LA SUPPLICATION © Jerzy Palacz_w

Inizia con una sequenza silenziosa sulle rovine degli impianti il film del regista lussemburghese Pol Cruchten La supplication (Voices from Chernobyl), sulla catastrofe nucleare di Cernobyl.
Le inquadrature si soffermano a lungo sui volti di chi sta per svelarci la sua storia. I movimenti di camera sono lenti e totalmente asserviti al racconto, le voci fuori campo. Quello che ancora oggi sta accadendo ai superstiti di Cernobyl è inevitabile. Non c’è bisogno di avere fretta o di ricostruire i fatti. Tutto accadrà senza che nessuno possa cambiare i destini di nessuno. Meglio lasciare il campo alla riflessione, alle emozioni.

Presentato nel corso del Trieste film festival in anteprima mondiale, il film, che esce in occasione del trentennale del disastro (il 26 aprile 1986), è tratto dal romanzo Preghiera per Cernobyl. Cronaca del futuro della scrittrice bielorussa Svetlana Aleksievič, premio Nobel per la letteratura nel 2015.Del libro ritroviamo lo spirito, le atmosfere, l’approccio corale, una polifonia del dolore che fa de La supplication un’opera che esce dai canoni convenzionali del cinema, né fiction né documentario, ma testimonianza autentica, coraggiosa, ricca di umanità: un memoriale.

A raccontare sono le vedove, le madri e i padri sopravvissuti ai figli, i soldati, insegnanti, scienziati, bambini. Dalle loro storie emerge la dimensione privata del più grave incidente nucleare mai verificatosi, 350 volte più distruttivo della bomba di Hiroshima. Sono gli stranieri in patria, i lebbrosi di cui nessuno vuole più ascoltare la voce, poeti involontari nati dalla tragedia. Per loro l’elaborazione del lutto è pratica quotidiana.

Studioso di tematiche giuridiche agraristiche-ambientali, come giornalista collabora con diverse testate, lavora in uffici stampa e ha condotto trasmissioni radio e tv. Ha insegnato “Diritto e legislazione dello spettacolo” presso il Conservatorio di Musica “V. Bellini” di Palermo ed è il direttore artistico del Green Movie Film Fest.
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