Cibo da salvare, torna Spreco zero

Andrea Segrè
Andrea Segrè

Mille miliardi di dollari. È questo il valore del cibo sprecato ogni anno sul nostro pianeta, che sale a 2.600 miliardi se si considerano anche i costi legati all’acqua e agli impatti ambientali. Sono alcune delle cifre presentate all’inaugurazione di “Spreco Zero 2016”, la campagna di Last minute market lanciata ieri a Roma insieme a Waste watcher e all’Istituto italiano imballaggi, con la collaborazione del ministero dell’Ambiente.

«Ogni anno l’Ue getta 90 milioni tonnellate di cibo e ogni giorno in Europa si sprecano 720 Kcal di cibo a persona – si legge ancora nel rapporto Waste watcher 2015 – mentre in Italia lo spreco di cibo domestico vale complessivamente 8,4 miliardi di euro all’anno, ovvero 6,7 euro settimanali a famiglia».

Il tema ha una grande rilevanza a livello globale, nell’ambito del più grande dibattito sulla sostenibilità ambientale dei modelli produttivi e la sicurezza alimentare dei popoli. La Fao ha misurato la dimensione mondiale assunta dal fenomeno, rilevando sprechi annuali fino a 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, ovvero un terzo della produzione alimentare destinata al consumo umano.

Un fenomeno di tale portata non poteva essere ignorato dalle istituzioni europee: in una risoluzione del gennaio 2012 è stato inserito l’obiettivo di dimezzare lo spreco nei paesi europei entro il 2025, recependo così le rivendicazioni delle campagne di Last minute market, attive dal 2010 fra Italia, Bruxelles e Strasburgo.

Per quanto riguarda l’Italia «è proprio in tale contesto che si inserisce il progetto Reduce – precisa Luca Falasconi, suo curatore – proponendosi di contribuire alla riduzione degli sprechi alimentari a livello nazionale, seguendo come tre direttrici principali quelle della ricerca, dell’educazione e della comunicazione».

L’accento sull’educazione ambientale e alimentare dei giovani viene messo anche da Andrea Segré, presidente del Comitato tecnico-scientifico per il piano nazionale di prevenzione dei rifiuti del ministero dell’Ambiente, nonché fondatore di Last minute market, una società spin-off dell’Università di Bologna, attività imprenditoriale dal 2003, operando su tutto il territorio nazionale con progetti territoriali volti al recupero dei beni invenduti (o non commercializzabili) a favore di enti caritativi. «Gli italiani si accorgono degli sprechi – continua Segré – si mostrano sempre più consapevoli che bisogna prevenirli, cambiando i nostri stili di vita. Il tentativo dev’essere quello di costruire un progetto di recupero sostenibile del cibo a fini solidali».

Un metodo per raggiungere questi obiettivi può essere quello di perfezionare i metodi di imballaggio. Laddove essi si rivelino insufficienti, documenta la Fao, proporzioni fino al 90% degli alimenti di base possono andare perduti. «Ma i consumatori tendono a focalizzare l’attenzione solo sulla parte di vita degli alimenti che si svolge dal momento degli acquisti alla fruizione – aggiunge Marco Sachet, direttore dell’Istituto italiano imballaggi – il packaging agisce anche prima, a monte: per questo è garanzia della corretta conservazione del cibo». In un mondo con oltre 860 milioni di malnutriti, che potrebbero essere saziati con solo un quarto degli attuali sprechi alimentari, l’obiettivo non è da trascurare.

 

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