Città della Scienza riprende forma

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Città della Scienza ricostruisce. Il 4 marzo, nel terzo anniversario dell’incendio che ha distrutto l’antico capannone dello Science Centre, sottratto dalla Fondazione Idis al degrado della dismissione industriale di Napoli, saranno pronti gli edifici che ospiteranno il Planetario e Corporea, una gigantesca mostra interattiva sul corpo umano. Anche se per completare l’allestimento e aprirli al pubblico bisognerà aspettare dicembre. «In questi tre anni non ci siamo mai fermati – afferma Barbara Magistrelli, responsabile dell’ufficio comunicazione di Città della Scienza – abbiamo riadattato gli edifici rimasti per ospitare le mostre, in attesa di ricostruire lo Science Centre». Il Bic, l’incubatore d’impresa allocato in uno degli edifici rimasti intatti, ha addirittura incrementato le sue attività, dando i natali a tante piccole aziende fortemente innovative. «Nel 2015 abbiamo portato la grande mostra Futuro Remoto a Piazza del Plebiscito, nel centro della città, con un’affluenza incredibile – aggiunge Barbara Magistrelli – Ci sono stati vicini nella gioia e nella festa come lo erano stati nel dolore e nella perdita».

Cantiere Planetario e Corporea

La ricostruzion e dello Science Centre adesso non può più aspettare: l’Officina dei Piccoli si trova in un prefabbricato, la bellissima mostra sul mare è in locali angusti, le rovine del vecchio edificio sono ancora lì, mostruose. Nel 2015 la chiusura delle indagini per l’incendio (purtroppo senza alcun rinvio a giudizio) ha consentito di partire con i lavori, la cui conclusione è prevista per il 2018. Il progetto prevede anche la riqualificazione della spiaggia adiacente. «Il bilancio di questi tre anni è più positivo di quanto si potesse pensare il giorno dell’incendio – commenta Pietro Greco, scienziato e divulgatore ambientale, fra i fondatori di CidS – Purtroppo però il resto del quartiere di Bagnoli è in stato di grave degrado». Le industrie hanno lasciato un’eredità pesante: amianto e altri inquinanti, una bonifica rimasta a metà, la società che doveva occuparsene (Bagnolifutura) al centro di uno scandalo giudiziario, poi il braccio di ferro fra Comune di Napoli e Governo per stabilire chi dovesse disinquinare e riqualificare finalmente l’area. Infine, la nomina del commissario governativo, Salvatore Nastasi, vicino a Forza Italia: una scelta che ha provocato reazioni irate da parte dei comitati cittadini e del Sindaco De Magistris. «Negli ultimi vent’anni Bagnoli è stata, in un modo o nell’altro, “commissariata” più volte – aggiunge Greco – E ogni volta ci sono state promesse mirabolanti, i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti. Possiamo soltanto sperare che sia la volta buona».

Sulla questione Bagnoli Legambiente ha espresso le sue forti perplessità e le ha scritte in un documento inviato alla “cabina di regia” voluta dal commissario, dove si legge che bisognerebbe “evitare il ricorso al commissariamento, troppe volte rivelatosi fallimentare o inefficace; dare priorità alle bonifiche vere, evitare di confondere disinquinamento e riqualificazione urbana, ricomporre in sede extragiudiziale il contenzioso tra Governo e Comune”. Infine l’associazione chiede di “garantire maggiore trasparenza sul programma di bonifica ma anche di assicurare l’applicazione del principio ‘chi inquina paga’ per evitare che i responsabili dell’inquinamento possano sottrarsi agli obblighi di porre rimedio ai danni prodotti, o essere addirittura destinatari di incentivi o altri benefici a fronte degli oneri che sarebbero a loro carico”. Insomma, la ferita di Bagnoli brucia ancora su Napoli.

 

Educatrice ambientale, pedagogista, autrice di narrativa per ragazzi a tema ambientale. Scrive per alcune testate dell’isola d’Ischia in tema di attualità, ambiente, didattica. Le sue ricerche più recenti riguardano il rapporto fra cura dell’ambiente e felicità individuale.
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