Dubrovnik non vale una buca

L’associazione Friends of the Earth Croazia si batte contro un campo da golf sull’ultima area non edificabile del gioiello dell’Adriatico
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L’ingresso della fortezza di San Lorenzo, appena fuori dalle mura di Dubrovnik, mostra ancora con orgoglio un’iscrizione d’altri tempi: “Non bene pro toto libertas venditur auro” (La libertà non si vende per tutto l’oro del mondo). Eppure la cittadina croata, dal 1979 patrimonio culturale dell’Unesco, sembra avere scelto di consegnare la sua anima incontaminata – che l’ha resa famosa come gioiello dell’Adriatico – direttamente nelle mani di investitori senza troppi scrupoli, non solo croati ma anche israeliani e britannici.

«Vogliono distruggere lo scenario naturale che da sempre è stato l’incantevole sfondo di Dubrovnik», racconta Enes Cerimagic, avvocato e vicepresidente di Friends of the Earth Croazia (Foe). Perché il progetto contro cui sta lottando la più grande ong ambientale croata prevede la costruzione di un enorme campo da golf sulla collina di Srđ, nell’ultima area non edificabile di Dubrovnik. Un piano in cui la tracotanza degli edificatori è arrivata a progettare – a corredo dell’immenso golf club – ben 240 ville, 400 appartamenti e due hotel. Cifre che parlano da sole, visto che solo l’area dove è prevista la costruzione di ville e appartamenti è circa tre volte più grande della superficie di tutti gli appartamenti del più esteso quartiere di Dubrovnik, che ospita circa ottomila persone (sui 40mila abitanti della città).

Ma come è stato possibile barattare 350 ettari dell’incontaminata collina di Srđ – un territorio venti volte più grande della città vecchia di Dubrovnik – con il cemento degli speculatori edilizi? «Per tre anni in Croazia c’è stata una legge – continua Cerimagic – che ha concesso diritti speciali, come l’esproprio, ai costruttori di golf club». Una cornice legislativa nata dall’intenzione del governo di promuovere i campi da golf per migliorare l’offerta turistica del paese. «Dopo la nostra campagna, iniziata nel 2006, questa norma è stata abolita – precisa il vice presidente di Foe – ma molte delle sue disposizioni sono state portate avanti da altre leggi». E una delle clausole rimaste nel panorama legislativo croato che più preoccupano l’associazione ambientalista riguarda proprio la possibilità di realizzare veri e propri complessi residenziali all’interno dei golf club. «Un chiaro escamotage che ha permesso agli speculatori di costruire numerosi campi da golf come copertura dell’urbanizzazione selvaggia di aree incontaminate», denuncia Cerimagic. Proprio come sta avvenendo nella collina alle spalle di Dubrovnik.

Più dell’85% dei votanti al referendum del 2013 si è detta contraria al progetto. «Purtroppo però, a causa della bassa affluenza (il 31,5% degli abitanti, ndr), si è trattato di un referendum senza vincoli legali – spiega Cerimagic – Eppure il chiaro messaggio di 11mila cittadini non doveva essere ignorato». Non sono della stessa opinione le autorità locali, che continuano a promuovere la nascita del golf club e a non considerare le vittorie legali degli ambientalisti. Nel 2014, infatti, Foe ha vinto una causa dimostrando l’impatto ambientale del golf resort di Dubrovnik. Nel 2016, una seconda vittoria: «Abbiamo mostrato le criticità della valutazione di impatto ambientale – continua l’ambientalista – Ma nonostante le nostre vittorie, il progetto è ancora caldamente sostenuto sia dal governo che dal sindaco». Un’amministrazione che non solo cerca il consenso dei croati a favore del resort ma che – dimenticando la promessa fatta nel 2013 di addebitare i costi delle infrastrutture, per decine di milioni di euro, all’imprenditore edile – sta cercando di fare approvare un piano con cui trasferire questi costi sui cittadini. «Credo che alla fine fermeremo la costruzione del resort – conclude il vicepresidente di Foe – Ma questa vittoria arriverà in tempo per evitare i danni?».

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