Colombia, al via il consorzio degli acquacoltori Misak

acquacoltura

di CAMILLA CARABINI

I Misak rappresentano l’1,5% della popolazione indigena colombiana: si tratta di poco più di 20mila persone che vivono principalmente in tre regioni del sud del paese (Cauca, Valle del Cauca e Huila). Li distinguono gli abiti tradizionali, che ancora continuano portare, con gonne e ponchos di colori blu, viola e nero molto accesi, insieme a un bizzarro cappello che ricorda le bombette inglesi. Proprio su di loro si è concentrato il lavoro di Coopermondo, l’ong di Confcooperative. Dopo un anno di lavoro l’ong ha potuto rafforzare le reti di fiducia nel territorio del Cauca, caratterizzato da un tessuto sociale dilaniato da anni di guerriglia e narcotraffico: 16 produttori di trote hanno deciso di costituire un’entità solidaria insieme.

L’acquacoltura rappresenta gran parte dell’economia della regione: fino a dieci anni fa quegli stessi terreni erano coltivati a papavero (da cui si ricavava l’oppio) che vendevano ai narcotrafficanti. Oggi oltre il 95% di quei campi è stato riconvertito ad acquacoltura. In questo contesto l’idea è stata quella di formare un consorzio di associazioni di acquacoltori, per delineare insieme la costruzione di una filiera produttiva, per valorizzare e diversificare il prodotto e per garantire ricadute occupazionali per i giovani e le donne del territorio. Il consorzio permetterà ai produttori di risparmiare oltre 3 milioni di pesos al giorno per l’acquisto di uova di trota (circa un 25-30% del costo), beneficiando indirettamente oltre 3.500 famiglie. «Noi Misak, insieme agli indigeni Nasa dei municipi vicini, stiamo analizzando come realizzare il consorzio rispettando la cosmovisione indigena, secondo cui siamo figli dell’acqua e dell’arcobaleno senza perdere le nostre identità, usi e costumi. Vogliamo prendere il buono dell’esperienza italiana e riprodurlo qui», spiega Luis Felipe presidente di un’associazione di acquacoltura che riunisce 75 produttori di trota di origine Misak. Non sono pochi gli elementi che legano il modello cooperativo italiano alla cosmo-visione dei Misak. I principi cooperativi della democrazia partecipativa (una testa, un voto), dell’attenzione per il territorio e la comunità, caratterizzano il nostro lavoro da sempre e, trovare dei partner simili con cui lavorare è evidentemente ciò che permette di generare un impatto maggiore.

Il Centro italiano di ricerca e studi per la pesca (Cirspe) ha mandato più volte in missione la ricercatrice Alessandra Nasti, per studiare i territori e le relative problematiche produttive, e disegnare insieme agli attori locali percorsi cooperativi di sviluppo sostenibile. «Abbiamo valutato la scelta del sito produttivo in cui creare un centro di riproduzione – continua Alessandra Nasti – abbiamo discusso insieme gli esempi virtuosi di acquacoltura in Italia, ma soprattutto abbiamo condiviso la filosofia del modello da attuare, ed è stato immediatamente chiaro a tutti che il percorso dovrà avvenire nel pieno rispetto della sostenibilità ambientale: indigeni e meticci erano d’accordo su un punto: fondamentale che ci sia un uso adeguato delle risorse naturali, come l’acqua e il suolo, è stata posta, attenzione altissima  alla fitodepurazione delle acque, al riciclo delle stesse per allevare specie diverse di pesci o addirittura installare percorsi di acquaponica (tipologia di agricoltura mista ad allevamento sostenibile, ndr) per produzioni vegetali integrate».Una parte del prodotto ittico sarà anche conservato e trasformato, per poter essere distribuito e venduto anche fuori dal territorio di produzione. I processi saranno condotti in linea con le tradizioni culinarie locali e si sta pensando di adottare un marchio locale di certificazione della sostenibilità ambientale e delle territorialità.

Quest’anno Coopermondo festeggia i suoi 10 anni di vita con in cui ha realizzato 10 progetti per un totale di 25.788 beneficiari, avendo creato 152 nuove imprese cooperative e formato 1.143 tecnici agricoli, di pesca e acquacoltura per un valore complessivo di quasi 5 milioni di euro.

info www.coopermondo.it 

La testata è nata nel 1978 con il nome di Ecologia (diventerà La Nuova Ecologia l'anno successivo) insieme ai primi gruppi ambientalisti... Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia
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