Benvenuti nella casa vegetale

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Vivere in una casa verde. Nel vero senso della parola, dai materiali da costruzione alle tecniche di risparmio energetico, dalla riduzione di solventi nell’ambiente fino alle piante fuori e dentro la casa. Per abitare in un luogo che sfrutta e accoglie tutti i benefici e gli influssi della natura, senza rinunciare alla comodità e all’estetica. Se è vero che l’edilizia è una delle attività umane a più alto impatto ambientale, è altrettanto vero che si cerca la soluzione per tamponare, se non addirittura per invertire questa tendenza. Le linee guida della bioedilizia indicano infatti dove costruire, quali materiali naturali e traspiranti usare, come isolare dal punto di vista termico e acustico la casa e avere la massima efficienza energetica, con rispetto per il pianeta e per chi ci vive.

Edilizia compatibile
Alla mostra mercato Flor che si è tenuta lo scorso ottobre a Torino, è stato presentato un concept in bioedilizia, realizzato da Green grass bioedilizia & ristrutturazioni, su progetto dell’architetto Alessandro Fassi, per mostrare una selezione di materiali di origine vegetale, con i relativi benefici ambientali e salutari. Il legno utilizzato per il modello esposto era castagno dei boschi del cuneese e del torinese, così come della zona era la paglia per l’isolamento, intonacata con calce naturale, lana di pecora, canapa. Di Carmagnola, in provincia di Torino, è pure l’azienda che ha brevettato il tetto modulare, realizzato con uno strato isolante in fibra di legno. All’interno della casa la terra cruda era utilizzata sia per i mattoni sia per i pannelli di rivestimento delle stanze, con un’eccezionale funzione di regolazione igrometrica (dell’umidità dell’aria). Non mancava il verde pensile e verticale, realizzato con piante che necessitavano solo di pioggia naturale per crescere.

Guarene insegnaIl concept di Casa vegetale presentato a Torino da Green Grass bioedilizia

Il concept di Casa vegetale presentato a Torino da Green Grass bioedilizia

L’esempio di Torino mostra che si può pensare di costruire una casa al 90% con materiali vegetali, escludendo quelli di derivazione petrolchimica, sia nel nuovo sia nelle ristrutturazioni, negli ampliamenti e nelle sopraelevazioni: la “Casa vegetale” è quindi una nuova strada per il futuro del settore. «È una questione ambientale, di salute e anche di comfort – spiega Andrea Gandiglio, amministratore unico di Green grass – la casa deve respirare e la traspirabilità è garantita solo dai materiali naturali, ad esempio la canapa, un materiale eccezionale». Col suo team Gandiglio sta ristrutturando a Guarene (To) un rustico di fine ‘600, utilizzando come ispirazione proprio il concept “Casa vegetale” che ha presentato a Torino. Qui porterà la sua abitazione, gli uffici e due bed & breakfast, per far toccare con mano agli ospiti che cosa vuol dire vivere in edifici in bioedilizia. Per la ristrutturazione ha utilizzato terra cruda e paglia per i tamponamenti, mentre nell’ex fienile del rustico la componente dominante è il legno massello di castagno, a km zero. La canapa è stata usata prima come isolante in alcuni sottofondi di pavimenti, poi impastata con la calce in stampi di legno, usata per creare mattoni con buone caratteristiche di fono assorbenza e regolazione igrometrica. «Non hanno funzione portante – continua Gandiglio – ma vanno bene per i tramezzi». Anche nelle pitture murali di Guarene il “tonachino manocalda” deriva dalla canapa inserita nella mistura del colore, che aiuta ulteriormente la traspirabilità delle pareti evitando l’insorgenza di muffe. Andrea ha sperimentato per primo anche una guaina vegetale come membrana impermeabile per il tetto sotto la terra di un roof garden: «A base di polimeri vegetali, è l’unica al mondo che non utilizza sostanze di derivazione petrolifera».

Paglia e non solo

La Boa è l aprima abitazione di paglia realizzata in Italia.
La Boa è la prima abitazione di paglia realizzata in Italia.

Le prime tecniche utilizzate dall’uomo per realizzare ripari, case, templi, granai erano progetti con elementi vegetali come bambù, canna comune, paglia, legno, salice, con aggiunta di terra cruda. Oggi questo viene chiamato “vegetecture”. Ma a parte i concept, in Italia ci sono nella realtà abitazioni costruite ex novo, dalle fondamenta al tetto, con materiali di origine vegetale, compresi giardini verticali e green roof? «Esistono abitazioni interamente costruite con fusti di bambù ma sono prevalentemente annoverate fra le costruzioni in legno e in Italia non sembrano essersi ancora diffuse – spiega a La Nuova Ecologia Alessandro Premier, architetto, phd in Tecnologia dell’architettura e docente all’università di Udine – Una tradizione abbastanza nota è quella delle case costruite con balle di paglia. Nate in zone povere di altri materiali da costruzione (legname, pietra) si sono diffuse prima in alcune aree degli Stati Uniti d’America e successivamente, nel Novecento, anche in Europa. I green roof cominciano ad avere una certa diffusione anche nel nostro paese. Le loro tecnologie costruttive si sono sviluppate sin dagli anni Sessanta e oggi sul mercato vi sono soluzioni tecnologiche piuttosto affidabili». Altro fenomeno di un certo rilievo sono le pareti vegetali, o giardini verticali, nate dal brevetto del botanico francese Patrick Blanc. Queste sono in parte ispirate alla tradizione, ben nota anche in Italia, di far crescere da terra piante rampicanti sulle pareti degli edifici per portare frescura e isolamento acustico. «Le pareti vegetali possono ridurre il surriscaldamento delle costruzioni e il rumore, captare le polveri sottili, utilizzare, raccogliere e filtrare l’acqua piovana», conclude Premier.    

