Dakota access pipeline, vittoria Sioux

sioux

Dopo sei mesi di battaglie che ha visto riunite per la prima volta in un fronte unico tutte le maggiori tribù di nativi d’America ecco finalmente una buona notizia: l’Army corps of engineers ha annunciato che non autorizzerà la costruzione del Dakota access pipeline (Dapl) sotto il fiume Missouri e vicino alle terre dei sioux ma che verranno studiate soluzioni alternative dopo aver raccolto le osservazioni del pubblico.

Il Dakota access pipeline è un progetto di oleodotto lungo 1.700 chilometri che avrebbe dovuto trasportare quotidianamente 400mila barili di petrolio (64 milioni di litri) provenienti dai campi petroliferi di bakken estratti con tecniche miste e invasive. La ditta proponente è la Energy transfer che già controlla 114mila chilometri di oleodotti americani. I tecnici dell’esercito hanno riconosciuto che il tracciato del pipeline avrebbe messo in pericolo le riserve d’acqua degli insediamenti indiani di Standing rock, a cavallo tra North Dakota e South Dakota, dove da aprile sono iniziate le proteste da parte dei nativi americani sioux e ai quali si sono unite tutte le altre tribù.

 

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