Manifestazione di Greenpeace per il clima

Cop21, l’Europa esca dall’ambiguità

A soli due giorni dalla chiusura della conferenza l’accordo è ancora lontano. La nuova bozza negoziale presentata dalla presidenza francese non scioglie i nodi cruciali che impediscono un accordo ambizioso e giusto.

Continuano a rimanere aperte diverse opzioni sul tavolo riguardanti, in particolare, l’obiettivo di lungo termine, il sostegno finanziario ai paesi più poveri e la differenziazione tra paesi industrializzati, emergenti ed in via di sviluppo degli impegni sottoscritti. Per quanto riguarda, invece, la revisione degli attuali impegni di riduzione delle emissioni la nuova bozza apre la strada ad un accordo minimalista che rischia di portarci verso il punto di non ritorno dei 3°C. Si rimanda, infatti, la prima revisione periodica al 2023 nella migliore delle opzioni. Non siamo nelle condizioni di aspettare altri otto anni. Gli impegni di riduzione annunciati alla vigilia della Conferenza di Parigi da 180 governi, responsabili di oltre il 95% delle emissioni globali, sono inadeguati a contenere il riscaldamento del pianeta al di sotto della soglia critica dei 2°C. E ancor più rispetto al limite di 1.5°C, come richiesto da oltre 100 paesi in via di sviluppo per garantire maggiore sicurezza alle loro comunità vulnerabili. Soprattutto se si tiene presente che i mutamenti climatici in corso hanno già determinato un aumento della temperatura media globale di 1°C. Secondo le prime valutazioni questi impegni, se rigorosamente attuati, sono sufficienti a ridurre di circa un grado il trend attuale di crescita delle emissioni di gas-serra con una traiettoria di aumento della temperatura globale che si attesta verso i 2.7- 3°C.

Non è più il tempo della politica del rinvio. La revisione degli impegni di riduzione deve partire subito dopo Parigi, in modo da poter allineare gli attuali impegni alla traiettoria dei 2°C prima del gennaio 2021, quando il nuovo accordo diventerà operativo. A tal fine, è opportuno che il processo di revisione termini entro il 2018 così da consentire ai governi di avere il tempo necessario per recepire i nuovi impegni nei Piani di azione nazionali relativi al primo periodo di attuazione dell’accordo 2021-2025. La partita non è ancora persa. Le prossime 24 ore saranno cruciali. Serve una vera leadership europea. L’Europa non può più continuare con la politica dell’attesa. Deve subito mettere sul tavolo senza ambiguità la necessità della revisione degli impegni prima dell’entrata in vigore dell’accordo. È nelle condizioni di poterlo fare. L’ Europa ha un trend di riduzione delle sue emissioni del 30% al 2020, secondo gli ultimi dati presentati qui a Parigi. Rivedere il nostro impegno di riduzione del 40% al 2030 è pertanto possibile senza grandi sforzi e con un impatto positivo sull’economia europea. E’ ormai provato che l’azione climatica fa bene alla nostra economia. Nel periodo 1990-2014 si è registrato un forte disaccoppiamento tra riduzione delle emissioni e aumento del Pil. Mentre le emissioni sono diminuite del 23%, il Pil è aumentato del 46%.

Nelle prossime ore l’Europa deve impegnarsi a costruire con tutte le sue forze un’ampia alleanza a favore della revisione prima che il nuovo accordo sia operativo. Un impegno indispensabile per il successo di Parigi.

Mauro Albrizio è responsabile dell'ufficio europeo di Legambiente a Bruxelles
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