Cemento all’emiliana

Doveva essere una legge regionale per lo stop al consumo di suolo. Ma a furia di eccezioni, il tetto del 3% al 2050 resta solo sulla carta. E Legambiente annuncia battaglia

La sensazione è quella di una promessa tradita. «La nostra situazione è emblematica: da anni l’Emilia-Romagna promette una legge contro il consumo di suolo. Ora la norma è arrivata, ma sembra che miri a far andare avanti le cose esattamente come prima». Lorenzo Frattini, presidente di Legambiente Emilia-Romagna, commenta così il nuovo testo di legge urbanistica approvato dalla giunta a fine febbraio e in attesa di andare in Consiglio regionale. Una legge annunciata come “manovra salvasuolo”, tanto da prevedere, dalla sua entrata in vigore fino al 2050, un consumo pari soltanto al 3% del territorio già urbanizzato (ovvero attorno ai 70 chilometri quadrati). Peccato che questo tetto massimo sia un limite virtuale, che esclude numerosissime casistiche, come le opere pubbliche e di interesse pubblico o i grandi interventi strategici dal punto di vista economico. «Sono esclusi anche tutti gli ampliamenti – spiega Frattini – e le nuove costruzioni di attività economiche, ovvero i nuovi centri commerciali».

Non è purtroppo una novità. Tra il 1975 ad oggi, il territorio urbanizzato della regione è più che raddoppiato, con oltre 100.000 ettari di campagna consumata e con la perdita di produzione agroalimentare sufficiente a sfamare oltre 2,5 milioni di persone. Sono i numeri a raccontare un territorio in cui non smette di infittirsi l’elenco dei terreni vergini minacciati dalle ruspe. Come a Comacchio, dove il Comune ha avviato un percorso per l’urbanizzazione di 190 ettari di zona costiera. Una speculazione, secondo Legambiente, che comprometterebbe «una delle ultime zone libere della costa, ricca di specie botaniche protette e in molti casi con terreni a rischio idrogeologico». Su questi terreni, nel Parco del Delta del Po, nonostante migliaia di case sfitte o invendute, potrebbero spuntare nuovi villaggi turistici, seconde case e residence. Sotto minaccia anche 100 ettari di campagna a Piacenza, dove una multinazionale immobiliare controllata da un fondo di Singapore – probabilmente per conto di un importante gruppo dell’e-commerce – mira ad espandere la propria distesa di capannoni, fagocitando campi agricoli e parte delle aree ex-militari, che costituiscono uno dei polmoni verdi della città.

L’elenco delle zone sotto assedio continua, dal parmense all’area di Modena e Bologna, senza dimenticare le colate di cemento previste in provincia di Reggio Emilia, Ravenna e Ferrara. «Eppure, basterebbe provare a chiedere a qualunque cittadino: nessuno vuole che si consumi altra campagna», commenta Lorenzo Frattini. Forti di questa consapevolezza, gli ambientalisti emiliani sembrano tutt’altro che rassegnati. «Continueremo a chiedere una legge urbanistica con chiari limiti di consumo di suolo per tutti e da subito – conclude il presidente di Legambiente Emilia-Romagna – E non ci fermeremo fino a quando non otterremo scelte politiche serie».

[twitter-timeline id= username=]
Ultimi articoli di

Parliamone

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *