Il clima del Sundance Film Festival

Nell’edizione 2017, proprio quella dell’insediamento di Trump,  la nuova sezione “New climate” con ben 14 film. Da Trophy, doc sulla caccia grossa fino all’ attesissimo An Inconvenient Sequel: Truth To Power di Al Gore. Tutte le sfide del più importante festival di cinema indipendente negli Usa

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Un vero e proprio inno al cinema indipendente che mai come quest’anno avrà tutti i riflettori puntati, non solo quelli della comunità cinefila. Si tratta del Sundance Film Festival che si tiene a Park City, nello stato nordamericano dello Utah. Al via dal 19 gennaio, terminerà il 29. Con i suoi 66 titoli in cartellone, tra lungometraggi e cortometraggi, riserva una menzione specifica alle tematiche ambientali, con un focus sul cambiamento climatico. Argomento quanto mai scottante, se è vero che l’inaugurazione del Festival, fondato e condotto dalla star di Hollywood Robert Redford, ha preceduto di una manciata di ore l’insediamento alla Casa Bianca di quel Donald Trump che definì in campagna elettorale il riscaldamento globale come una vera e propria “bufala”.

I film “New Climate”

Ben 14 le opere evidenziate dal marchio “New Climate”. Tra queste possiamo segnalare sin d’ora Trophy, il documentario che svela i disastrosi risvolti della caccia grossa e dell’uso degli animali come merci, e Chasing Coral di Jeff Orlowski, che documenta quanto veloci (e radicali) siano i mutamenti delle barriere coralline di tutto il mondo a causa del riscaldamento globale.

Ma la prima pioggia di applausi del Sundance Film Festival 2017 è tutta per la proiezione di An Inconvenient Sequel: Truth To Power, il documentario di Al Gore diretto da Bonni Cohen e Jon Shenk e presentato in anteprima mondiale nel corso della prima serata. Il film, che uscirà nelle sale il prossimo 28 luglio, arriva sul grande schermo ad undici anni di distanza da Una scomoda verità, vincitore del premio Oscar nel 2007.

Nel documentario, la telecamera segue il viaggio dell’ex vice presidente americano dalla Groenlandia alla Cina, fino alla conferenza delle Nazioni Unite tenutasi a Parigi nel 2015 (la Cop21), dove 196 paesi hanno firmato il controverso accordo per la riduzione dei gas serra entro la fine del secolo. “Stiamo vivendo un tempo di sfide, però sono convinto che riusciremo ad affrontarle nonostante le difficoltà” ha affermato un ottimista Gore, in occasione della prima serata di Sundance. “Non ho bisogno di provare le ragioni per cui sono così sicuro di questo: ricordate sempre – ha aggiunto l’ex vicepresidente americano – che la volontà di agire è una risorsa rinnovabile”.

Il Sundance 2017 e l’amministrazione Trump

Un’edizione, quella 2017 del Sundance Film Festival, tutta politica nei contenuti e nelle coincidenze cronologiche, ma non nelle intenzioni dei suoi organizzatori. O almeno così è stato dichiarato in conferenza stampa di apertura da Robert Redford, storicamente impegnato sul fronte della difesa dell’ambiente.

Nell’anno di Donald Trump, il Festival non giocherà in difesa, ma nemmeno ci occuperemo solamente di politica” ha affermato l’attore e produttore, di fronte alla stampa.

“I presidenti vanno e vengono – ha aggiunto Redford – è come un pendolo che oscilla e l’idea che il Festival debba concentrarsi su questo non mi piace. Piuttosto riteniamo che sia più importante sostenere i nuovi narratori e fargli raccontare le loro storie”.

“Se la politica entra a far parte di queste storie, ben venga. Altrimenti preferiamo non prendere una posizione”.

Posizione, però, di fatto già presa nella strutturazione del programma del Sundance 2017. “Stiamo distruggendo il nostro pianeta e la cosa ha iniziato a preoccuparmi. Qualcuno sta pensando a cosa lasceremo alle generazioni dopo di noi, ai nostri figli, ai nostri nipoti? Abbiamo intenzione di lasciare qualcosa su cui poter lavorare? Da qui l’idea – racconta la star di Hollywood – di una sezione interamente dedicata al clima con un apposito programma di proiezioni”.

La parola adesso passa alla giuria di esperti, al pubblico, ma anche alla nuova amministrazione Trump che già, alla vigilia dell’insediamento, aveva giurato battaglia al Festival a suon di tagli ai finanziamenti federali destinati a quest’appuntamento con il cinema indipendente.

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