Le biomasse a filiera corta nei parchi funzionano: producono energia e rispettano l’ambiente, incrementando la cura e la manutenzione del territorio, in particolare dei boschi, e ottimizzando l’uso delle risorse agricole, attraverso la gestione dei residui, delle potature e delle ceneri.

Lo ha dimostrato il progetto BioEUParks, selezionato come una delle quattro “success stories”, che sono state presentate a Bruxelles il 6 ottobre 2016 nell’ambito della conferenza dal titolo “Bioenergy in the EU: Converting policies into impacts. Achievements of Intelligent Energy Europe”. L’evento, promosso dal programma Intelligent Energy Europe (IEE), ha visto la partecipazione di Legambiente, capofila del progetto, che ha esposto quelle che sono state le maggiori sfide affrontate nel corso di tre anni. BioEUParks, infatti, nasce per rispondere ad una domanda cruciale, ovvero se è possibile coniugare conservazione della biodiversità con lo utilizzo sostenibile delle biomasse legnose a scopo energetico. La risposta implica necessariamente il rispetto di alcuni principi di sostenibilità ambientale e sociale grazie ai quali si attribuisce al bosco e alle attività esso collegate, una nuova funzione economica e di valorizzazione delle risorse del territorio. Sulla base di questi principi sono state sviluppate delle catene brevi di approvvigionamento di biomassa legnosa proveniente da foreste gestite in modo sostenibile, e da residui agricoli, in cinque parchi europei in Austria, Ungheria, Slovenia, Italia e Grecia.

Questa scelta implica un nuovo modo di vedere il ruolo dei parchi, non solo come i principali soggetti garanti della conservazione della natura che tenga conto della gestione forestale sostenibile, ma attori chiave nella crescita dell’economia circolare e nella promozione dello sviluppo locale.

«Il risultato è stato notevole – ha dichiarato il Responsabile Parchi e Aree protette di Legambiente Antonio Nicoletti – il modello messo a punto dai partner, incentrato sulla filiera corta delle biomasse, ha portato alla realizzazione di 11 catene di approvvigionamento locali (attivate nei cinque parchi europei), per un totale di 100.000 MW di energia termica prodotta da legna da ardere, pellet e cippato e 33.000 tonnellate di CO2 risparmiata. Ciò ha permesso alle aree protette di avere un modello a cui riferirsi per riconvertire la filiera bosco-energia dai grandi impianti, dannosi per l’ambiente, a impianti di piccole dimensioni diffusi sul territorio».

Responsabile nazionale Aree protette e biodiversità di Legambiente
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