Cantone: “Ecco perché l’ambiente fa gola”

Raffaele Cantone (Foto: Imagoeconomica)

Gli appalti pubblici nel settore dell’ambiente sono fra i più a rischio corruzione e criminalità organizzata». Lo afferma Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione. E non parla solo di rifiuti.

Perché l’ambiente è così a rischio corruzione?

È uno di quei settori nei quali per quanto ci sia una riduzione della spesa pubblica i soldi devono necessariamente arrivare. Si può risparmiare su tutto, ma sicuramente non sulla pulizia di una città. Una situazione molto simile a quella della sanità. Se in questo momento di crisi c’è stata una riduzione della spesa per l’edilizia privata e in parte anche di quella pubblica, nell’ambito ambientale evidentemente questa riduzione del denaro circolante non c’è stata, anzi per certi versi la spesa si è ampliata perché in questo periodo si sono attivati molti servizi aggiuntivi, ad esempio l’aumento un po’ ovunque dell’attenzione alla raccolta differenziata.

Corruzione e anche mafie…

Il settore collegato ai rifiuti è tradizionalmente, soprattutto nel Mezzogiorno, oggetto di infiltrazioni criminali perché per lungo tempo è stato sottovalutato dalla grande industria. E molti operatori avevano collegamenti significativi con la criminalità organizzata. Basti pensare al numero elevatissimo di interdittive antimafia, forse in termini assoluti ai primi posti.

È così anche oggi?

No, rispetto a dieci anni fa c’è stato uno spostamento nettissimo dell’interesse dai settori illegali a quelli parzialmente legali. Le ecomafie nascono come un meccanismo attraverso il quale c’è uno sversamento totalmente illegale di rifiuti. Poi c’è stata una fase interlocutoria, con una finta legalità. Si faceva finta di fare lo smaltimento più o meno regolare ma in realtà era tutto irregolare. Attualmente è in atto una tendenza sempre maggiore, almeno dal punto di vista formale, alla regolarizzazione. Imprese che svolgono attività regolare, insomma, nell’ambito della quale una parte rimane illegale. Questo meccanismo si sta sviluppando sempre di più nel settore dei rifiuti.

E qui si può inserire più facilmente la corruzione?

Sicuramente. I controlli che in passato si trovavano davanti meccanismi di totale e assoluta illegalità, oggi trovano situazioni molto più borderline. E per le quali è più facile chiudere un occhio rispetto alle situazioni del passato. È uno dei settori più a rischio perché i meccanismi di controllo devono esserci, e in modo rilevante, ma l’intervento dell’attività di controllo può avere effetti interdittivi molto significativi sulle imprese. E questo significa che quelle sottoposte a controllo e a eventuali sanzioni “rischiano la vita”. Un’eventualità che può stimolare ulteriormente attività di corruzione.

È finita la stagione delle grandi opere. Ma basta per tenere fuori corruzione e mafie?

Non si devono bloccare le grandi opere ma le deroghe per realizzarle. La legge obiettivo era nata espressamente per stabilire corsie preferenziali. Ora il ministro Delrio dice che le corsie preferenziali devono essere l’eccezione, non la regola. E che per il resto si debba utilizzare il sistema ordinario degli appalti. Questa è una chiave di volta intelligente che va sempre più verso l’idea che dobbiamo avere un unico sistema di appalti. Non possiamo avere un patchwork normativo con tutta una serie di sottordinamenti, perché è proprio questo che crea situazioni di confusione dietro alle quali impera la corruzione. Ora invece si vogliono trovare dei criteri che valgano per le opere in generale, senza deroghe. Usando la legge obiettivo, finché ci sarà, come estrema ratio. Non è abbandono delle grandi opere ma di un sistema derogatorio che non ha funzionato: ha favorito situazioni di potere rilevantissime, come è emerso in molte indagini, grande corruzione e non ha nemmeno consentito che le opere si facessero davvero.

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