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Cop21, strada giusta ma in salita

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Finalmente è stato raggiunto il nuovo accordo globale sul clima. Un accordo che pone le fondamenta per affrontare sul serio la crisi climatica che affligge il pianeta. Oggi a Parigi si è intrapresa una direzione di marcia irreversibile verso un futuro libero da fossili. Nell’accordo i governi si pongono come obiettivo di lungo termine di contenere il surriscaldamento del pianeta ben al di sotto dei 2 gradi e di mettere in atto tutti gli sforzi possibili per non superare gli 1,5 gradi, in modo da ridurre gli impatti dei cambiamenti climatici già in corso sulle comunità vulnerabili dei paesi più poveri. Un obiettivo, come ha ribadito il mondo scientifico in questi giorni a Parigi, che implica zero emissioni al 2050.

Questo accordo è frutto soprattutto della grande mobilitazione della società civile globale. Non va tuttavia dimenticato che si tratta di una strada in salita. Il pragmatismo politico dei governi ha impedito di prendere a Parigi tutte quelle scelte ambiziose e forti che la crisi climatica impone. Rimangono gli impegni inadeguati annunciati alla vigilia della Cop21, che non consentono di contenere il riscaldamento del pianeta “ben al di sotto” della soglia critica dei 2°C, ancor meno rispetto al limite di 1,5°C. Soprattutto se si tiene presente che i mutamenti climatici in corso hanno già determinato un aumento della temperatura media globale di 1°C. Secondo le prime valutazioni questi impegni, se rigorosamente attuati, sono sufficienti a ridurre di circa un grado il trend attuale di crescita delle emissioni di gas serra, con una traiettoria di aumento della temperatura globale che si attesta intorno ai 2,7- 3°C.

Insomma, è cruciale una revisione di questi impegni non oltre il 2020. Purtroppo l’accordo lo prevede solo su base volontaria, rimandando al 2023 la prima verifica globale degli impegni. È una corsa contro il tempo, non possiamo perdere altri otto anni. La società civile si impegnerà con forza in ogni angolo del pianeta affinché la revisione degli impegni di riduzione si avvii immediatamente dopo Parigi, in modo da poter allineare gli attuali impegni alla traiettoria dei 1,5-2°C prima del gennaio 2021, quando il nuovo accordo sarà operativo.

L’Europa deve dare l’esempio. Tornati a casa i governi europei devono tradurre in azione gli impegni assunti nell’ambito della High ambition coalition, che negli ultimi giorni ha svolto un ruolo importante nei negoziati. Abbiamo tutte le condizioni per poterlo fare. L’Europa ha un trend di riduzione delle sue emissioni del 30% al 2020, secondo gli ultimi dati presentati a Parigi. Rivedere il nostro impegno di riduzione del 40% al 2030 è pertanto possibile senza grandi sforzi e con un impatto positivo sull’economia europea. È ormai provato che l’azione climatica fa bene alla nostra economia. Nel periodo 1990-2014 si è registrato un forte disaccoppiamento fra la riduzione delle emissioni e l’aumento del Pil. Mentre le emissioni sono diminuite del 23%, il prodotto interno lordo è aumentato del 46%. Non è più tempo di rinvii: l’Europa deve dimostrare con i fatti la sua leadership nell’azione climatica globale rivendicata a Parigi.

Mauro Albrizio è responsabile dell'ufficio europeo di Legambiente a Bruxelles
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