Con una schiacciante maggioranza il Parlamento europeo ha votato l’altro ieri in difesa delle Direttive europee Habitat e Uccelli, i due pilastri della protezione della biodiversità nel vecchio continente, che da anni rappresentato il riferimento e la base giuridica e scientifica per la tutela dell’avifauna e delle specie e gli habitat più preziosi d’Europa.

Nell’ambito della revisione intermedia sulla Strategia per la biodiversità al 2020, il cosiddetto “fitness check”, la Commissione e il Parlamento Europeo erano stati infatti chiamati a esaminare lo stato di salute delle due Direttive, il cui depotenziamento, a cui aspirano alcune forze politiche e qualche Stato membro, avrebbe rischiato di farci compiere un passo indietro nella tutela della natura.

Le valutazioni positive sull’efficacia delle due Direttive che gli uffici di Bruxelles hanno registrato durante tutto il periodo del “check”, oltre al voto favorevole del Parlamento, hanno così scongiurato che venisse meno uno strumento fondamentale per la protezione della biodiversità. Ma per vincere questa battaglia è servita anche la grande mobilitazione popolare che cento associazioni ambientaliste europee coalizzate nella campagna “Allarme Natura”, tra cui Legambiente, hanno promosso raccogliendo, in poco tempo, oltre 500mila firme a sostegno della petizione popolare on-line con cui chiedevamo alle istituzioni Europee di non modificare le due Direttive.

Abbiamo più volte ricordato, anche come coalizione tra le associazioni europee, che le due Direttive se correttamente applicate sono uno strumento fondamentale per mettere in campo, a livello nazionale e comunitario, politiche di conservazione della biodiversità in grado di orientare la eco-compatibilità di settori produttivi importanti come l’agricoltura, l’allevamento e il turismo.

Basti pensare che oggi, grazie alla Rete Natura 2000, istituita dalla direttiva Habitat adottata nel 1992, viene garantito il mantenimento e, dove necessario, il ripristino di uno stato di conservazione soddisfacente degli habitat naturali e seminaturali e la protezione delle specie d’interesse comunitario su circa il 18% delle aree terrestri europee e il 6% di quelle marine. La più grande rete ecologica del mondo che, insieme alle azioni di tutela che gli Stati membri devono mettere in campo, può garantirci l’obiettivo di frenare la perdita di biodiversità entro il 2020 e porre rimedio ai danni che il cambio climatico provoca a specie, habitat e paesaggio.

Pur nella legittima soddisfazione di celebrare una vittoria, non dobbiamo dimenticare però che ad oggi le due Direttive sono spesso inapplicate in molte parti d’Europa e in Italia in particolare. Visto che siamo lo Stato membro che ha avuto, in questi anni, un numero significativo di multe e siamo stati protagonisti, in negativo, di numerose procedure d’infrazione proprio per una cattiva applicazione delle Direttive stesse.

Ad oltre vent’anni dall’emanazione della Direttiva habitat, ad esempio, in Italia come in altri Stati europei, la sua applicazione lascia ancora a desiderare visto che non si è concluso l’iter per l’approvazione degli strumenti e dei piani di tutela delle specie e gli habitat che le due direttive tutelano. Mancano finanziamenti adeguati, manca una volontà politica concreta di rendere efficaci le misure di conservazione per specie e habitat.

C’è ancora tanto da fare ma sarebbe stato peggio se le istituzioni europee avessero cavalcato l’onda lunga della “deregulation” nel settore della natura e della biodiversità. Questo primo risultato positivo, però, dobbiamo utilizzarlo per far crescere l’attenzione dei cittadini europei verso la richiesta all’Ue di rafforzare le Direttive invece di indebolirle tramite il processo di revisione. Appuntamento ad Aprile, dunque, quando la Commissione presenterà i risultati del “fitness check”, per ricominciare con una nuova mobilitazione per la tutela della natura d’Europa.

Responsabile nazionale Aree protette e biodiversità di Legambiente
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