Chi blocca il green act?

Cinquecento giorni. Tanti ne sono passati (siamo generosi, togliamo i festivi) da quando Matteo Renzi annunciava via Twitter il green act. “Facciamo sul serio” scriveva il 2 gennaio del 2015, esplicitando come nel giro di poche settimane, a marzo, sarebbe quantomeno cominciato l’iter. E invece di questo ambizioso provvedimento, che dovrebbe orientare l’economia del paese verso l’efficienza e l’innovazione, s’è persa lentamente traccia. O meglio, prima è slittato a giugno (altri tweet dei diversi responsabili di dicastero lo confermano), poi a novembre in vista della Cop21. La buona volontà da parte del ministro Galletti, intorno al quale il progetto dovrebbe prendere forma, certamente non manca: “È un’occasione storica ­ ripeteva in autunno a Rimini durante gli Stati generali della Green economy ­ Però bisogna aspettare la direttiva Ue sull’economia circolare”. Risultato? Bruxelles ha adottato a dicembre il pacchetto su recupero di materia e abbattimento degli sprechi, che adesso entra nel vivo dell’articolato. Ma è passato un altro semestre e siamo da capo: il green act rispunta nell’ultimo “Documento di economia e finanza” e il cronoprogramma lo rimanda al 2017. Ci sarà da fidarsi?

Nel dubbio il green act abbiamo deciso di proporlo noi. Anche perché intanto è arrivato un nuovo ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, che pure è parte in causa in questo disegno. E sono arrivate anche nuove promesse da parte del premier, come quella di raggiungere (eravamo nel pieno della campagna referendaria contro le trivelle) il 50% di energia da fonti rinnovabili entro il 2018. Perciò, proviamoci. Nel servizio di “Primo piano” trovate le slide con l’ipotesi avanzata da Legambiente e un sito web, www.rivoluzionecircolare.it, sul quale mettere a punto in forma collaborativa la road map verso l’economia low carbon. L’urgenza, semmai a qualcuno sfugga, sta in un dato: le emissioni in Italia durante il 2015, secondo Eurostat, sono cresciute del 3,5% (nel 2014 erano scese del 6,9%, complice il contributo dell’idroelettrico, poi ridimensionato dalle mutate condizioni meteo) a fronte dello 0,7% in Europa. Ma il nostro Pil, sempre lo scorso anno, è aumentato soltanto dello 0,7% contro l’1,7% dell’Eurozona. Significa che ci vuole una svolta immediata d’innovazione perché l’Italia recuperi competitività e interpreti a pieno la sfida della Cop21.

Ma nel sommario gli argomenti su cui soffermarci sono anche altri. A partire dall’indagine in esclusiva sulla conformità degli shopper che presentiamo nell’inchiesta di pagina 40: a cinque anni dalla messa al bando delle buste di plastica circola una quantità ancora importante di materiale non compostabile. Lanciamo un allarme che meriterà ulteriori verifiche al fianco delle forze dell’ordine impegnate su questo fenomeno: seguiteci su www.lanuovaecologia.it per conoscere gli sviluppi. Poi tanti suggerimenti per migliorare gli stili di vita, le cronache dai territori e l’invito (a pagina 89) alle prime “Festambiente” della stagione: un luogo nel quale l’idea di una comunità che cambia attraverso il dialogo diventa pratica effettiva.

Marco Fratoddi ha diretto La Nuova Ecologia dall'aprile 2005 all'ottobre 2016. Contatti: marco.fratoddi@tiscali.it, 3357417705
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