Capodogli spiaggiati a Vasto, l’ipotesi airgun

Come molti ricorderanno, lo scorso 12 settembre sette capodogli si sono arenati sulla spiaggia di Vasto, in località Puntapenna. Grazie all’intervento delle autorità, degli esperti e dei tanti volontari accorsi sul posto, quattro dei cetacei sono riusciti a riprendere il mare, mentre per altri tre non c’è stato niente da fare. Le cause dell’evento sono ancora da accertare, ma diversi esperti hanno puntato il dito contro le attività umane, in particolare la trivellazione sui fondali dell’Adriatico. Vincenzo Olivieri, presidente del Centro Studi Cetacei Onlus di Pescara, tra gli esperti accorsi a Vasto per salvare i capodogli spiaggiatisi, aiuta a saperne di più.

Dottor Olivieri, Lei ha indicato nell’attività umana, in particolare nell’“airgun”, la causa più probabile dello spiaggiamento dei capodogli sulla spiaggia di Vasto. Può spiegare brevemente cos’è esattamente l’airgun e come può aver spinto i capodogli verso la riva?
L’airgun è impiegato nel campo della prospezione geosismica finalizzata alla ricerca di idrocarburi e consiste nell’emissione in mare di aria a elevata compressione che produce onde sonore in grado di approfondirsi nella crosta terrestre. A livello globale è considerata una delle molteplici probabili cause degli spiaggiamenti di grandi cetacei, spesso correlati ad atFoto di Vincenzo Olivieritività di tipo acustico o a eventi di natura sismica. L’interazione tra sistemi di sondaggio che sfruttano onde sonore è in generale accreditata di possibili interferenze con il sistema di orientamento dei cetacei. Consideriamo che i capodogli sono estremamente specializzati nello sfruttare l’eco delle proprie emissioni sonore per individuare le prede, e a tale abilità consegue evidentemente una elevata sensibilità. Tale interazione può essere riscontrata in sede necroscopica mediante lesioni delle bolle timpaniche o presenza di gas nel sistema circolatorio, ma non è detto che tali interferenti lascino tracce macroscopiche. L’assenza di dati scientifici che mettano in diretta correlazione air gun e spiaggiamenti non permette né di affermare né tantomeno di escludere nessi di causalità, rende pertanto doveroso, da parte di chi come me che con il Centro Studi Cetacei onlus ho un’esperienza trentennale in campo cetologico, esprimere il proprio parere. Nel caso dei capodogli di Vasto lo stato di nutrizione degli animali e la presenza di abbondanti resti alimentari nei compartimenti gastrici può ragionevolmente escludere la presenza di patologie croniche simultaneamente presenti in tutti soggetti. Questa è l’evidenza che può indirizzarci in direzione di interazioni umane come possibili canali di indagine.

Non è possibile che lo spiaggiamento sia riconducibile a qualche causa naturale?
Per quanto l’Adriatico sia un mare non particolarmente idoneo alla vita di questi animali, capaci di immersioni profondissime e amanti di batimetrie ben più importanti di quelle rilevabili in questo Mare, la loro presenza è frequentemente segnalata e la rete del Centro Studi Cetacei onlus, in decenni di attività, ha raccolto diverse segnalazioni a riguardo. Le indagini coordinate dall’Università di Padova ed in via di esecuzione in molti laboratori scientifici italiani ed esteri, sono condotte anche nella direzione di discriminare eventuali patologie a cui questi animali sono sensibili. Anche l’inquinamento da metalli pesanti e contaminanti acquatici come Pbc e diossine giocano un ruolo importante quali immunodepressori e interferenti endocrini in questi animali che, essendo situati al vertice della piramide trofica, risultano particolarmente esposti al bioaccumulo. Non vanno trascurate infine le biotossine algali (la cui presenza può essere correlata ad attività di eutrofizzazione delle acque di natura antropica) come nuovo fronte di ricerca correlato agli spiaggiamenti dei cetacei. Spesso comunque a portare a morte questi animali è una serie di concause di carattere tossicologico e infettivo quando non si tratti di un azione diretta delle attività antropiche in mare. Pertanto, considerato l’elevato livello di pressione che le attività umane esercitano sullo stato di salute generale dell’ambiente marino, è davvero difficile discriminare tra cause naturali e antropiche.

Dei sette capodogli arenatisi, tre sono morti. Uno di questi, una femmina, sarebbe stata incinta di 4/5 mesi. Il feto estratto è stato inviato al Museo del Mare di Pescara. Lei ha definito il ritrovamento del feto “sensazionale” per la ricerca scientifica. Si tratta di un evento davvero così rilevante? Quali ricadute prevede per la ricerca?
Il feto è stato oggetto di prelievi di tessuto da parete dell’équipe che ha condotto la necroscopia, pertanto l’importanza per la ricerca scientifica deriverà dagli studi e dagli esami attualmente in corso. Ritengo altresì che, pur tenendo a mente l’assoluta tragicità dell’evento, il piccolo feto possa costituire un’occasione unica di musealizzazione finalizzata alla didattica. Si tratta quindi di un reperto di eccezionale interesse, anche perché si aggiunge alla collezione cetologica del Museo del Mare di Pescara che può essere considerata la più rilevante e completa sulla sponda adriatica.

I quattro capodogli che sono riusciti a riprendere il mare sono da considerarsi ormai “fuori pericolo” o ritiene che gli avvenimenti del 12 settembre abbiano comunque segnato la loro sorte?
Lo spiaggiamento di massa verificatosi a Vasto segue nel tempo un altro episodio che ha coinvolto lo stesso numero di capodogli verificatosi a dicembre 2009 sul Gargano. Se l’episodio del Gargano ha colto enti ed associazioni totalmente impreparati a effettuare un recupero degli animali ancora in vita e una restituzione al loro ambiente, producendo una lunga agonia degli animali in vita per molte ore a riva, nel caso di Vasto si è riusciti a coordinare l’azione delle associazioni e degli enti preposti nonché lo sforzo e l’entusiasmo dei numerosissimi volontari. Il successo dell’operazione, con la restituzione all’ambiente marino di quattro esemplari, non ha precedenti documentati almeno in Italia. Al momento la migliore delle notizie è che non si hanno notizie, ovvero che non sono giunte, alle reti nazionali ed internazionali, segnalazioni di spiaggiamento e pertanto ci è consentito, al momento, sperare in un loro pieno recupero e ci è concessa la piena soddisfazione di aver dato, come Centro Studi Cetacei, un contribuito essenziale in questo splendido esempio di collaborazione.

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