Buste sott’occhio

_MG_7301 2
In Italia c’è ancora un “sacco” d’illegalità. E il gioco di parole stavolta è quanto mai opportuno. Perché nonostante siano passati cinque anni dal divieto di commercializzare i sacchetti monouso in polietilene, gli shopper fuori norma sono ancora presenti sul mercato. Lo dimostra l’ultima indagine condotta da Legambiente per capire quanti fra i sacchetti commercializzati come biodegradabili e compostabili, recanti persino i marchi di legge, contengano una quantità di polietilene non consentita. «Abbiamo analizzato 26 campioni e su 22 ci sono tracce di polietilene – spiega Paola Rizzanelli, ricercatrice del Cnr che ha analizzato i sacchetti prelevati dai “clienti misteriosi” in 26 punti vendita distribuiti da nord a sud della Penisola – Sei di questi contengono polietilene in quantità fuori norma. Inoltre, in due campioni il contenuto è “non inferiore al 7%”. Si tratta di buste che a prima vista sembrano regolari e conformi allo standard Uni En 13432, con tanto di marchi. Ma gli esami di laboratorio, che abbiamo documentato con le nostre telecamere (vedi box La Nuova EcologiaTV, ndr), rilevano la presenza di polietilene talvolta in quantità superiore al limite di legge dell’1%.

Le analisi del Cnr di Catania: non conformi 6 sacchetti su 26

Falsi al mercato
«Le grandi catene sono state più attente fino ad oggi, però la nostra indagine dimostra che anche questo circuito non è esente dal fenomeno – denuncia Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente – Il mercato italiano dei sacchetti è infestato da soggetti illegali. E questa è una questione da risolvere una volta per tutte, non solo a vantaggio dell’ambiente». Il problema, del resto, va ben oltre le catene dei supermarket.  Basti dire che l’unità antiabusivismo dei vigili di Milano a marzo 2015 ha sequestrato 100 milioni di sacchetti illegali. «I sacchetti non a norma sono molto frequenti nei mercati scoperti, quelli della frutta e verdura. In alcuni casi – racconta Oriano Brianzoli, commissario della polizia locale di Milano – vengono contraffatti anche i marchi che indicano il rispetto della legge». Non solo, c’è anche chi vende agli esercenti buste di plastica con la dicitura “per uso interno”, ma poi il commerciante la dà al cliente anche se non può uscire dal negozio. All’orizzonte si annuncia inoltre la presentazione di una vasta indagine realizzata in tutta Italia dalla Guardia di Finanza di concerto con il ministero dell’Ambiente sul rispetto della legge 28 del 2012, con un focus specifico sulle attività commerciali in Sicilia e Calabria. Seguiremo gli sviluppi su www.lanuovaecologia. it, intanto siamo in grado di dire che sono stati sequestrati, in discount ed esercizi commerciali alimentari, oltre 200mila shopper non conformi a seguito di analisi di laboratorio. Un fattore di rischio per le specie marine vittime della marin litter. La plastica infatti, secondo i dati di Goletta Verde, rappresenta circa il 95% dei rifiuti in mare, con un danno enorme alla catena alimentare. Ma anche i risvolti economici non sono da sottovalutare: «Liberare il mercato dagli shopper illegali significa d’altro canto aprirlo a una parte dei produttori di bioplastiche compostabili, che oggi non possono vendere, con un aumento degli investimenti nel settore che garantirebbero una prospettiva diversa a chi produce i sacchetti correttamente all’interno dei poli chimici» riprende Stefano Ciafani. Circa 40mila tonnellate di plastica non conforme, pari alla metà dei sacchetti in circolazione in Italia, secondo una ricerca di Plastic Consult per Assobioplastiche, fanno perdere alla filiera legale circa 400 milioni di euro. Il danno per lo Stato è di 17 milioni di euro, che sale a 30 considerando che gran parte del prodotto illegale è anche sommerso. I maggiori costi di smaltimento dati dalla presenza della plastica nell’organico, ovvero del sacchetto non conforme che il cittadino ignaro della truffa usa per raccogliere l’umido, ammontano a 50 milioni. Questo perché produrre fuori legge costa la metà: un chilogrammo di bioplastica costa circa 4 euro, mentre un chilogrammo di mate riale in polietilene ne costa due. Sul mercato però vengono venduti allo stesso prezzo, rendendo alla filiera illegale grandi guadagni.

Cashier totaling grocery purchases No third party sales.

Norma modello
Eppure il divieto di commercializzare i sacchetti in plastica è un fiore all’occhiello della normativa ambientale italiana. L’Italia infatti è stato il primo paese in Europa a dichiarare guerra all’usa e getta con la legge 28 del 2012, ben prima che l’Unione Europea adottasse la direttiva sulla riduzione dei “lightweight plastic bags”. Un fronte che si allarga anche Oltreoceano, visto che a maggio il Consiglio comunale di New York ha approvato una tassa di 5 centesimi di dollaro per ogni sacchetto per l’asporto di merci di plastica o carta venduto a partire dal mese di ottobre. «In Italia la legge è in vigore da anni e ancora non si è in grado di farla rispettare con le giuste sanzioni – commenta Francesco Ferrante, vicepresidente del Kyoto Club che da senatore ha fatto introdurre nella Finanziaria 2007 la regolamentazione sulle buste di plastica – In questo lassismo delle autorità persino le grandi catene fanno finta di niente e c’è la dimostrazione che “fatta la legge trovato l’inganno”: si commercializzano per compostabili sacchetti che in realtà non lo sono». La legge prevede multe da 2.500 a 25.000 euro, con aumento fino a 100.000 se la violazione riguarda quantità ingenti di sacchetti o un valore della merce superiore al 20% del fatturato del trasgressore. Cifre che non spaventano chi produce e distribuisce tir di plastica fuorilegge “mimetizzata” dietro dichiarazioni truffa.

Futuro bio
Nonostante tutto bisogna comunque dire che il consumo di buste di plastica in Italia sta calando, a conferma che quella intrapresa è la strada giusta. «In prospettiva – chiosa Francesco Ferrante – una norma analoga a quella delle buste penso che vada fatta per le stoviglie, che scoraggi l’uso di quelle usa e getta e promuova quelle compostabili». A vantaggio dell’ambiente e della (bio)economia.

Giornalista ambientale, per La Nuova Ecologia cura le sezioni inchiesta e storie. Per il canale video LanuovaecologiaTV realizza dirette streaming, video interviste e il montaggio di video servizi. Contatti: loiacono@lanuovaecologia.it @francloia
Ultimi articoli di

Un pensiero su “Buste sott’occhio”

Parliamone

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *