Con il parto si nasce

old_pregnant

«Il luogo dove si partorisce dovrebbe somigliare più a un luogo dove fare l’amore che a una stanza d’ospedale». E’ l’opinione di Sheila Kitzinger, antropologa sociale inglese, promotrice del parto naturale. Una frase emblematica, che può tracciare il confine tra parto attivo e parto passivo, quello che ormai viene praticato nella gran parte di Occidente in maniera ospedalizzata. Un parto attivo è un atto che restituisce potere alla donna nel momento in cui mette al mondo la propria creatura, capendo cosa sia meglio fare ascoltando il proprio corpo, senza intrusioni.

Partiamo dalla gestazione. Affidarsi ad un ginecologo, un medico di fatto, serve in molti casi a quietare delle ansie che non trovano un razionale riscontro nella realtà. Finché le cose procedono in maniera tranquilla e senza particolari ostacoli, sarebbe sufficiente affidarsi a delle ostetriche, che conoscono perfettamente il percorso della nascita e le esigenze delle gestanti. In genere si ricorre al medico quando si sta male, o se ci sono degli aspetti della salute particolarmente complicati che vanno tenuti sotto controllo. Michel Odent è un medico e chirurgo che ha in qualche modo rivoluzionato l’idea del parto in Occidente. Oggi guida il Primal Health Research Centre, un centro di ricerca sulla salute prenatale e perinatale ed ha diretto per vent’anni il reparto maternità di un piccolo ospedale civile a Pithiviers nella Francia centrale. Queste sono le sue parole: «Sia in campo medico che chirurgico, sono convinto che limitare al minimo le interferenze riduca i rischi immediati e produca esiti migliori». E ancora: «Quando le donne in travaglio si muovono o agiscono istintivamente, si comportano in maniera estremamente razionale, e così generalmente partoriscono più velocemente e più facilmente delle altre». Per dire che l’istinto non deve essere contrapposto alla ragione, ma è indispensabile alla stessa in alcune occasioni, come partorire, fare l’amore…

In un’espressione molto significativa presente nel suo libro mastro Ecologia della nascita (1989), Michel Odent racconta: «A Pithiviers, dove imparai a conoscere i miei pazienti come persone e non solo come casi medici, dovetti rivedere il mio punto di vista». La sala parto di Pitiviers diventò un luogo ridisegnato dalle donne che avevano partorito e fu chiamata la “salle sauvage” (sala selvaggia): un luogo raccolto, intimo, con colori caldi e allegri, arredata con una piattaforma in legno bassa e solida, coperta da cuscini dai colori vivaci, priva di letti o tavoli, ma con una sedia con un grosso buco alla base, dove è previsto l’appoggio. Odent ha imparato con l’esperienza che l’ambiente in cui si partorisce è di importanza fondamentale. La stanza dovrebbe essere il più intima possibile, non troppo ampia, con le luci soffuse, una temperatura confortevole che permetta alla donna di essere a suo agio anche nuda. Così fanno i mammiferi, si ritirano per partorire, alla ricerca di intimità, quelli di indole notturna di giorno, e di notte i diurni. L’assistenza prestata da altre donne ostetriche è molto diversa da quella offerta da un medico, e «l’ingrediente principale è la pazienza» a detta dello stesso Odent, il quale ammette di avere imparato molto dalle donne e dalle ostetriche con cui si è trovato a lavorare a Pithiviers.

Woman in labor room during delivery Obstetrics and gynaecology department Saintonges hospital Saintes France

Una sala parto di ospedale ha luci troppo alte, della lunghezza d’onda con frequenza blu, che è stato provato essere la più fastidiosa per la ricerca di benessere e tranquillità. C’è poi una temperatura non ideale, soprattutto se si è trasportate in sala operatoria. I macchinari, spesso invasivi, e il personale che utilizza un tono di voce imperativo, alto, infliggendo ordini alla donna, ai quali non può fare a meno di obbedire.  Qual è il problema di tutto questo? La compromissione del regolare andamento di un parto, in cui è implicata la secrezione di ormoni: adrenalina ed ossitocina. La secrezione di adrenalina stimola il parto, soprattutto nella fase finale, ma nel momento sbagliato può bloccare e addirittura far regredire la dilatazione della donna. E quando si secerne adrenalina? Nei momenti in cui si percepisce ostilità, aggressività, quando si è a disagio o si ha paura. Mentre l’ossitocina, la stessa che si mette in circolo quando ci si abbraccia o si fa l’amore è quella che stimola le contrazioni, ma può venire inibita dall’adrenalina. L’ossitocina, come è facilmente intuibile, viene secreta quando si è a proprio agio, quando non ci si sente minacciate.

Un articolo pubblicato sulla famosa rivista inglese di medicina “The Lancet” il 12 Dicembre 1987 metteva a confronto otto ricerche condotte in tutto il mondo e decine di migliaia di parti. L’obiettivo era quello di comparare gruppi di donne che avevano partorito senza l’ausilio del monitoraggio elettronico. La conclusione era che un maggior monitoraggio elettronico porta a un incremento nel ricorso a cesarei e forcipe. Un altro elemento dato per scontato è la posizione supina con le gambe sollevate. Fu una pratica introdotta, a quanto pare, per favorire il lavoro del medico, non certo per la donna ed il bambino, poiché la posizione dorsale ostacola la circolazione sanguigna, tanto che durante la gestazione si consiglia di dormire sul fianco sinistro e non supine. La tradizione vuole che il primo a volere la posizione dorsale fu Luigi XIV per assistere da un nascondiglio dietro ad una tenda al parto di una sua amante. Le donne lasciate libere di muoversi e di scegliere, come testimoniato da Odent, assumono generalmente posizioni in piedi, accovacciate, in ginocchio, dove la forza di gravità fa il suo lavoro.

Nel 1985 l’Oms ha rilasciato un documento con raccomandazioni per un’adeguata assistenza in gravidanza, durante il travaglio e il parto, nonché una “practical guide” nel 1996 dove
espressamente si dichiara che alcune pratiche medicali sono suggerite solo in casi particolari e non sistematicamente, al fine di garantire una nascita sicura per madre e bambino.  Tra tali pratiche si raccomanda di lasciare libera scelta alla donna per la posizione da assumere durante il parto. Si dovrebbe ricorrere alla “rottura artificiale delle membrane”, solo in uno stadio avanzato del travaglio”; “il monitoraggio elettronico fetale” andrebbe eseguito solo in situazioni particolari”. Inoltre “l’uso sistematico dell’episiotomia” (incisione del perineo e della vagina per allargare l’orifizio vaginale e facilitare il passaggio del feto) sarebbe da evitare, così come “la somministrazione di routine di farmaci durante il travaglio” se non in casi specifici. In un paese civile inoltre, secondo l’Oms, la percentuale ragionevole di cesarei non dovrebbe eccedere il 10%. Secondo un rapporto dell’Istat del 9 Dicembre 2014 il livello di intervento medico complessivo è alto: il 72,7% delle donne hanno riferito almeno una delle procedure assistenziali.

The upshot from a study of more than 75,000 low-risk births is that "childbirth in the United States is very safe regardless of where you decide to do it," says Dr. Michael Greene, who directs obstetrics at the Massachusetts General Hospital in Boston.

