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Domenica 5 marzo prende il via il mese della mobilità dolce e delle giornate delle Ferrovie non dimenticate, promosso da Legambiente insieme a Co.mo.do, Confederazione della Mobilità dolce, giunto alla X edizione, anche grazie alla passione di molti circoli sui territori che hanno adottato ferrovie dismesse, lavorano sulla promozione o realizzazione di ciclabili, sentieri, cammini e una corretta infrastrutturazione e fruizione dolce del paesaggio.

La Giornata, che dall’anno scorso ha preso la forma plurale, nel mese della mobilità dolce, quest’anno si concluderà il 9 Aprile, e parte con una iniziativa nell’Italia Centrale duramente colpita dal terremoto, dove la ricostruzione non può prescindere dai principi della mobilità dolce, e si concluderà con un convegno nazionale in Friuli, lungo la Sacile-Gemona, una delle 18 linee turistiche contenute nella legge sulle ferrovie turistiche recentemente approvato alla Camera. Sempre in Friuli partirà una due giorni della mobilità dolce che si chiuderà con una maratona ferroviaria lungo le linee transfrontaliere con la Slovenia per focalizzare l’attenzione sulla capacità dei treni, delle ciclabili e dei cammini di disegnare geografie senza confini.

“In un momento in cui molti vogliono erigere muri per difendere le piccole patrie – dice Legambiente – noi pensiamo sia meglio riaprire i cammini che hanno consentito alle diverse culture di conoscersi e di rispettarsi. Il lavoro sulla mobilità dolce per Legambiente vuol dire collaborare con altre associazioni tematiche per valorizzare il paesaggio italiano delle aree rurali e dei piccoli comuni, attraverso la difesa delle linee ferroviarie minori, la riapertura di quelle ancora ripristinabili per il trasporto pubblico locale o di treni turistici, come sta facendo meritoriamente Fondazione Fs, per esempio sulla Transiberiana d’Italia, Sulmona Carpinone, o ancora il riutilizzo dei sedimi, al momento non recuperabili, quali Greenways ciclo pedonali (come è stato fatto per la Spoleto Norcia e come si potrebbe fare per la Fermo Amandola). Ma anche valorizzare le ciclovie, i percorsi ciclabili, le ippovie, i Cammini storici, religiosi, naturali, enogastronomici, le strade bianche, i tratturi e le alte vie che grande sviluppo stanno ottenendo per vivere la bellezza del paesaggio italiano e dare valore all’Italia dei piccoli borghi”. Insomma, di strada da fare, dolcemente, ce n’è tanta.

 

La testata è nata nel 1978 con il nome di Ecologia (diventerà La Nuova Ecologia l'anno successivo) insieme ai primi gruppi ambientalisti... Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia
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