Dedicato a Emmanuel

Mentre lavoriamo a queste pagine (nella seconda metà di luglio) l’eco della tragica morte di Emmanuel Chidi Namdi, il profugo nigeriano scampato alle scorribande di Boko Haram e ammazzato di botte a Fermo dopo aver reagito agli insulti razzisti di un italiano purosangue, annega fra gli eventi che irrompono nella cronaca. Sarebbe accaduto comunque, complice l’avanzare delle ferie, figuriamoci adesso: la carneficina di Nizza (all’indomani per inciso dell’orribile attentato di Baghdad, frettolosamente dimenticato dai media) ci risveglia dall’illusione che la follia omicida si fosse dissolta con gli Europei di calcio, un golpe alle porte del Vecchio Continente tiene per una notte i governi con il fiato sospeso ma quanto accade nei giorni seguenti spaventa ancora di più. Abbiamo pianto le vittime dell’incidente ferroviario di Andria, una tragedia dell’arretratezza assai più che un errore umano. È un momento con molte incognite, fra la chiusura in tipografia e la distribuzione ci sarà agosto di mezzo. Poi vi giungerà questo fascicolo centrato sul tema degli spostamenti di massa che derivano dalle disuguaglianze globali, del bisogno individuale di mettersi in cammino, della mobilità come condizione identitaria della nostra epoca. Ma a quel punto chi penserà più a Emmanuel?

Perciò vogliamo dedicare proprio a lui questo approfondimento, concepito insieme agli allievi del corso di giornalismo organizzato da Editoriale Nuova Ecologia. A quell’uomo che aveva lasciato nel settembre di un anno fa insieme a Chimiary, la sua compagna, il paese in cui viveva per attraversare il Niger, la Libia, le acque del Mediterraneo e rifugiarsi da noi. Lo facciamo perché la storia di questa coppia, al di là del dolore che suscita, ci riguarda come ambientalisti se la società che immaginiamo, oltre alla sfida del clima, ne contiene una etica: quella di abbattere le barriere sociali insieme alle emissioni, di favorire il dialogo fra diversi perché nella disparità dei codici si migliora. Accogliendo il messaggio di verità che portano i nuovi arrivati, accettando come da loro derivi il bisogno di mettere in discussione la nostra maniera di stare al mondo. La paura e la rabbia innescata dal terrorismo diffuso rendono più difficile questo incontro ma sta qui l’enzima verso un modello economico davvero coerente con i bisogni del pianeta.

Nel frattempo una marcia, nel senso più letterale del termine, ci attende: quella per la pace che torna, il 9 ottobre, fra Perugia e Assisi, dove Legambiente sarà presente sventolando, insieme alle bandiere gialle del Cigno, un vessillo dedicato all’Europa dei cittadini. Si riparte da qui verso una stagione cruciale, fra scadenze referendarie che catalizzeranno il discorso pubblico, una sfida d’oltreoceano fra due visioni, quella di Hillary e di Donald Trump, molto diverse della convivenza planetaria, la Cop22 di Marrakech che potrebbe essere più importante di quella celebrata lo scorso anno a Parigi. La Nuova Ecologia ci sarà, buon viaggio!

L’editoriale è uscito sul mensile La Nuova Ecologia di settembre, chiuso in redazione alla fine di luglio

Marco Fratoddi ha diretto La Nuova Ecologia dall'aprile 2005 all'ottobre 2016. Contatti: marco.fratoddi@tiscali.it, 3357417705
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