Consumo di suolo, il ddl passa alla Camera

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Un passo in avanti. Ma la via verso una legge contro il consumo di suolo è ancora lunga. E nasconde svariate insidie. È stato approvato oggi alla Camera il Ddl che punta a fermare la cementificazione nel nostro paese, vero e proprio flagello del paesaggio che colpisce, secondo l’Ispra, 100 ettari di terreno libero al giorno. Se ne parla da anni, almeno dai tempi del ministro Catania che aveva presentato, nel settembre del 2012, una prima proposta poi azzerata con la caduta del governo Monti. Adesso il provvedimento, con Chiara Braga e Massimo Fiorio primi relatori, torna di nuovo in agenda superando la prima lettura. E la soddisfazione del ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, non tarda ad arrivare: «L’Italia ha bisogno di questa legge – ha commentato – anche per colmare un gap rispetto ad altri paesi, tutelando la nostra agricoltura, conservando il paesaggio, che è uno dei nostri punti di forza assoluti, stimolando anche l’edilizia di riuso e la rigenerazione urbana con il recupero di aree già occupate e strutture già esistenti».

In realtà i risvolti problematici del provvedimento non mancano. Ci pensano le associazioni più impegnate su questi temi a evidenziarli: «Il disegno di legge approvato oggi – si legge in un comunicato congiunto di Fai, Legambiente, Slow Food e Touring Club italiano e Wwf – garantisce troppi spazi a deroghe che rischiano di rendere meno incisiva la tutela della risorsa del suolo: si considerino ad esempio i commi aggiuntivi introdotti all’articolo 1 in cui vengono descritte le finalità della legge (comma 3) o tutte le eccezioni ormai datate (vista la riforma del Codice Appalti) riservate alle opere strategiche». E ancora: «Restano ancora critiche le definizioni di “consumo di suolo”, “superficie agricola naturale e seminaturale” e di “area urbanizzata”, mentre ancora poco chiari sono i principi e i criteri su cui improntare la delega sulla “rigenerazione delle aree urbanizzate degradate” (art. 5 del ddl) e la norma sui “compendi agricoli neorurali” (art. 6 del ddl)».

Sia chiaro, la legge è necessaria. Si tratta, ribadiscono le associazioni, di una «priorità nazionale» in un paese funestato da piani urbanistici sovradimensionati, abusi edilizi e condoni (tre in quarant’anni, nell’85, nel’95 e nel 2003) più gli annunci di sanatorie mai avvenute (in particolare sotto il governo Berlusconi) che hanno prodotto ulteriore abusivismo. Positivo il commento sul divieto di utilizzare gli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente o di modificare la destinazione d’uso delle superfici agricole che hanno beneficiato di aiuti europei. Si apprezza anche l’introduzione di un censimento degli edifici e delle aree dismesse come precondizione per approvare qualsiasi nuovo consumo di suolo insieme alla necessità di definire gli obiettivi per la rigenerazione urbana, fino ad oggi ignorati nel nostro ordinamento. La preoccupazioni più grande però riguarda la «norma transitoria di applicazione della legge, in cui addirittura vengono fatti salvi i piani urbanistici attuativi per i quali i soggetti interessati abbiano anche solo presentato istanza prima dell’entrata in vigore della legge (art. 11 del ddl)». Come dire: una finestra di tolleranza nella quale in molti potrebbero infilarsi.

Ora il testo dovrà passare al Senato e le associazioni promettono d’incalzare le forze politiche perché queste contraddizioni siano superate e l’iter si completi. In tempi brevi, visto che il cemento ha già intaccato 21mila Kmq di territorio italiano (350 mq pro capite nel 2013, contro i 167 del 1950) e arginare il dissesto idrogeologico, a fronte dei fenomeni meteorologici estremi provocati dal cambiamento climatico, è un obiettivo non più rinviabile.

Marco Fratoddi ha diretto La Nuova Ecologia dall'aprile 2005 all'ottobre 2016. Contatti: marco.fratoddi@tiscali.it, 3357417705
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