Campi roventi

Siccità nei campiQuattro mesi di caldo intenso, con alcune precipitazioni estreme che hanno messo in ginocchio diverse aree del paese, urbane e rurali. Quella che ci lasciamo alle spalle è la terza estate più calda per l’Italia, secondo il Cnr-Isac, dal 1800 a oggi. La prima in graduatoria resta la stagione del 2003, poi quella di tre anni fa. E adesso l’estate del 2015 con un luglio da record: 3,5 gradi centigradi sopra la media mensile nel periodo di riferimento (1971-2000). A livello mondiale invece giugno, luglio e agosto superano ogni record, secondo le rilevazioni del National centers for environmental information (Noaa). A conferma che i cambiamenti climatici sono ormai in atto, mettendo a dura prova, come si evidenzierà all’Expo di Milano il prossimo 20 ottobre nel convegno organizzato da Legambiente, anche il comparto agricolo.

Irrigazione soccorso

Acqua di soccorso
Ma quali effetti ha avuto questa estate rovente sull’agricoltura di casa nostra, che cosa bisogna attendersi per la produzione del made in Italy? Il quadro, almeno in linea generale, per la verità sembra rassicurante: «C’è stato un susseguirsi della primavera e dell’estate con un andamento di normalità, anche se l’estate ha presentato temperature più elevate rispetto alla media degli ultimi anni – spiega Domenico Mastrogiovanni del dipartimento economico della Confederazione italiana agricoltura – Questo ha evitato dei picchi di difficoltà, a differenza dell’estate precedente. Per quanto riguarda la vendemmia siamo tornati a produzioni nella media degli ultimi cinque anni, con 46-47 milioni di ettolitri». Anche Stefano Masini, responsabile Ambiente e territorio di Coldiretti, conferma: «Per le due colture mediterranee del nostro made in Italy per eccellenza, olivo e vite, si può parlare di una buona annata, nonostante le difficoltà di tenere sotto controllo la mosca olearia. Questa vendemmia sarà particolarmente interessante sia per quantità, sia per qualità». Il merito starebbe soprattutto nel fatto che il comparto agricolo durante gli ultimi anni ha investito proprio sulle reti irrigue, spostandosi da metodi che prevedono elevati consumi di acqua verso soluzioni che permettono di ottimizzare le risorse idriche e affrontare le siccità sempre più prolungate. Così le colture che ne hanno più bisogno possono godere di adeguati sistemi d’irrigazione che integrano la mancanza di piogge con le cosiddette “irrigazioni di soccorso”. Dove questo non è avvenuto le cose sono andate in maniera diversa: «Per la vite in Toscana, ad esempio, le perdite si attestano sul 10% della produzione» spiega Mastrogiovanni.  E anche altrove c’è da credere che le prolungate siccità non siano passate indenni.

Grandine killer
Le precipitazioni estreme, comprese le grandinate, rappresentano poi l’altra faccia del problema con tanto di sradicamenti delle colture, capannoni scoperchiati, campi allagati. Contro questi fenomeni è assai difficile mettere in campo delle protezioni strutturali, con le Regioni che si rincorrono nel dichiarare lo stato di calamità naturale. «Bisognerebbe adottare misure adeguate di mitigazione, in particolare per quanto riguarda il deflusso delle acque che travolgono terreni coltivati – spiega Masini – Ad esempio aree di laminazione per l’esondazione controllata di fiumi e torrenti, infrastrutture a cielo aperto ormai essenziali insieme a una nuova pianificazione». Dove non si può intervenire in termini di prevenzione e mitigazione bisogna dotare gli agricoltori di forme di sostegno e compensazione come ad esempio la stipula di assicurazioni.

Dryocosmus kuriphilus

Parassiti importati
Ma non finisce qui. Perché l’aumento delle temperature insieme alla crescente variabilità dell’andamento meteorologico ha l’effetto di alterare, oltre ai cicli produttivi, anche la diffusione di patogeni e insetti nocivi per le piante. Le temperature più elevate e la bassa umidità della scorsa estate hanno aiutato a ridurre la diffusione di malattie, che spesso sono favorite da ambienti umidi, ma hanno influenzato anche i cicli biologici degli insetti. L’estate 2014 al contrario, con forte umidità e temperature più miti, ha favorito la diffusione di malattie. «Il problema è particolarmente importante per chi pratica agricoltura biologica» aggiunge Masini. E il conto è impietoso. L’ingresso di parassiti “alieni”, introdotti tramite gli scambi commerciali e favoriti da condizioni ambientali vantaggiose a causa del cambiamento climatico, secondo Coldiretti ha provocato nel 2014 un miliardo di danni. Basti pensare alla famigerata Xylella, proveniente dalle Americhe, che ha messo in ginocchio nel Salento l’olivicoltura; alle castagne la cui produzione è scesa a un terzo rispetto a dieci anni fa a causa di un insetto giunto dalla Cina, il Dryocosmus kuriphilus, che provoca sulla pianta l’insorgenza di galle. O ancora al miele di acacia, castagno, agrumi e millefiori dimezzato per l’arrivo nel nostro paese di un coleottero d’oltreoceano, l’Aethina Tumida, che attacca la popolazione di api. «Non è facile gestire problematiche di questo genere, assai diverse dal passato anche per le forme con cui si manifestano, adattando le scelte colturali e anche la gestione delle produzioni – continua Masini – La formazione diventa quindi molto importante e nei piani di sviluppo rurale la consulenza è una delle misure più importanti».

Consulenza preziosa
La consulenza specializzata è uno dei punti chiave evidenziati da Marcella Cipriani, consigliere dell’Ordine nazionale dei dottori agronomi e forestali: «I sistemi complessi devono essere interpretati da chi ha gli strumenti di conoscenza per farlo, potendo così interpretare eventi particolari per valutare le soluzioni ottimali, che devono sempre derivare da un elevato livello di conoscenza delle specifiche situazioni e del territorio». È il nuovo orizzonte per gli agricoltori nell’epoca del global warming: non solo gestire le proprie colture ma diventare sentinelle del clima, manutentori ambientali. Per tutelare se stessi e il territorio in cui operano.

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