Il crescente costo dell’energia rischia di compromettere la competitività dell’industria europea e rendere ancor più difficoltosa la ripresa economica. È il mantra che la lobby industriale continua ad utilizzare per bloccare politiche ambientali e climatiche più ambiziose.

Ma è proprio vero? Da una semplice lettura dei dati più recenti della Commissione le cose stanno diversamente. Per i fabbisogni energetici il settore manifatturiero spende solo il 2,2% del suo fatturato. Per valutare appieno l’impatto del costo dell’energia sulla competitività del settore bisogna considerare oltre al prezzo dell’energia, come strumentalmente fa la lobby industriale, anche la sua intensità d’uso, ossia la quantità di energia necessaria per unità di prodotto. Combinando entrambe le componenti emerge che le imprese europee hanno un costo dell’energia simile a quello dei concorrenti statunitensi. Nonostante gli americani beneficino di prezzi energetici più bassi. Ciò è dovuto alla migliore efficienza energetica delle imprese europee. Tra il 2001 e il 2011, infatti, queste hanno migliorato la loro intensità energetica del 19% rispetto al 9% delle statunitensi.

Purtroppo dal 2008 questo trend positivo ha avuto un peggioramento. Effetto della recessione. È indispensabile ritornare a investire nell’efficienza energetica per rafforzare la competitività, ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e tagliare ulteriormente le emissioni di gasserra. Gli investimenti necessari possono venire dal Fondo europeo per gli investimenti strategici, che dovrebbe diventare operativo nelle prossime settimane.

Mauro Albrizio è responsabile dell'ufficio europeo di Legambiente a Bruxelles
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