Che la Cina, vista anche attraverso il grande schermo, fosse un paese dalle due velocità lo avevamo scoperto già nel 2006 con il vincitore di Venezia Still life diretto da Jia Zhang-Ke. Tra accelerazioni compulsive e sospensioni poetiche il cinema aveva dimostrato di saper raccontare le contraddizioni di questo immenso paese.

È sempre la doppia identità del progresso industriale e del processo di urbanizzazione a confronto con la tradizione di una cultura rurale millenaria a essere al centro di The land of many palaces, presentato in anteprima al Riff, Rome independent film festival, dove è risultato vincitore della sezione documentari. Se in Still life una città era demolita per la diga delle Tre Gole, qui una città è costruita dal nulla. Ordos, 500 km a ovest di Pechino, è abitata da contadini, costretti ad abbandonare le loro terre in base al piano di modernizzazione voluto del governo per sfruttare l’immensa disponibilità di carbone fossile presente nel sottosuolo. Ma Ordos rimase soprattutto la città dai tanti palazzi, moderni ma quasi vuoti. Ordos è un compromesso inspiegabile tra un ambizioso progetto urbanistico e una città sostanzialmente fantasma.

Girato a quattro mani da Adam Smith e Song Ting, The land of many palaces testimonia l’impegno di una generazione di filmmaker pronta a raccontare il saccheggio ambientale in Cina. Come Chai Jing, che con Under the dome lancia l’allarme per la politica energetica del governo cinese. Ed è sempre di Jia Zhang-ke, il film che denuncia l’inquinamento atmosferico delle città, Smog journeys.

Studioso di tematiche giuridiche agraristiche-ambientali, come giornalista collabora con diverse testate, lavora in uffici stampa e ha condotto trasmissioni radio e tv. Ha insegnato “Diritto e legislazione dello spettacolo” presso il Conservatorio di Musica “V. Bellini” di Palermo ed è il direttore artistico del Green Movie Film Fest.
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