Le donne che hanno avuto un parto spontaneo riferiscono di aver subito la rottura artificiale delle membrane (delle acque) per il 32% e l’episiotomia in un terzo dei casi: 34,7%, il monitoraggio cardiaco fetale continuo nel 45,2% e le pressioni sul ventre in fase espulsiva (tra cui la manovra di Kristeller) nel 22,3%. La somministrazione di ossitocina (per aumentare la frequenza e l’intensità delle contrazioni) viene dichiarata dal 22,3% delle donne, ma una quota affatto trascurabile (14,2%) dichiara di non sapere se le sia stata o meno somministrata. Senza dimenticare che la percentuale di cesarei in Italia è del 36,3% secondo i dati del ministero della Salute. Una quota molto alta, la più alta in Europa, considerando anche la pratica di effettuare di routine il secondo cesareo dopo un primo, mentre l’Oms raccomanda di tentare il parto naturale, con una percentuale di riuscita accertata del 70%. Alla conferenza “Ecologia della nascita: facilitare il parto – strumenti della salutofisiolgia” tenutasi a Perugia il 28 Novembre 2015, Michael Stark, presidente della Nesa, organizzazione internazionale che monitora e migliora le nuove tecniche chirurgiche, padre del cosiddetto cesareo non invasivo, ha raccontato come sia importante cercare il più possibile di evitare il cesareo e di tentare il parto naturale. Michel Odent, anch’egli presente al seminario, racconta che i recenti studi scientifici confermano l’importanza per il bambino di realizzare un cesareo solamente a travaglio avviato, in modo da non compromettere il senso dell’olfatto, il funzionamento dei polmoni, causare problemi metabolici, determinare l’assenza della melatonina (fattore protettivo dalle proprietà antiossidative); modificare il microbioma del latte della madre, ossia il sistema di microrganismi e batteri specifici, indispensabili per il bambino. Secondo l’Oms inoltre, provare ad attaccare al seno il bambino subito dopo il parto è importante per favorire l’allattamento al seno, ridurre la mortalità infantile e proteggere il bambino dal rischio di infezioni.

Frederick Leboyer, ostetrico e ginecologo francese rivendica la necessità che un bambino venga al mondo senza violenza, tralasciando tutte quelle pratiche che non hanno alcuna razionale spiegazione da un punto di vista del benessere del bambino e della mamma. Parliamo ad esempio di tagliare immediatamente il cordone ombelicale, allontanare il bambino dalla mamma appena nato. Come possiamo capire, parto naturale non significa necessariamente parto in casa, è importante seguire i consigli che l’Oms stessa elargisce nei suoi documenti ufficiali a livello mondiale. C’è però una sensibilità in aumento per i parti in casa. In Olanda un terzo delle donne partorisce in casa, e nel restante 60% ci sono anche coloro che iniziano il travaglio a casa e poi vengono condotte all’ospedale. I rischi che si corrono in ospedale o affrontando un parto in casa sono essenzialmente gli stessi, ed avendo vicino figure ostetriche competenti si ha tutto il tempo e la possibilità di raggiungere il punto ospedaliero più vicino per ogni evenienza.

Ci sarebbe ancora molto da dire, e un mondo da scoprire, anzi, da riscoprire, ma alcune parole vanno di sicuro spese per il dolore del parto. Grantly Dick-Read medico britannico, a cui si ispirò Michel Odent; Odent stesso, Ina May Gaskin, definita “la madre dell’autentica ostetricia”, almeno in Occidente, Verena Schmid, ostetrica italiana, e molti altri appartenenti al campo e promotori del parto naturale, sostengono che il parto può essere indolore, o addirittura estatico. Non accade automaticamente, ma abbandonando i pregiudizi e l’idea stessa che il parto debba essere doloroso. L’atto del partorire dovrebbe, secondo i nostri illustri specialisti, appartenere a quella sfera del cervello primordiale, per buona parte repressa nell’essere umano dal raziocinio, attraverso cultura, pregiudizi e sovrastrutture, tutto quello che insomma viene controllato dalla neocorteccia. Per fare un esempio: il senso dell’olfatto, la capacità di nuotare fanno parte dell’essere umano, ma reprimiamo, tralasciamo e dimentichiamo queste abilità in ragione di altre.

Non è semplice riappropriarsi della propria natura, il consiglio è quello di affidarsi a delle figure di riferimento durante il periodo gestazionale, che possano preparare ogni mamma a seconda delle proprie esigenze e volontà.

Ultimi articoli di

Parliamone

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *