Il Ceta approda in Senato

STop-Ceta

Il CETA è arrivato in Senato. L’accordo tossico UE-Canada sarà votato oggi giovedì 22 giugno e è in corso una mobilitazione di massa per fermare il processo di ratifica.

La Commissione Europea  il 30 ottobre del 2016 ha firmato l’accordo di libero scambio con il Canada, il CETA. Per l’Unione europea il trattato è stato approvato dal Parlamento europeo il 15 febbraio 2017, con 408 voti favorevoli, 254 contrari e 33 astenuti; hanno votato a favore i tre principali gruppi (PPE, Socialisti e Democratici e ALDE) e i Conservatori, mentre hanno votato contro l’Europa delle Nazioni e della Libertà, l’Europa della Libertà e della Democrazia Diretta, oltre a Verdi, Sinistra Europea e alcuni parlamentari dei S&D. Tuttavia, secondo le leggi UE, se un solo Stato membro decide di non ratificare l’accordo, ne viene meno l’effettività, quindi l’entrata in vigore, motivo per il quale si dovrebbe prestare molta attenzione ai lavori in materia dei singoli stati europei.

Passando piuttosto in sordina, i primi di giugno il Consiglio dei Ministri ha presentato un disegno di legge per la ratifica del trattato da parte dell’Italia. Adesso questo procedimento arriva direttamente in Senato dove, da calendario, oggi ne è prevista la discussione. Il processo di approvazione era già stato messo in discussione il 16 di Ottobre 2016 quando il parlamento della Vallonia (una regione del Belgio) ha votato contro, per poi, dopo poco rivedere la sua posizione e far sì che si potesse andare avanti con l’iter di ratifica. Quindi, mentre si aspetta che anche il Canada consolidi a livello istituzionale il trattato, l’accordo internazionale arriva sui banchi dei nostri senatori. L’Italia, per i rapporti privilegiati con il “paese della foglia d’acero” che gode dai tempi delle grandi migrazioni, è sin da subito stato uno dei principali promotori di questo trattato, che porterebbe, solo al Belpaese , un aumento delle esportazioni per circa 7.3 miliardi di dollari canadesi (per altro una cifra non così rilevante all’interno dell’economia italiana). Ma a quale prezzo?

 

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