Dubbi in etichetta,
a Bruxelles la riforma

Dario Tamburrano, eurodeputato M5S

“Fare di più con meno”. Ricordate questo felice slogan che l’Ue utilizzò per comunicare l’obiettivo sull’efficienza energetica (non vincolante, come quelli odierni del resto) al 2020 e che sembrava sfidare le leggi della termodinamica? Il settore degli elettrodomestici, a giudicare dalle etichette energetiche, sembrerebbe finalmente averlo preso sul serio. Le etichette, infatti, che siamo abituati a trovare sugli elettrodomestici oggi non sono più adeguate ai livelli d’efficienza che si stanno raggiungendo grazie all’innovazione. La prova di ciò sono i vari “+” che sono stati inseriti subito dopo la lettera “A” della scala multicolore e che oggi generano più confusione che chiarezza. Riformare le etichette però non è semplice anche perché non sono poche le resistenze da parte di alcune aziende costruttrici d’elettrodomestici che sfruttano da un lato i minori consumi come leva di marketing ma non brillano dall’altro per trasparenza, come ha dimostrato il recente scandalo Volkswagen. L’allergia dei produttori verso le etichette del resto è confermata anche dall’ultimo rapporto “Etichetta furbetta”, realizzato da Legambiente e dal Movimento Difesa del Cittadino che ha certificato come ben il 43% degli elettrodomestici sia venduto senza l’etichetta energetica, oppure con la stessa non conforme alla legislazione europea. Abbiamo chiesto all’eurodeputato Dario Tamburrano M5S, relatore della proposta di riforma delle etichette energetiche di spiegarci i termini della questione.

Tamburrano, perché rivoluzionare tutto il sistema delle etichette, che oltretutto funziona da oltre venti anni? Non si può soltanto riformare la scala tornando alle sole lettere senza i vari “+”? 
Fosse solo lì il problema. La Commissione Europea stima che il 10-25% delle etichette non sia conforme, con un mancato risparmio energetico e maggiori spese per i cittadini, pari a 17 Mtep di energia all’anno. Parallelamente, etichette energetiche ed ecodesign consentono un risparmio energetico stimato dalla Commissione in 175 Mtep all’anno entro il 2020. 

In cifre quanto ammonta per i cittadini europei?
Beh “solo” 400 o 500 euro per famiglia. L’efficienza energetica è il primo “giacimento di energia” da cui l’Ue deve attingere, ma può essere sfruttato solo a condizione che i cittadini abbiano fiducia nelle informazioni che vengono fornite loro, attraverso le etichette e non solo. Si tratta di ripristinare la fiducia.

Ripristinare fiducia? Si tratta di un’etichetta in fondo, che cosa serve di più?
Bisogna capire che le etichette dell’efficienza energetica sono basate su standard il cui contenuto non è noto al pubblico. I dati consistono fondamentalmente in un’autocertificazione dei produttori.

Quindi c’è il rischio che succeda come con Volkswagen e Renault?
Forse stiamo un poco peggio. I controlli sulle autocertificazioni sono affidati alle autorità nazionali di sorveglianza del mercato che raramente hanno risorse e laboratori sufficienti. Noi chiediamo che gli standard diventino pubblici e che il consumatore, in caso di sospetta non conformità dell’etichetta, possa sporgere reclamo alle autorità di sorveglianza, con risposta entro tre settimane. Chiediamo infine che, in caso di non conformità accertata, oltre alle altre penalità previste dalla legge del paese membro, il consumatore abbia diritto ad un prodotto nuovo di capacità simile e della classe energetica più alta disponibile.

Ma è l’unico nodo da sciogliere?
Non si tratta soltanto di mettere ordine nella giungla delle scale, ma anche di prevenire che in futuro il sistema non presenti problemi analoghi. Per questo, oltre a proporre di abolire i “+”, abbiamo disegnato un meccanismo di revisione delle etichette per ciascun tipo di prodotto che scatta quando il 25% dei modelli disponibili sul mercato è in classe A o il 50% ricade nelle prime tre classi. Le etichette saranno “riscalate” in modo tale da lasciare una, due o nessuna classe vuota in cima. Il numero delle classi vuote dipende dalla rapidità con cui la tecnologia in merito all’efficienza energetica migliora in quel settore specifico del mercato, in questa maniera si seguirebbero automaticamente i progressi e l’innovazione.

Nel frattempo c’è il rischio che s’incrementano le prestazioni, inutili, dei prodotti rendendoli allo stesso tempo più efficienti, con il risultato che i consumi reali non diminuiscono.
Certo, per questo chiediamo che sia indicato con maggiore evidenza il consumo annuo di energia. Un televisore con maxi schermo, anche se molto efficiente, può consumare più energia di un piccolo televisore. L’etichetta dovrebbe avere un suo omologo virtuale all’interno di un database pubblico di tutti i prodotti che ricadono nell’obbligo di etichettatura energetica: seguendo l’indirizzo internet e il QR code di ogni specifico modello di prodotto si può accedere a una notevole quantità di informazioni addizionali nelle varie lingue e con un database strutturato in open data

Quindi diventerebbe possibile un confronto diretto? Non è un poco troppo per le aziende?
Secondo noi dovrà essere possibile sviluppare applicazioni in grado di fare confronti immediati tra due o più modelli sul mercato, come anche calcolare i pattern di uso personalizzati con il relativo consumo di energia negli anni e il tempo di rientro dell’investimento per l’acquisto di un modello di classe più o meno alta.

PER SAPERNE DI PIU’

Documento di lavoro della Commissione Europea
su etichette energetiche ed ecodesign, contenente le informazioni sulle etichette non conformi (pag. 14) e sul risparmio di energia che esse rendono possibile (pag. 10)

Indagine di Legambiente sulle etichette non conformi

Articolo su Qualenergia 

Comunicato stampa della Commissione Europea relativo alla sua proposta di nuovo regolamento-quadro per le etichette, contenente anche link e varie altre informazioni sul tema

Nuovo regolamento quadro sulle etichette proposto dalla Commissione Europea

Orientamento generale del Consiglio UE rispetto alla proposta della Commissione Europea

 

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