Cop22, l’impegno di facciata
dell’Europa sul clima

DA MARRAKECH. L’Ue  ha ribadito ieri, di essere impegnata a costruire insieme alla Cina una “Coalizione di Ambiziosi” in grado di dare gambe all’Accordo di Parigi anche senza gli Usa. Ma da Bruxelles, nelle ultime ore, è  arrivata  la notizia che la Commissione nella sua ultima proposta di revisione della direttiva sulle rinnovabili introduce misure che rischiano di arrestare il loro sviluppo
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Da Marrakech, Mauro Albrizio, responsabile Clima e politiche europee di Legambiente

L’Europa qui a Marrakech ha ribadito ieri, di essere impegnata con forza a costruire insieme alla Cina una “Coalizione di Ambiziosi” in grado di dare gambe all’Accordo di Parigi anche senza gli Stati Uniti.

Impegno che rischia di essere considerato solo di facciata da parte di molti potenziali partner per la forte contraddizione tra gli impegni assunti e l’azione concreta, in particolare per la sua politica energetica. Da Bruxelles, nelle ultime ore, è infatti rimbalzata qui a Marrakech la notizia che la Commissione nella sua ultima bozza della proposta di revisione della direttiva sulle rinnovabili introduce misure che rischiano di arrestare lo sviluppo delle rinnovabili in Europa compromettendo così i suoi impegni assunti nell’ambito dell’Accordo di Parigi.

Il prossimo 30 novembre, solo pochi giorni dopo Marrakech, la Commissione adotterà il cosiddetto “Pacchetto di Inverno”, che include otto proposte legislative con le quali si intende riformare la politica energetica europea. Tra queste proposte vi sono, in particolare, la revisione delle direttive sulle rinnovabili e l’efficienza energetica, insieme alle nuove regole che dovranno governare il mercato europeo dell’elettricità. Misure strategiche per consentire all’Europa di accelerare la transizione verso un sistema energetico libero da fossili entro il 2050.

Purtroppo le proposte della Commissione non vanno in questa direzione, in particolare per quanto riguarda la proposta di revisione della direttiva sulle rinnovabili. I target nazionali legalmente vincolanti non verranno più rinnovati dopo il 2020, il target comunitario al 2030 è fissato ad appena il 27%, fortemente inadeguato, se si tiene conto che il suo trend attuale è del 24%. Ma soprattutto viene eliminata la priorità di dispacciamento delle rinnovabili, architrave dell’attuale politica europea che consente la priorità di accesso alla rete rispetto all’elettricità prodotta da fonte fossili, consentendone di fatto un loro rilancio. In particolare per il carbone, visto che nel pacchetto non sono esclusi sussidi (Capacity Mechanisms) sotto forma di aiuti di stato per garantire la sicurezza energetica.

Proposte in forte e aperta contraddizione con la posizione assunta qui a Marrakech ieri pomeriggio nel corso del panel “100% Rinnovabili per raggiungere l’obiettivo di 1.5°C”, dove la Commissione ha confermato il suo impegno per il 100% di rinnovabili al 2050.

Serve un immediato cambio di rotta dell’Europa. Non solo per essere un credibile leader a livello internazionale nella lotta ai cambiamenti climatici. Ma soprattutto per rilanciare l’economia europea attraverso il volano delle rinnovabili.

Secondo diverse analisi il settore può crescere sino a garantire il 45% dei fabbisogni elettrici entro il 2030, con un contributo importante per l’economia europea. Si stima che grazie al raggiungimento dell’attuale obiettivo del 20% si possa raggiungere un incremento netto del Pil europeo dello 0.25% al 2020 e dello 0.45% passando al 45% entro il 2030. Con un impatto occupazionale rilevante. Dagli attuali 1.17 milioni di occupati si può passare a 2.7 milioni nel 2020 e 4.4 milioni nel 2030.

Serve pertanto dare maggiori certezze agli investitori fissando obiettivi più ambiziosi. Solo così sarà possibile essere competitivi sul mercato globale ed affrontare ad armi pari la forte concorrenza asiatica, come testimoniano gli ultimi dati resi noti da Bloomberg.

Secondo l’ultimo rapporto di Bloomberg New Energy Finance (BNEF), nonostante il crollo del prezzo del petrolio e del gas, nel 2015 gli investimenti nelle rinnovabili hanno raggiunto il nuovo record di 329 miliardi di dollari. Grazie alla crescente competitività dei costi del solare e dell’eolico gli investimenti sono cresciuti del 4% rispetto al 2014 con un aumento del 3% rispetto al precedente record del 2011. Questa crescita degli investimenti ha consentito un aumento del 30% della potenza installata di solare ed eolico (121GW), pari a circa il 50% della nuova capacità elettrica installata a livello globale.

In preoccupante controtendenza l’Europa, che ha registrato una riduzione degli investimenti del 18% rispetto al 2014 ritornando al livello del 2006 con 58 miliardi di dollari. Riduzione dovuta non solo al perdurare della difficile situazione economica, ma soprattutto al progressivo smantellamento delle politiche a sostegno delle rinnovabili.

Quasi la metà degli investimenti (110 miliardi) sono registrati in Cina, che si conferma leader mondiale con un aumento del 17% rispetto all’anno precedente. Continua la crescita (+8% rispetto al 2014) degli Stati Uniti, che hanno ormai raggiunto l’Europa con 56 miliardi di dollari investiti nel 2015. L’Europa deve guardarsi anche dalla concorrenza di nuovi mercati, come l’Africa e il Medio Oriente, dove gli investimenti sono aumentati del 54% rispetto al 2014 raggiungendo 13 miliardi di dollari.

Investimenti che sono destinati a crescere. Per dare concreta attuazione all’Accordo di Parigi sul clima e contribuire a stare ben al di sotto dei 2°C, BNEF prevede che nei prossimi 25 anni gli investimenti nelle rinnovabili dovranno essere in media di 485 miliardi di dollari l’anno. Una torta di oltre 12.000 miliardi di dollari su cui la concorrenza per l’Europa sarà sempre più forte.

Il raffreddamento dell’interesse degli investitori rispetto al mercato europeo ha avuto anche un impatto occupazionale da non trascurare. L’Europa – secondo gli ultimi dati IRENA, l’agenzia internazionale per le rinnovabili – ha registrato una riduzione rispetto al 2014 di 50 mila posti di lavoro attestandosi a 1.17 milioni di occupati nel 2015. Mentre in Cina si sono raggiunti ben 3.5 milioni di posti di lavoro nel 2015 su un totale di 8.1 milioni di occupati a livello globale nel settore delle rinnovabili.

La Germania rimane il solo baluardo delle rinnovabili in Europa, piazzandosi al sesto posto a livello mondiale e occupando 355.000 addetti, che corrispondono ai posti di lavoro combinati di Francia, Italia e Regno Unito. Il settore delle rinnovabili in Italia si è ridotto ad appena 92.000 addetti – facendosi quasi doppiare dalla Francia che mantiene 170.000 occupati – grazie ad una forte riduzione (-86%) negli ultimi tre anni degli investimenti che nel 2015 sono stati di appena 2 miliardi di dollari rispetto ai 15 miliardi del 2012.

Mauro Albrizio è responsabile dell'ufficio europeo di Legambiente a Bruxelles
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