Canili a caro prezzo

CANILE MUNICIPALE

di GIORGIA BURZACHECHI e FRANCESCO LOIACONO

Abbandonati in canili sovraffollati e fatiscenti, con poche speranze di uscirne adottati da un’amorevole famiglia e per di più a caro prezzo per la collettività. I cani senza padrone in Italia comportano, loro malgrado, un costo per le finanze pubbliche di 257 milioni di euro l’anno. Una cifra altissima se paragonata a quanto speso per 23 parchi nazionali, almeno un quarto, e considerate le condizioni di vita di questi sfortunati amici a quattro zampe. Soldi pubblici spesi dalle Regioni, attraverso le aziende sanitarie locali che si fanno carico della gestione sanitaria e veterinaria del fenomeno randagismo, e dai Comuni per i canili rifugio. «In Campania la media del mantenimento di un cane in canile è di circa 1.500-1.800 euro l’anno, che per una vita media di 14 anni dà luogo a cifre che vanno dai 18 ai 21.000 euro – spiega Vincenzo Caputo, direttore del Centro di riferimento regionale d’igiene urbana veterinaria della Campania e coordinatore dei servizi veterinari dell’Asl 1 Napoli centro – Quindi, un migliaio di cani comportano un esborso di circa 20-22 milioni di euro. Mentre il mancato ingresso dei cani nei canili comporta un miglioramento delle condizioni di vita degli animali, perché in carcere non è felice nessun essere vivente, e soprattutto un beneficio economico per la collettività». Eppure quella dei costi di gestione dei canili rifugio in particolare, e della popolazione canina in generale, non è una questione all’ordine del giorno. Ecco perché Legambiente, nel suo “Decalogo di azioni necessarie a contrastare le sofferenze degli animali e ridurre i costi” (vedi box), mette al primo posto la necessità di costituire un tavolo nazionale permanente tra Anci, Regioni e governo che si riunisca almeno due volte all’anno e che rendiconti annualmente le azioni intraprese.

CANILE MUNICIPALE

BUSINESS DEI RIFUGI
Nonostante siano passati 25 anni dall’approvazione della legge 281/99 che condanna i maltrattamenti e le crudeltà nei confronti di cani e gatti, e prevede che tutti i Comuni siano muniti di canile, non si arrestano fenomeni come randagismo e commercio illegale di animali provenienti dall’estero. «Il randagismo non è alimentato dal cane abbandonato in strada perché quello, nell’80% dei casi, muore nell’arco di tre o sette giorni per incidenti stradali, malattia o stenti – spiega Andrea Cristofori, responsabile canili per la Lav – Invece sono sottovalutati gli allevamenti di tipo domestico, dove quasi sempre le vendite vengono effettuate senza dichiarare nulla al fisco e le adozioni concesse sen-za adeguati percorsi di affidamento. Poi ci sono i negozi di animali: un esemplare esposto in vetrina in una fase neonatale può sviluppare problemi di tipo comportamentale che renderanno difficile l’acquisto. E l’invenduto, che appartenga alla filiera legale, quella di tipo domestico o, peggio, di cuccioli provenienti illegalmente dall’estero, è molto probabile che finisca al canile a causa dell’aggressività sviluppata». Le strutture rifugio, da non confondere con i canili sanitari gestiti dalle Asl, ricevono, contributi in base al numero degli ospiti. Un fattore che non arresta ma alimenta l’emorragia di fondi pubblici. «Troppo pochi i controlli da parte delle autorità competenti – ammette Rosalba Matassa, coordinatrice della task force per la tutela degli animali da affezione e la lotta al randagismo del ministero della Salute – L’interesse economico e il business si insinua sempre più frequentemente nella gestione dei canili e nella movimentazione degli animali, sia per quanto riguarda il traffico di cuccioli dai paesi dell’Est Europa che per le staffette organizzate lungo lo Stivale per consegnare i cuccioli ai nuovi padroni, non sempre gestite da vere associazioni protezionistiche ».

SPECULAZIONI E MALTRATTAMENTI
Durante il periodo di permanenza in quello che viene definito canile sanitario, il solo ricovero, secondo l’Ordine dei medici veterinari della Provincia di Milano, ha un costo di circa 4 euro al giorno, escludendo le operazioni di cattura e di assistenza sanitaria. «Una volta stabilizzate le condizioni di salute – spiega Manuela Michelazzi, segretario dell’ordine dei medici
veterinari di Milano – il cane viene trasferito nel canile rifugio, dove, a seconda dei trattamenti a cui bisogna sottoporlo, le spese possono variare dai 2,5 a 6,5 euro e in alcuni casi arrivare a sette euro al giorno». La modalità d’incarico attraverso cui i Comuni devono provvedere a tutti questi servizi dovrebbe essere la gara d’appalto, e solo in rari casi convenzioni su base diaria. Molti Comuni, anziché premurarsi che il bando sia vinto da soggetti che garantiscono buoni servizi, si preoccupano di tenere bassi i costi. Sono i casi in cui trovano terreno fertile speculazione e maltrattamenti. Il risparmio, inoltre, a volte gonfia le file dei randagi: un cane non sterilizzato, sia che venga adottato senza un buon percorso di affido o sia di fatto reimmesso nel territorio, è assai probabile che continui a volersi imporre come animale riproduttore, contribuendo in maniera esponenziale al fenomeno del randagismo e gravando sempre più sul circuito dei canili. «Il ministero della Salute ha stanziato solo 313.072 euro del fondo per la lotta all’abbandono. È praticamente impossibile anche solo iniziare una politica seria di sterilizzazioni», è la difesa d’ufficio dell’Anci. Ciò non toglie che siano sempre i contribuenti a farne le spese.

SPESE IN COMUNE
Riuscire ad avere una stima aggiornata del numero esatto di tutti i randagi risulta assai complicato. Il ministero della Salute nel 2006 ha tentato di delineare il perimetro del fenomeno incrociando il numero dei cani iscritti in anagrafe a quello dei cani di proprietà: il risultato corrispondeva a 461.068 presunti randagi, su circa 6 milioni di iscritti totali. Ad oggi all’anagrafe risultano 8.393.648 cani, e solo nell’anno 2014 sono stati registrati 97.859 ingressi in canile. Un quadro realistico, quindi, che descrive un fenomeno in crescita. «Le spese variano non solo da Regione a Regione, ma da Comune a Comune – commenta Marco Bravi, consigliere nazionale dell’Enpa e commissario straordinario per la sede di Torino – Finché non si pensa anche a un allineamento dei prezzi dei servizi, il problema permane. Una sterilizzazione può costare dai 70 ai 500 euro. Dobbiamo metterci nei panni anche di chi possiede un animale, magari salvato dalla strada, trovato in un cassonetto, e non ha tutta questa disponibilità economica».

CANILE MUNICIPALE

A Torino, dove l’ente gestisce ormai da otto anni il canile municipale situato in una struttura pubblica, il randagismo sta vivendo una curva in evidente discesa. «Noi, qui – aggiunge Bravi – pratichiamo un percorso verso l’affido che porta risultati. Ma oltre alla responsabilizzazione dei cittadini ci sono da segnalare fenomeni di costume come il cane di quartiere». Anziché continuare ad affollare i canili, i Comuni possono decidere altre sorti per gli animali: un cane, sterilizzato e microchippato, può essere messo in libertà e adottato dalla comunità. Una modalità spesso di successo, pensata per il benessere dell’animale. Dove la popolazione canina è mal gestita i randagi sono in aumento, i canili rifugio sono sovraffollati e gli animali in sofferenza. È così a Palermo, dove il canile di via del Tiro a Segno viveva una situazione già abbastanza critica che si è ingarbugliata ancora di più da quando la convenzione con Ada, l’associazione che si è occupata della gestione finora, è scaduta. I volontari denunciano poca chiarezza sui tempi di entrata in operatività della nuova gestione. Stesse incertezze anche per il canile Muratella di Roma, dove lo stop alla convenzione per l’Associazione volontari canile di Porta Portese da parte della prefettura e dell’Autorità nazionale anticorruzione, rischia di far chiudere la struttura, abbandonando a un futuro incerto oltre 600 cani e un centinaio di lavoratori. Tuttavia, un percorso virtuoso è possibile. È quello che stanno cercando di mettere in pratica l’Arcadia, che gestisce il Parco canile di Milano, struttura di proprietà del Comune tra le più lodate d’Italia, e il Parco canile di Rovereto, che grazie alla dichiarazione ambientale, e con la certificazione Iso 14001, ha analizzato e verificato costi, consumi idrici, elettrici e termici e la produzione dei rifiuti. «Abbiamo ridotto gli sprechi del 12% – conferma Pierluigi Raffo, presidente dell’associazione e responsabile della struttura – con questo risparmio abbiamo potuto assumere più personale e garantire maggiori servizi».

LE CIFRE

  • 257 milioni la spesa annuale per i cani senza padrone
  • 1,74 euro/cittadino la spesa dei Comuni
  • 2,5 euro/cittadino la spesa delle Asl
  • 1 cane ogni 3-6 cittadini
  • 1 controllo/anno ogni 6.000 abitanti per il rispetto della legge 281/99

(Fonte: IV rapporto “Animali in città” di Legambiente)

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