«Chevron/Texaco non paga i danni»

Intervista a Pablo Fajardo Mendoza, avvocato della class action, vinta, contro Chevron/Texaco per il disastro ambientale in cui 63 milioni di litri di petrolio e 70 milioni di acque tossiche contaminarono la foresta amazzonica

È stato definito “il processo del secolo”, quello che ha contrapposto 30mila campesinos ecuadoriani a un gigante petrolifero. Una class action, capitanata dall’avvocato Pablo Fajardo Mendoza contro Chevron/Texaco, per il disastro ambientale che l’azienda ha causato in Amazzonia. In Ecuador, infatti, Texaco ha contaminato la foresta con oltre 63 milioni di litri di petrolio e 70 milioni di acque tossiche, causando la morte di oltre 2mila persone per cancro o leucemia.
Nel 2012 la sentenza della Corte provinciale d’appello ecuadoriana ha obbligato la compagnia a versare agli abitanti del territorio inquinato 9,5 miliardi di dollari. «Ma Texaco non vuole pagare e respinge la decisione del tribunale», racconta a La Nuova Ecologia l’avvocato. Così, a tre anni da quella sentenza, Pablo Fajardo Mendoza e il coordinatore indigeno dell’Associazione delle vittime del petrolio (Udapt) hanno deciso di fare un “tour europeo dei diritti” per chiedere giustizia per i nativi dell’Amazzonia. «Perché la Terra è una sola – racconta Humberto Piaguaje di Udapt – e dobbiamo unirci affinché il disastro causato da Texaco in Ecuador non possa succedere mai più in nessun’altra parte del mondo».

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