In principio fu La Boa
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Il primo edificio in Italia in paglia realizzato in autocostruzione è La Boa, centro di permacultura e azienda agricola di Pramaggiore (Ve) di Stefano Soldati, uno dei fondatori dell’Accademia italiana di permacultura. «Noi insegniamo a costruire edifici con balle di paglia, alle quali vanno affiancati altri materiali naturali quali pietre per le fondazioni, terra cruda e calce per pavimenti e intonaci, legno per strutture e tetti in cotto o tetti verdi – racconta Soldati –  L’edificio in balle di paglia generalmente costa meno di un pari edificio in materiali convenzionali. È di minor impatto sull’ambiente, è molto più confortevole grazie anche al fatto che i muri fatti in paglia e intonacati con terra cruda o calce consentono una microventilazione che impedisce il ristagno di umidità e la formazione di muffe. L’alto potere isolante porta ad avere un notevole risparmio nel riscaldamento/raffreddamento dell’edificio. Risultato? Una casa più sana ed economica nella gestione. All’estero, dove la facilità di poter autocostruire ha contribuito parecchio, le case di paglia sono molto diffuse e il fenomeno è in forte ascesa».
Altro che la casa dei tre porcellini che al primo soffio del lupo cattivo viene giù come una foglia d’autunno dall’albero!

Si piega ma non si spezza
Altra fibra vegetale che si utilizza per le costruzioni è il già citato bambù, chiamato anche “l’acciaio verde del XXI secolo”. Perenne, sempreverde, dalla crescita spontanea e rapida, non ha bisogno di essere seminato, annaffiato o concimato e si propaga autonomamente, rigenerandosi all’infinito. Ha l’importante caratteristica della facilità di curvatura che permette di attribuire alle strutture forme uniche e ricercate. E con appropriati trattamenti, il bambù può raggiungere la stessa durabilità del legno tradizionale. Un esempio recente in Italia è la costruzione del padiglione vietnamita a Expo 2015, ideato dall’architetto Vo Trong Nghia.

Legno responsabilemed in italy

Il legno è la fibra vegetale per eccellenza. Chiara Tonelli, phd e professore universitario in Tecnologia dell’architettura presso la facoltà di Architettura dell’università degli studi di Roma Tre, è stata team leader del primo gruppo italiano ammesso alla competizione internazionale Solar decathlon Europe, con un prototipo di casa, denominata “Med in Italy”, nel 2012, e ha ripetuto l’esperienza nell’edizione del 2014 con “Rhome for denCity”. «Le nuove costruzioni hanno la tendenza a cercare materiali rinnovabili che non rappresentano materiali finiti come la pietra, il cemento, i minerali, i marmi – racconta – E per questo motivo oggi il legno sta avendo una grandissima impennata nel settore delle costruzioni. Quelle in legno sono le case vegetali per eccellenza, sulle quali dobbiamo puntare nel futuro. Il legno, poi, è un materiale competitivo rispetto all’acciaio e i suoi derivati sono rinnovabili». Ovviamente bisogna sempre fare attenzione all’uso responsabile e sostenibile dei boschi per non esaurirli.  «Il legno è un materiale che dà all’edificio un’accezione sostenibile e ha impatto minore – continua la Tonelli – Noi abbiamo ottenuto il terzo posto al Solar decathlon nel 2012 e il primo posto nel 2014 con due case fatte con il legno e suoi derivati come isolanti. Con i derivati dalla sansa, lo scarto della lavorazione delle olive, un produttore calabrese ha invece creato una sorta di bioplastica che è diventata il rivestimento di tutto lo zoccolo e dei pavimenti esterni. Certo, il legno si produce in quantità in Austria e nei Balcani e quindi bisogna prevedere dove viene collocato l’edificio per tener conto anche del trasporto, che comporta costi e inquinamento».

Efficienza e benessere
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Tutte le case devono osservare determinati parametri per puntare all’efficienza energetica. Questo fine si ottiene anche con una casa in cemento armato tamponata con il polistirolo, quindi con materiali derivati dal petrolio e da fonti non rinnovabili.  Ma dal punto di vista del suo ciclo di vita, e anche del benessere, è meno sostenibile di una casa in legno, dove tutta la CO2 necessaria per la sua produzione è minore e le emissioni sono meno nocive.  Entrambe le case consumano poco e il costo in cemento è molto minore, sebbene i materiali vegetali non dovrebbero essere costosi come sono, ma cambia la salubrità. Il legno, poi, resiste bene quanto il cemento armato: si pensi ai solai degli edifici storici italiani. Barry Cox, un noto imprenditore, ha fatto un ulteriore passo, progettando in Nuova Zelanda la “chiesa foresta”, una chiesa costituita interamente da cinque specie diverse di alberi vivi, interi e ripiantati intorno a una struttura di ferro. Anche il tetto ovviamente è completamente green e consente alla luce di passare e illuminare le pareti all’interno sfruttando le diverse caratteristiche delle piante. La chiesa è consacrata e funziona anche per le cerimonie. Quando si dice “matrimonio da favola”… Che per avere un’abitazione bella, confortevole, sicura, economica, dove vivere coltivando il benessere, sia necessario tornare indietro nel tempo, riscoprendo materiali usati anticamente e rispettando il ciclo naturale della vita?

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