Crocchette, cucina casalinga o Barf? La salute nella ciotola

Owner Giving Golden Retriever Meal Of Dog Biscuits In Bowl

Con un giro d’affari di 1.830 milioni di euro e un totale di 544mila tonnellate di cibo commercializzato ogni anno (rapporto Assalco 2015), l’industria del pet food è uno dei pochi settori che in Italia non risente della crisi dei consumi. Nei negozi per animali ad affollare gli scaffali non sono guinzagli, giochi o cucce, ma le innumerevoli confezioni di alimenti, differenti per formato, composizione e gusto. Mousse, crocchette, paté o bocconcini in salsa? Anche per gli amici a quattro zampe il pasto dev’essere di qualità e la scelta di un tipo di croccantini piuttosto che un altro dipende dalla razza, dal tipo di vita e dall’età di fido o micio. Ma non è tutto oro quello che luccica. Al di là di packaging dalle immagini patinate, con gatti che si leccano i baffi davanti a piatti da nouvelle cousine, cosa c’è da sapere?

«Se si sceglie di nutrire il proprio animale con alimenti confezionati è importante essere consapevoli di cosa si sta comprando – spiega Nicoletta Pizzutti, tecnico nutrizionista, specializzata in alimentazione e benessere animali – I mangimi, umidi, secchi o semiumidi, vengono sì formulati per garantire la copertura totale dei fabbisogni del cane o del gatto, ma questo non ha nulla a che vedere con l’origine e le fonti da cui provengono questi nutrienti». Non ci sono, infatti, delle regole che definiscono quali ingredienti debbano essere presenti necessariamente all’interno di un mangime per carnivori: nel regolamento Ce si parla solo di materie prime atte ad apportare nutrienti.
Come fare quindi per acquistare in modo consapevole?
Innanzitutto è bene informarsi sulle norme che riguardano la composizione dei mangimi e scegliere aziende trasparenti aperte al dialogo con i consumatori. Senza tralasciare la regola d’oro: imparare a leggere le etichette, soffermandosi sulla lista degli ingredienti e sulle informazioni riguardanti i livelli di nutrienti, i cosiddetti “valori analitici”.
Una buona crocchetta, per esempio, dovrebbe contenere come prima voce proteine di origine animale, sotto forma di carne fresca o disidratata, verdura, frutta, eventualmente cereali, se in minima percentuale, e nessuna sostanza chimica. Leggere però non basta.

Salesman using digital tablet while assisting family in buying pet food at store

Per riconoscere la qualità degli ingredienti, anche decifrare la dicitura è importante.
Nella produzione di mangimi, viene generalmente usato tutto ciò che rimane della carcassa: ossa, sangue, intestini, tendini, legamenti e altre parti non adatte a consumo umano. Questi scarti di macellazione vengono descritti come “sottoprodotti” o “derivati”. In una buona crocchetta, invece, come prima voce, si trovano proteine di origine animale sotto forma di “polpa di” o “carne”, fresca o disidratata. «Meno ingredienti ci sono, meglio è» sottolinea la Pizzutti.
E il prezzo? Non è necessariamente un indicatore di qualità. Diffidare da mangimi che costano pochi euro al chilo proprio perché chiaramente privi di ingredienti di prima scelta, serve solo parzialmente. «Non è detto che i prodotti venduti a caro prezzo siano ineccepibili dal punto di vista qualitativo– riprende la nutrizionista – paghiamo caro un mercato che vuole alimenti sofisticati per i nostri pet, ma che alla fine da indietro dei prodotti più poveri perché molto lavorati, che richiedono conservanti per non essere aggrediti dai processi ossidativi e che necessitano di aggiunte di vitamine perse durante la produzione».
«Per una maggiore garanzia – risponde Simone Ventura, veterinario che da anni si occupa di medicina complementare volta al raggiungimento e al mantenimento del benessere dei propri pazienti, attraverso le cure naturali e l’alimentazione – i prodotti commerciali dovrebbero essere esclusivamente alimenti human grade, cioè realizzati in parte o integralmente con ingredienti adatti al consumo umano». E oggi sono molte le aziende produttrici che hanno adottato questa filosofia. C’è un altro fattore, poi, che influenza l’adeguatezza di un alimento: molti mangimi in commercio sono sottoposti a estrusione, un trattamento termico realizzato per pochi secondi ad alta temperatura (170-200°C) e sotto pressione. Processi, questi, che, come tutte le cotture, vanno a modificare i nutrienti contenuti. Infine, c’è da considerare la presenza di aromatizzanti, utili per esaltare l’odore e il sapore degli alimenti e rendere quindi appetibili le pappe.

E se si vuole cucinare per il nostro amico?
«Una dieta casalinga a base di ingredienti freschi – spiega  Alessandro Prota, veterinario esperto in medicina naturale – oltre a permettere al proprietario di sapere con certezza con che cosa sta nutrendo il suo quattro zampe, scongiura anche i danni al fegato procurati dagli antiossidanti come il Bha e il Bht, inseriti nei mangimi industriali per evitare l’ossidazione dei grassi aggiunti».
Ci dobbiamo preoccupare?
Ogni additivo deve essere dichiarato in etichetta ed essere presente secondo le quantità legali permesse per la specie target di quel mangime quindi, secondo la Pizzutti, non possono esserci dosi tali da potere essere pericolose. I tre esperti però concordano: scegliere una dieta casalinga a base di carne, pesce, verdure, legumi e cereali è l’unico modo per tarare ad hoc la pappa di fido e micio.

dieta casalingaCome formulare allora una dieta homemade?
Gatto e cane si distinguono per metabolismo e fisiologia: il cane è un carnivoro opportunista, cioè adattabile alla dieta onnivora, mentre il gatto è un carnivoro stretto, quindi anche il tipo di alimentazione è differente.
Non c’è una dieta valida per tutti i casi, per questo occorre rivolgersi a un veterinario o un tecnico nutrizionista e richiedere una dieta naturale personalizzata. Dopo una visita e una valutazione clinica, viene elaborato un percorso alimentare specifico. «Quando formulo una dieta naturale – continua la Pizzutti – valuto i fabbisogni calorici dell’animale, in base a età, habitat, grado di attività fisica, stato fisiologico, presenza o meno di patologie».
A un carnivoro la Pizzutti “riempie” la ciotola con carne, pesce, uova e latticini, rigorosamente freschi. Non mancano frutta e verdura, crude e di stagione, che regolarizzano intestino e flora batterica.
Ma non bisogna essere superficiali nemmeno nella selezione degli ingredienti. «Purtroppo la carne non è più quella di una volta – prosegue Prota – e può contenere residui di ormoni, farmaci e tossine che nel tempo provocano patologie anche gravi nei nostri amici». Il pesce di allevamento non è da meno, perché se proveniente da gestioni approssimative, nutrito con mangimi contenenti micotossine e cresciuto in vasche non pulite, può essere anche lui carico di tossine. «Attenzione anche al pesce surgelato – avverte Prota – perché per poter essere conservato più a lungo, viene trattato con polifosfati che irritano lo stomaco e la parete intestinale, con tutte le conseguenze che ne derivano».
­Su una cosa cane e gatto vanno d’accordo: gli ingredienti delle loro pappe devono essere di prima qualità, se possibile biologici, e di sicura provenienza.
In tema di alimentazione naturale, negli ultimi anni si sta facendo largo la dieta crudista.

barf 2La Bones And Raw Food, meglio conosciuta come Barf, è una filosofia di alimentazione che consiste nel nutrire gli animali con cibi non cotti, così come li troverebbero in natura.
«Se vivessero liberi – illustra il dott. Ventura – cani e gatti si ciberebbero di piccoli roditori o di volatili di cui mangerebbero la carne, la pelle, le interiora e le ossa». La dieta a crudo, quindi, è quella che più si avvicina a un’alimentazione di tipo naturale, in senso letterale. I barfer mangiano per l’80% carne, organi, ossa e cartilagini, accompagnati da verdura, cereali e un mix di frutta. Nella formulazione corretta dal dott. Prota, invece, sono presenti anche uova, grassi animali e vegetali.
La preparazione dei pasti crudi è semplice e richiede poco tempo, ma occhio al fai da te: si rischia di causare gravi carenze alimentari, in termini di percentuale di proteine, carboidrati, grassi, vitamine e sali minerali.
Farsi seguire da un veterinario che si interessi di alimentazione e medicina integrata è, quindi, basilare. «È importante – prosegue Prota – divulgare i principi essenziali della scienza dell’alimentazione del cane e del gatto perché oggi i danni della sofisticazione del cibo industriale sono un problema serio, a cui purtroppo la medicina veterinaria non dà ancora sufficiente importanza».

veg dog 3E la dieta vegana?
Per molti professionisti, tra cui la dott.ssa Pizzutti, è maltrattamento considerando che il cane e il gatto sono carnivori biologicamente predisposti a nutrirsi di alimenti di origine animale per mantenere il loro benessere fisico e psicologico, certo è possibile creare a tavolino una dieta vegana bilanciata, inserendo integratori ma è eticamente corretto?
 «La vera priorità – argomenta la dottoressa Manuela Raja, veterinaria, esperta in naturopatia, membro del comitato scientifico dell’Associazione vegani italiani – è dare ai nostri animali alimenti sani e completi di tutti gli elementi essenziali di cui hanno bisogno».
E per farlo, innanzitutto insegna ai proprietari a diventare più responsabili della spesa quotidiana di tutta la famiglia, pet inclusi. Biologici e controllati, nell’origine e nelle porzioni, gli ingredienti della “veg-ciotola” sono variegati.

veg dop5 Per un cane un pasto tipo è: quinoa, con ceci, fagioli o altri legumi, che costituiscono la parte proteica, combinati a verdure di stagione, come fonte di fibre, e una punta di alga, il tutto irrorato da un filo di olio di canapa o di semi di lino, per la componente grassa. Secondo il dott. Prota, il veganesimo è possibile, ma sarebbe adattabile con più facilità al cane, sostituendo le proteine animali con legumi e cereali. Nel gatto, invece, l’alimentazione cruelty free andrebbe integrata con amminoacidi come la taurina, l’acido arachidonico, le vitamine A, E e B12. Sempre sotto la costante osservazione veterinaria, attraverso periodici controlli ematici e delle urine.
Certo, diversificato come risulta attualmente, lo scenario dell’alimentazione naturale rischia di creare confusione per i diversi tipi di proprietari, ma la prima regola da seguire, secondo tutti gli specialisti è una sola: il benessere nel proprio animale.l

Ultimi articoli di

Parliamone

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *