Ciaspole alla riscossa

Il Comune di Balme rinuncia a far cassa, difende il territorio e vieta l’elisky, pratica impattante per sciare fuoripista e risalire in elicottero. Un esempio da replicare

weekendbalme03Il Comune di Balme, nelle piemontesi Valli di Lanzo, sceglie di tutelare il suo ambiente piuttosto che riempirsi le tasche. Con una delibera emanata lo scorso novembre, vieta nel suo territorio l’eliski. Pratica che permette di sciare fuori pista per poi risalire in elicottero, con grandissimo impatto, non solo a livello ambientale: le emissioni degli elicotteri, l’inquinamento acustico che disturba la fauna ma anche il rischio valanghe, dato che gli sciatori non testano la compattezza della neve nelle risalite. L’ultimo incidente lo scorso anno in Val di Susa, quando una slavina provocata da un elicottero ha travolto otto sciatori, uccidendone due, fra cui un’esperta guida alpina piemontese.
«Già in passato abbiamo rifiutato proposte di enti che volevano portare l’eliski sulle nostre montagne – spiega Bruno Dematteis, sindaco di Balme, centro di poco più di cento anime in provincia di Torino – Con questa delibera abbiamo risolto il problema alla radice vietandolo in tutto il nostro territorio. Preferiamo prenderci cura dell’ambiente piuttosto che far cassa. Scegliamo insomma di esser un paese di ciaspole, non di elicotteri». Per comprendere le ragioni per cui è stata adottata questa delibera basta leggerne le prime righe: “Premesso che la natura alpina nella sua straordinaria biodiversità e nella sua interazione con la secolare attività dell’uomo è un valore in sé, da tutelare in modo rigoroso anche in ragione della sua fragilità”. Un valore in sé, e allo stesso tempo un fattore basilare di sviluppo: “Considerato che natura preservata e paesaggio tradizionale sono gli elementi su cui fondare durature prospettive di futuro decoroso agli abitanti della montagna”.
«È una decisione importantissima, pionieristica, quella di Balme – ribadisce Vanda Bonardo, responsabile Alpi per Legambiente – Il Consiglio comunale aveva già negato un paio di anni fa l’autorizzazione a effettuare voli sul proprio territorio, con questa delibera diventa il primo Comune piemontese ad adottare un atto ufficiale che rigetta l’eliski». Da sempre in prima linea nella lotta contro questa pratica, Legambiente dal 2006 ha lanciato la campagna Nevediversa, per promuovere quelle attività da svolgere in montagna senza l’utilizzo di impianti di risalita o piste da discesa. Per condividere il piacere di una gita in montagna e alimentare una riflessione sui temi della gestione del territorio e dell’utilizzo delle risorse. Uno dei punti su cui si focalizza quest’anno la campagna, in programma il 26 e il 27 di questo mese, è sostenere un turismo slow, in contrasto con pratiche aggressive come l’eliski.
Una pratica non localizzata, quella dell’eliski, ma che si estende su molte valli piemontesi, incluse aree particolarmente fragili e rilevanti per la conservazione della biodiversità, catalogate come Sic e Zps. A essere “complici” troppe amministrazioni comunali, che così facendo svendono il proprio territorio. Oltre il danno, c’è poi la beffa: non è raro assistere ad attività svolte da compagnie e guide d’Oltralpe, che non potendo praticare tale attività nel loro paese, perché vietata, si spingono oltre il confine italiano.
Poche settimane fa il presidente della commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci, ha posto un’interrogazione al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti (Mit) per vietare questa pratica. La risposta è ritenuta soddisfacente dallo stesso Realacci. “In merito al quesito posto – si legge – il Mit condivide pienamente che tale pratica può rivelarsi critica per la sicurezza e per l’ambiente in cui si svolge e che si rende assolutamente necessario regolamentare con chiarezza e in maniera uniforme l’utilizzo dell’eliski, anche al fine di ottemperare alle specifiche indicazioni fornite dalla Commissione internazionale per la protezione delle Alpi. È quindi intenzione del Mit, tenendo conto anche di quanto già posto in essere dagli altri paesi europei, avviare un confronto con il Ministero dell’ambiente e con gli enti territoriali coinvolti al fine di individuare un sistema regolatorio in linea con quanto indicato dalla citata Commissione.” Staremo a vedere.n

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