Dissesto idrogeologico, dalle reti i dati per gestirlo

dissesto

I servizi di protezione civile italiana sono tra i più all’avanguardia a livello europeo. Tuttavia sono ancora pochi gli investimenti e gli strumenti per mitigare e ridurre i danni del dissesto idrogeologico. E la tecnologia, attraverso l’”internet of things”, può fornire in tal senso un supporto valido ed economicamente conveniente. Questo il messaggio lanciato dal forum “Dissesto idrogeologico: le infrastrutture come telaio diagnostico per monitorare il territorio”,  organizzato a Roma da Cesi  (Centro elettrotecnico sperimentale italiano), con la partecipazione di #italiasicura, la struttura di missione contro il dissesto idrogeologico della Presidenza del Consiglio dei ministri.

La conoscenza del territorio e delle sue vulnerabilità, come è emerso dai lavori coordinati da Erasmo D’Angelis, direttore de L’Unità, costituisce la base per pianificare gli interventi di manutenzione e le operazioni di protezione civile. Per di più le aziende che gestiscono le infrastrutture (strade, ferrovie, reti elettriche) elaborano ogni giorno milioni di dati, acquisiti attraverso fibre ottiche, telecamere, sensori elettrici e rilievi satellitari. «Le infrastrutture – ha osservato Matteo Codazzi, amministratore delegato Cesi – sono dunque di fondamentale importanza per il monitoraggio del territorio, rappresentano il telaio diagnostico su cui far viaggiare le informazioni». I database però, al momento, sono utilizzati dalle singole aziende: il forum ha evidenziato invece la necessità di consolidare la logica dell’internet of things, per aggregare in maniera efficiente i dati sui rilevamenti territoriali. Un esempio virtuoso è quello dell’agenzia francese Meteo France predict services. «Elaboriamo i telerilevamenti per conto di comuni e società energetiche – ha spiegato Alix Roumagnac, presidente della struttura transalpina – Attraverso l’app Predict, i cittadini ricevono tempestivamente le informazioni e i comportamenti da adottare in caso di eventi metereologici avversi».

L’Italia, ad ogni modo, vanta servizi di protezione civile di assoluto rilievo. «L’Italia è un’eccellenza, un punto di riferimento a livello mondiale – ha rivendicato con forza Bernardo De Bernardiniis, presidente Ispra – Disponiamo di tecnologie all’avanguardia per identificare abusivismo e consumo di suolo, oltre che per valutare la gravità di un’allerta meteo. La protezione civile ha investito milioni di euro in questi interventi, di contro l’investimento sulla prevenzione e la mitigazione del rischio si è quasi azzerato nel tempo». Ecco perché il governo sta cercando di colmare questa lacuna. L’agenzia Italia sicura ha individuato oltre due miliardi di euro, stanziati per prevenire frane e alluvioni, che non si sono mai trasformati in opere concrete. «Per definire gli interventi contro il dissesto idrogeologico – ha detto Mauro Grassi, responsabile di #italiasicura – è stato portato avanti un complesso lavoro con le Regioni che hanno fatto una stima del proprio fabbisogno. Il tutto è stato possibile grazie a un formidabile gioco di squadra che ha visto in azione #italiasicura, il ministero dell’Ambiente, quello delle Infrastrutture, la protezione civile nazionale, l’agenzia per la coesione territoriale e le singole Regioni».

Il ministero delle Infrastrutture e trasporti incentiverà la sperimentazione di tecnologie per i rilevamenti ambientali. «Si tratta di tecnologie che hanno costi marginali nel contesto delle grandi opere – ha dichiarato Mario Nobile, direttore generale per i sistemi informativi del Mit – Il ministero sta lavorando al progetto “Smart infrastructures”: definiremo degli standard funzionali per la condivisione dei dati rilevati dai vari gestori. Il nostro obiettivo è firmare i prossimi contratti di programma, con un allegato di standard funzionali». La raccolta di dati è, dunque, funzionale ad effettuare interventi sul territorio. «Misurare è importante perché non è possibile gestire qualcosa senza misurarla. Il monitoraggio e l’elaborazione dei dati in fondo è la capacità di misurare per dare delle priorità – spiega Domenico Andreis, direttore divisione Engineering & Environment – Il Cesi gestisce oltre tre milioni di dati ogni anno relativi ai fulmini: un patrimonio eccezionale se si pensa che la letteratura scientifica disciplinare riconosce nel fulmine il più efficace indicatore di frane d’alluvione, con un’affidabilità sensibilmente maggiore rispetto al dato sulle precipitazioni cumulate».

La diretta integrale del convegno


Con interventi di Gianni Vittorio Armani (Presidente Anas) · Pier Francesco Zanuzzi (Ad Terna Rete Italia) · Giovanni Castellucci (Ad Autostrade per l’Italia) · Maurizio Gentile (Ad Rfi) · Gianluigi Fioriti (Ad Enel Distribuzione) · Maria Margherita Migliaccio (Dg Mit) · Mauro Grassi (Direttore Struttura di Missione contro il Dissesto) · Alix Roumagnac (Presidente Meteo France) · Mario Nobile (Dg sistemi informativi Mit) · Gaia Checcucci (Dg Sta-Mattm) · Bernardo De Bernardinis (Presidente Ispra) · Fabrizio Curcio (Capodipartimento Protezione Civile) · Mauro D’Ascenzi (Vice presidente Utilitalia) · Smeraldo Fiorentini (Dg Almaviva) · Domenico Andreis (Direttore Divisione Engineering & Environment Ismes, Cesi). Roma, presso associazione Civita, 26 maggio 2016

 

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