Calenda: “Addio al carbone entro il 2030”

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“L’uscita dal carbone è possibile già nel 2025-2030”.  Ad averlo annunciato è il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, davanti alle commissioni Ambiente e Attività produttive, riunite ieri a Montecitorio per seguire la presentazione della bozza di Strategia energetica nazionale (SEN). Al documento dovranno ispirarsi le politiche energetiche e climatiche dell’Italia dal 2020 al 2030.

«Prima di prendere questa decisione, dobbiamo sapere che l’uscita totale dal carbone tra il 2025 e il 2030 è possibile – ha detto Calenda – Costerà circa 3 miliardi di euro in più rispetto allo scenario base, e dovrà essere affrontato il tema delle tempistiche autorizzative per nuove centrali e nuove infrastrutture».

Per quanto riguarda lo sviluppo delle rinnovabili, il ministro ha spiegato che il target del 2020 è stato raggiunto e che per il 2030 si punta a una quota pari al 27% del consumo complessivo di energia.  Per quanto riguarda le energie pulite quindi, la proposta dei ministri non si scosta dai target europei nonostante le soglie previste per il 2020 siano state già raggiunte. Su questo aspetto è critico Edoardo Zanchini, vice presidente di Legambiente: «Gli obiettivi di penetrazione delle rinnovabili al 2030 si limitano a recepire gli obiettivi europei, quando l’Italia potrebbe, per le risorse che ha, e dovrebbe fare molto di più. Se non innalziamo almeno al 35% gli obiettivi, non riusciremo mai a dare il contributo a livello europeo previsto per stare dentro gli obiettivi dell’Accordo di Parigi».

Nessun incentivo per le energie pulite, in particolare il fotovoltaico, se non tramite la partecipazione a gare, che dovrebbero assicurare contratti di lungo termine e avvantaggiare gli impianti più grandi. Gli annunci sull’efficienza energetica, invece vanno dalla revisione del meccanismo delle detrazioni fiscali all’introduzione del Fondo di garanzia per l’eco-prestito, oltre che di «misure specifiche per la riqualificazione edilizia ed efficienza energetica anche nel social housing, per prevenire la povertà energetica».  Critico Zanchini, per il vicepresidente di Legambiente: «per le rinnovabili e l’efficienza quanto previsto non consentirebbe di raggiungere in alcun modo gli obiettivi. Oggi gli investimenti sono ridotti all’osso le proposte non riusciranno a smuovere gli investimenti, in particolare nel settore edilizio, nei trasporti e nelle fonti rinnovabili, anche per la vaghezza dei contenuti e il ruolo limitato previsto per l’autoproduzione e la generazione distribuita».

La testata è nata nel 1978 con il nome di Ecologia (diventerà La Nuova Ecologia l'anno successivo) insieme ai primi gruppi ambientalisti... Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia
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