Diritto d’asilo europeo,
sfida di civiltà

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Mettere a fuoco le opportunità per il vecchio continente rappresentate dalle migrazioni e analizzare le possibilità di modificare regole e pratiche per la seconda accoglienza e l’inserimento dei migranti nella società italiana ed europea. Sono questi i temi al centro del convegno Diritto d’asilo europeo: sfida di civiltà, organizzato oggi a Palermo da Legambiente e Azione Cattolica, in vista dell’anniversario dei Trattati di Roma, atto fondativo della Comunità europea, firmati il 25 marzo 1957.

L’incontro sarà un’occasione di confronto tra istituzioni e attori sociali, in un momento particolarmente delicato sul fronte della “questione immigrazione” tanto per l’Europa, sempre più divisa e incerta, quanto per i suoi paesi membri, a cominciare dall’Italia e dalla Grecia che di fatto si stanno facendo carico di centinaia di migliaia di profughi arrivati sul loro territorio e che gli altri paesi rifiutano di accogliere mettendo in crisi il sistema di quote di redistribuzione fissato dalla Ue nell’autunno 2015.

“Una prima, importante questione – dice Vittorio Cogliati Dezza, che per Legambiente partecipa all’organizzazione del convegno – è l’attuale sistema di accoglienza, le cui regole stanno producendo clandestinità. La seconda è quella di invertire la rotta con coraggio e lanciare l’idea di un diritto d’asilo europeo che, superando la convenzione di Ginevra, riconosca il migrante senza distinzioni tra il migrante economico, il migrante per cause climatiche o il profugo di guerra”.

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Se è vero che le migrazioni non possono più essere considerate come un tema emergenziale ma rappresentano un cambiamento strutturale, una revisione del diritto di asilo europeo è quanto mai necessaria. Tuttavia sembra di difficile realizzazione a fronte delle reazioni degli Stati europei sempre più arroccati nella difesa dei propri confini e della stessa Unione che stipula accordi con paesi che non rispettano i diritti umani pur di fermare i migranti prima che arrivino sul suo territorio.

“Non si tratta di una provocazione – dice Giuseppe Notarstefano, vice presidente Azione Cattolica – è una questione di cittadinanza e di convivenza civica. L’Europa è un grande progetto sociale e politico che deve recuperare la sua dimensione dinamica espressa dal processo che la ha costituita, che è di integrazione e rimettendo al centro la coesione sociale e non solo gli equilibri di bilancio. Tutto è connesso, scrive il papa nella Laudato Si’ – prosegue Notarstefano – i livelli di azione sono doversi: quello culturale ed educativo a nostro parere è il più importante, oltre a quelli politico e amministrativo, economico e sociale. La crisi sta fortemente ridimensionando e condizionando i comportamenti e le azioni di persone e istituzioni, l’esito è tutt’altro che scontato, ma noi vogliamo innescare nuovi processi per ridire la centralità delle persone e della loro dignità come valore che deve essere custodito dalla politica”.

Intanto, due giorni fa, il parlamento ungherese ha approvato una legge secondo cui i richiedenti asilo potranno presentare domanda solo “in zone di transito” lungo i confini con la Serbia e la Croazia, dove dovranno attendere l’esito della procedura all’interno di “centri abilitati”. Un ulteriore passo indietro nella civile Europa; anche perché il provvedimento era stato abrogato nel 2013 su pressioni della Ue.

“Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca – spiega Fulvio Vassallo Paleologo, docente di diritto d’asilo e statuto costituzionale dello straniero dell’Università di Palermo, oggi tra i relatori del convegno – rappresentano un blocco forte di paesi in crescita economica e con governi di destra, che sono in grado di imporre le loro scelte a un’Europa divisa, per di più alla vigilia di diverse scadenze elettorali, come in Francia, in Germania e diciamo anche in Italia”.

Ecco perché secondo Vassallo parlare di diritto d’asilo europeo è fondamentale. “Con diritto d’asilo europeo intendiamo una procedura equa e trasparente che consenta di fare richiesta a tutti coloro che arrivano in un paese europeo per chiedere protezione, sussidiarietà e asilo, una procedura innanzitutto tempestiva che assicuri protezione umanitaria.

È importante assicurare ai migranti la possibilità di un ricorso immediato ed effettivo contro provvedimenti di polizia adottati in contrasto con la legge italiana e i regolamenti – prosegue, parlando del nostro Paese – I tribunali sono pieni di migranti che fanno ricorso e davanti al giudice vedono riconosciuti i propri diritti. Siamo consapevoli dei limiti di questa tutela ma in assenza di scelte politiche, questo è il piano sul quale possiamo impegnarci”.

E sul recente decreto Minniti – contenente “disposizioni urgenti per l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale nonché misure per il contrasto dell’immigrazione illegale” – Vassallo aggiunge: “è da escludere che possa comportare un’accelerazione delle espulsioni, perché anche altri provvedimenti volti a limitare le presenze, negli anni passati, non hanno mai prodotto questo risultato ma solo l’aumento esponenziale di persone presenti in Italia senza permesso di soggiorno. Sarà questa la conseguenza di una riforma delle norme che regolano i ricorsi contro i dinieghi di asilo abolendo il grado di appello, ingolfando la corte di Cassazione, violando il principio del contraddittorio e del giusto processo. Con questa scorciatoia, contraria pure ai principi costituzionali che riconoscono il diritto di difesa si produrrà solo un maggior numero di irregolari costretti alla clandestinità. Nessun paese europeo si può permettere politiche migratorie basate sull’allontanamento forzato di centinaia di migliaia di persone, semplicemente perché questi allontanamenti non sono eseguibili. L’unica prospettiva praticabile sarebbe quella della regolarizzazione di quanti, pur avendo ricevuto un diniego sulla richiesta di protezione, sono stabilmente presenti in Italia da anni, limitando ai casi più gravi l’allontanamento forzato e il trattenimento amministrativo nei centri per i rimpatri”.

 

 

Alice Scialoja è nata nel 1967 a Roma, dove vive. Giornalista, lavora per l'ufficio stampa di Legambiente e collabora con La Nuova Ecologia e con La Stampa. Ha pubblicato il libro A Lampedusa (Infinito Edizioni, 2010) con Fabio Sanfilippo e i testi Neither roof nor law e Lampedusa Chapter two nel libro Mare Morto di Dieter Huber (Kerber Verlag, 2011). È laureata in Lettere.
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