Disegnare speranze

Larga parte dei lettori di questa rivista appartiene alla generazione che ha visto crollare il muro di Berlino. Basta fare due conti per verificarlo: il prossimo 9 novembre saranno passati 26 anni, oltre un quarto di secolo, da quell’incredibile giornata che ridefinì i confini dell’Europa e poi del mondo. Ve lo ricordate? Furono ore d’incertezza ma anche di speranza e stupore al cospetto di un cambiamento tanto profondo, momenti di trepidazione umana e sociale per quanto sarebbe potuto accadere dopo la breccia. Le disillusioni non sono mancate. Ma quanti osservarono quegli eventi (internet non c’era, le notizie passavano sui giornali e nei tg) furono profondamente segnati dalle immagini dei migranti tedeschi che sciamavano dalla Cortina di ferro, il senso di libertà che ne conseguì ha nutrito anche le istanze dell’ambientalismo in un campo finalmente sgombro dai blocchi ideologici.

Altri popoli adesso premono lungo la frontiera, proprio mentre mandiamo in stampa questo numero della Nuova Ecologia si racconta di confini che si chiudono e di profughi che si accalcano lungo i varchi, di quote da ridistribuire fra gli Stati e di governi che alzano nuovi muri, come se il passato non abbia insegnato nulla. C’è da chiedersi (la citazione di Raf è involontaria) che cosa resterà di questa rovente estate del 2015 nella memoria dei ventenni d’oggi, quale visione del mondo e delle relazioni fra i popoli, anzi fra le persone, sedimenta nel nostro immaginario la tragica avanzata dei profughi siriani verso i nostri paesi. Ci lasciamo un trimestre importante alle spalle, è bene ricordarlo adesso che vi arriva il numero di ottobre. Perché la cronaca brucia tutto, anche i fatti che entrano nella storia: oltre al dramma delle migrazioni attraverso i Balcani e alla vergogna del muro di Orbàn c’è stato il brusco risveglio dell’economia cinese che ha compreso come nemmeno da quelle parti, in barba al diritto dei lavoratori e all’ambiente, la crescita possa dirsi infinita. Poi lo choc dei dati truccati dalla Volkswagen sulle emissioni delle proprie automobili, a conferma che vigilare sulla salute pubblica in forma indipendente (perché il trucco nel software è stato smascherato da una ong americana) resta fra le priorità delle organizzazioni ambientaliste.

Sullo sfondo di questi e altri avvenimenti, compresa la Cop21 sul clima che si aprirà a Parigi alla fine di novembre, Legambiente prepara il decimo congresso nazionale. Ci avviciniamo all’appuntamento con un numero speciale che racconta molte storie di trasformazione dell’Italia che vedono come protagonisti, un fazzoletto di territorio dopo l’altro, i circoli locali dell’associazione. E poi sul prossimo con una vera e propria dispensa utile a partecipare in forma attiva, sul posto o “in remoto”, al dibattito e ai momenti di confronto che si realizzeranno a Milano. Servirà a disegnare speranze, a cogliere tutti insieme le opportunità che si celano in una fase di profonda trasformazione come quella che stiamo attraversando. È il privilegio di crescere in Legambiente: costruire una via d’uscita oltre a denunciare i problemi.

Marco Fratoddi ha diretto La Nuova Ecologia dall'aprile 2005 all'ottobre 2016. Contatti: marco.fratoddi@tiscali.it, 3357417705
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