriali. Si sono perse troppe occasioni e il ritardo generale, drammatico al Sud, ne è purtroppo la testimonianza.  

Come cambiano adesso le battaglie dell’ambientalismo?
È un’illusione tipicamente italiana, anche di qualche ambientalista, pensare che possano essere risolti per legge problemi assai complessi, che intrecciano economia, ambiente, costume, efficienza tecnologica e amministrativa, senso di cittadinanza e, per converso, la criminalità organizzata. Certo, sulla questione amianto la magistratura è dovuta ricorrere, in assenza di norme adeguate, all’ipotesi di omicidio volontario, ma sulla vicenda di Porto Tolle il Tribunale di Rovigo era pervenuto, anche in loro assenza, alla condanna in primo grado di Scaroni e Tatò, ad pro tempore dell’Enel. Insomma, oltre alla legge bisogna  guardare ai suoi strumenti attuativi, all’impegno della magistratura e al contesto generale. C’è senz’altro molto più spazio per perseguire i delinquenti ambientali, ma la vera battaglia dell’ambientalismo resta quella affinché i cittadini si comportino come tali. O lo diventino. 

Marco Fratoddi ha diretto La Nuova Ecologia dall'aprile 2005 all'ottobre 2016. Contatti: marco.fratoddi@tiscali.it, 3357417705
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