Così il miele
ripara il nostro dna

miele fa bene 
Non solo buono. Il miele è anche un alleato per ridurre il rischio di sviluppare tumori, patologie della tiroide e malattie neurodegenerative. Come dimostra uno studio della nutrizionista Renata Alleva, nutrizionista, ricercatrice dell’Irccs Rizzoli e membro dell’associazione Medici per l’ambiente, condotto in collaborazione con Conapi, il consorzio che riunisce più di 600 apicoltori italiani, e il marchio Mielizia. Da tempo si sa che le api sono un indicatore fondamentale sullo stato di salute dell’ambiente: se il loro numero diminuisce a causa dell’eccessivo uso di pesticidi, vengono messi a rischio il benessere e la sopravvivenza dell’uomo. Ma lo studio della professoressa Alleva, presentato a Milano insieme a Daniela Sciarra (coordinatrice del settore agricoltura di Legambiente) e Fabio Teffetani (docente di botanica all’Università delle Marche e presidente del Pesticide action network–Italia), ha permesso di scoprire nuovi effetti benefici che le api possono produrre (anche se in maniera diretta) sulla nostra salute.

La ricerca si basa sulla nutraceutica, una disciplina che analizza le proprietà curative degli alimenti, equiparati a veri e propri farmaci. Dopo aver scoperto che l’acido folico assunto prima di una gravidanza riduce il rischio di malformazioni come la spina bifida nei neonati, e che l’olio extravergine d’oliva può avere effetti antidolorifici uguali a quelli dell’ibuprofene, è ora il turno del miele che, grazie a un alto contenuto di flavonoidi dal forte potere antiossidante, riesce ad agire direttamente sul Dna, aiutando a riparare i danni provocati da sostanze chimiche come i pesticidi.

La nostra diretta  della presentazione

In particolare il Clorpirifos e il Glifosato, al centro delle polemiche proprio in questi giorni: nonostante i dubbi sulla sua sicurezza, a breve l’Unione Europea potrebbe rinnovare il permesso di usarlo per altri 15 anni. Queste sostanze, e i residui che contaminano alimenti, acqua e suolo, possono modificare i geni e favorire lo sviluppo di diverse malattie. Per questo, lo studio della dottoressa Alleva si è concentrato su come migliorare la capacità del Dna di auto-ripararsi bloccando l’azione dei radicali liberi. Nella prima fase sono stati condotti alcuni test in laboratorio, che hanno permesso di scoprire che il tipo di miele più ricco di flavonoidi è quello di bosco, ancora poco diffuso in Italia ma molto amato nel Nord Europa. Nella seconda, la professoressa ha “testato” la teoria con uno screening dal vivo grazie a un esperimento condotto vicino alle coltivazioni intensive di mele in Val di Non. Un’area in cui, soprattutto in alcuni periodi dell’anno, l’esposizione ai pesticidi è molto forte. «Per dieci giorni, in tre diversi periodi dell’anno, con esposizione rispettivamente bassa, media e alta alle sostanze chimiche – ha spiegato Renata Alleva – abbiamo chiesto a un gruppo di volontari di seguire una dieta controllata e di mangiare ogni giorno 50 grammi di miele. I risultati hanno confermato i dati di laboratorio: i flavonoidi del miele contrastano la formazione di radicali liberi dell’ossigeno, e migliorano la velocità di riparazione del Dna».

Ma se il miele fosse a sua volta contaminato? «Nei campi trattati con pesticidi non crescono fiori, e le api che entrano in contatto con prodotti chimici muoiono: il rischio è sostanzialmente inesistente – ha spiegato Diego Pagani, presidente di Conapi – Inoltre, per legge i residui di pesticidi nel miele devono essere pari a zero». Anche se a fare la differenza è sempre l’attenzione del consumatore. Se il miele biologico prodotto in Italia è più che affidabile, non sempre si può dire lo stesso dei marchi industriali che usano miscele diverse, magari importate dall’estero (secondo l’allarme lanciato da Coldiretti in questi giorni, il fenomeno riguarderebbe un barattolo su due). Minore è la tracciabilità, maggiore è il rischio di incappare in vere e proprie frodi alimentari. Come nel caso del finto miele made in China, creato in laboratorio sintetizzando zuccheri di riso cui a posteriori viene aggiunto il polline.

 

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