Bussi, 10 condanne per la discarica dei veleni

La Corte d’Assise d’appello dell’Aquila ha ribaltato la sentenza di primo grado sulla Montedison  e riconosciuto le aggravanti nel reato di “disastro ambientale”. Legambiente: ““Per il popolo inquinato è arrivata finalmente aria di giustizia”

Discarica di Bussi

“Per il popolo inquinato di Bussi è arrivata finalmente aria di giustizia. Oggi, con 10 condanne a pene variabili tra i 2 e i 3 anni, la Corte d’Assise d’appello dell’Aquila ha ribaltato la sentenza di primo grado sulle discariche dei veleni della Montedison scoperte a Bussi e riconosciuto le aggravanti nel reato di “disastro ambientale”, che di fatto ha interrotto la prescrizione e il reato di “avvelenamento colposo delle acque”. Reati commessi da chi ha inquinato per anni quell’area, sversando veleni nei terreni con la contaminazione delle falde acquifere, e che finalmente pagherà per quello che ha fatto. Una sentenza che finalmente porta un vento di giustizia, negata per anni. Ora si lavori per il ripristino ambientale e una completa ed esauriente bonifica del sito senza perdere più altro tempo e senza far passare altri anni, come invece è successo fino ad ora”, così Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente commenta la sentenza d’appello sulla discarica dei veleni della Montedison scoperta a Bussi nel pescarese nel 2007. Il processo di primo grado si era concluso nel 2014 senza condanne.

 La sostanziale modifica della sentenza di primo grado ha prodotto risarcimento danni e provvisionali a carico degli imputati subito esecutivi e quantificati per oltre 3 milioni di euro. Di cui circa 1 milione all’ATO, 500.000 euro alla Regione Abruzzo, 200.000 euro ai comuni e 15.000 euro alle associazioni ambientaliste.

 Legambiente, che è tra le parti civile del processo, continuerà la sua battaglia per il ripristino ambientale dell’area. “Dieci anni fa si sollevava il vaso di pandora sulla discarica illegale di veleni chimici più grande d’Europa che per anni ha avvelenato l’ambiente, la salute dei cittadini e danneggiato l’economia di questi territori. Ad oggi – aggiunge Giuseppe Di Marco, presidente Legambiente Abruzzo – le attività di bonifica latitano. Per questo chiediamo che si lavori per il risanamento dell’area e poi per un suo rilancio, perché i cittadini hanno diritto alla restituzione di un territorio finalmente libero dai veleni e di un futuro proietto sulla green economy”.

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