Discarica Celico, sindaci al Parco

I Comuni hanno ricordato che anche se non è nell’area protetta della Sila sorge comunque ai suoi limiti. Legambiente: «Il riconoscimento Unesco della zona ha dell’incredibile. Bisogna però ricordare che la situazione rifiuti in Calabria è molto più drammatica e globale. Sarebbe necessario intervenire molto prima e non solo con posizioni Nimby».

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Ben otto sindaci hanno fatto richiesta al Parco della Sila affinché prenda parte alla battaglia che i Comuni stanno intentando contro la discarica di Celico. «La discarica infatti, pur non ricadendo all’interno dell’area protetta, sorge comunque ai suoi limiti, visto che dista solamente poche centinaia di metri dall’area Parco Nazionale della Sila, Sila Grande e altrettanto dai siti d’importanza Comunitaria». Come Monte Curcio, Serra Stella, Acqua di faggio, e da due riserve nazionali statali quali la Serra della Guardia e la Tasso Camigliatello Silano. «Ha dell’incredibile il riconoscimento ottenuto dall’Unesco nell’area in cui ci sono delle simili attività. Non solo. – controbatte Antonio Nicoletti Responsabile  Aree Protette Legambiente – In 15 anni dalla sua costituzione il Parco della Sila non è riuscito a mettere in piedi un piano per l’area del parco e il riconoscimento Unesco riguarda un’area di 200mila che supera addirittura di tre volte il territorio del Parco. Un’assurdità».

I Comuni della Presila hanno ricordato “che, contrariamente a quanto sostenuto dalla Regione Calabria, in ordine al rilascio dell’A.I.A e del suo rinnovo/riesame si sarebbero dovuti tenere in considerazione gli aspetti propri della valutazione d’incidenza”. Pur non ricadendo in zona Sic, né in area Zps la valutazione di incidenza si applica “a quelli che pur sviluppandosi all’esterno, possono comportare ripercussioni”.

«Ma la situazione rifiuti in Calabria è molto più drammatica e globale. Sarebbe necessario intervenire molto prima e non solo sull’ultimo anello della catena, altrimenti si rischia di ricadere in posizioni meramente Nimby – commenta Nicoletti – Gli stessi Comuni dovrebbero puntare sulla raccolta differenziata e un’attenzione al ciclo dei rifiuti, chiedendosi sempre dove vadano a finire». Gli fa eco Franco Falcone, presidente di Legambiente Calabria. «Le discariche sono l’effetto della poca raccolta differenziata della Regione. La Calabria, nel suo complesso, segna un +7,08% di raccolta differenziata, passando dal 17,26% del 2014 al 24,34% del 2015. Si attende per il 2025 il 40%, in pratica un’emergenza permanente»

Giornalista professionista, da sempre si occupa di questioni ambientali, sociali e di genere. Dal 2003 a La Nuova Ecologia, il mensile di Legambiente, di cui è stata anche coordinatrice, oggi segue la cultura e non solo. Da sempre realizza servizi video (dalle riprese alla post-produzione) per la televisione e per il web. Tra le sue collaborazioni quella con il "Nuovo Paese Sera" e "Left- Avvenimenti". È presidente dell'associazione culturale Marmorata169 che si occupa di "racconto di città". Contatti: galgani@lanuovaecologia.it @eligalgani
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