Ghandi
L’arcolaio di Gandhi e il ghani (il frantoio) sono entrambi simboli dello  Swadeshi, il movimento indiano  per la libertà e la democrazia economica. Gandhi promosse la spremitura a  freddo dell’olio per creare occupazione fra i contadini e avviare un processo di produzione di oli alimentari sani, sicuri e nutrienti per la società. Ma gli oli che la maggior parte degli indiani sta consumando oggi sono prodotti  industriali, derivati di olio di palma e di olio di soia geneticamente modificata. Quelli di sesamo, senape, arachidi, semi di lino, cocco neanche sono veri oli perché non possono essere trattati tramite spremitura a freddo.

L’olio di soia non artigianale è estratto a temperature elevate in fabbriche con impianti esanici. L’esano – la cui struttura chimica è CH 3 (CH 2)4 CH 3 – è un solvente organico a base di olio greggio che ha numerosi usi, è una sostanza neurotossica e l’esposizione ad esso può causare intorpidimento a piedi e mani e debolezza o intorpidimento a tutti gli arti contemporaneamente. Nessun test o etichettatura informa i cittadini di questo processo. Avere il 40% di diluizioni è legale negli oli “raffinati” industriali. Quelli “alterati” sono etichettati come “oli vegetali”. I cibi gm non sono ammessi in India, ma l’olio di semi di cotone gm è liberamente miscelato nei nostri oli industriali.

Il governo sta provando a chiudere il frantoio di Gandhi: questo sarebbe il provvedimento in caso le diverse strutture non si adeguino alle nuove norme di sicurezza alimentare. Dovrebbe invece disciplinare quelli che vendono oli malsani, non sicuri, senza un’etichettatura adeguata. Ma le nuove regole di sicurezza alimentare sono arbitrarie, non distinguono la lavorazione artigianale dai processi chimici industriali. Il governo  vuole imporre  laboratori chimici sui ghani, che così non potranno più assicurare l’artigianalità e la sicurezza dell’alimento. L’olio vergine del ghani di Gandhi è purissimo e la gente viene da lontano per comprarlo. Difendere il suo frantoio vuol dire riuscire a difendere anche tutte le migliaia di frantoi sparsi in India.

La sicurezza alimentare nel settore artigianale necessita di sistemi partecipativi in cui sia i cittadini che producono l’olio sia chi lo consuma fissino gli standard di qualità e affidabilità. Come abbiamo sistemi di garanzia per la produzione biologica, così abbiamo bisogno di standard decisi di comune accordo, fra produttori e consumatori, anche per i prodotti alimentari artigianali. L’attacco al ghani di Gandhi è un rinnovato tentativo di distruggere le fonti sicure e salutari dell’olio puro per i consumatori indiani e imporre un monopolio di oli malsani, senza trasparenza nei costi, nei processi e negli ingredienti. Il prezzo degli oli “artificiali” è a buon mercato perché spinto da aiuti vari, uno di questi è la tassa di importazione, ormai ridotta a zero.

Considero un aiuto del governo anche il consentire la distruzione dell’ambiente. È proprio l’espansione delle piantagioni di palma da olio la causa principale della distruzione delle foreste pluviali in Indonesia, come l’espansione di piantagioni di soia gm è una delle cause della distruzione delle foreste pluviali amazzoniche e del Cerrado in Brasile e Argentina. Fatti in netto contrasto col grande mito dell’agricoltura industriale che contribuisce alla tutela delle aree naturali e della biodiversità. La  distruzione delle foreste contribuisce all’aumento del 18% dei gas serra mondiali e l’85% della  distruzione della foresta pluviale in Brasile e in Indonesia è dovuta all’espansione dell’agricoltura industriale, soprattutto di soia gm e olio di palma. Tutto ciò  minaccia la fauna selvatica e la biodiversità. Influisce inoltre negativamente sulle persone, sul clima globale, sulle riserve idriche e sulla qualità del suolo. In Sud America ogni anno vengono distrutti quasi 4 milioni di ettari di foreste, 2,6 milioni dei quali soltanto in Brasile.

Il 30 gennaio, giorno del martirio di Gandhi,  mi sono unita  ai gandhiani  in Sewagram in difesa del ghani di Gandhi come simbolo dell’economia del cibo: sano, sicuro, nutriente, per tutti. La libertà del cibo è un diritto di ogni indiano.    

(Traduzione di Stefania Marchitelli)

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