Beni confiscati, presidio al Senato

Il valore è immenso, si parla di 30 miliardi, ma oltre il 90%, sottratto alla criminalità, oggi fallisce.  E la riforma del Codice Antimafia è ferma a Palazzo Madama. Proprio qui davanti il 7 marzo la manifestazione di Cgil, Libera, Avviso Pubblico e Polis per il varo definitivo del testo

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Sono 19.157 i beni definitivamente confiscati alle mafie, con procedimenti di sequestro preventivo, a cui si aggiungono 2.876 aziende. Altri 20mila circa sono i beni confiscati attraverso procedimenti di natura penale. Il valore è immenso, si parla di 30 miliardi, ma oltre il 90%, sottratto alla criminalità, oggi fallisce. Di qui la necessità di una riforma del Codice antimafia, la normativa che si occupa della materia. Ma la riforma, approvata nel novembre 2015 dalla Camera, è ferma da allora al Senato, attualmente in Commissione Giustizia. Di qui la volontà della Cgil e di altre associazioni di indire un presidio il 7 marzo  davanti al Senato per chiedere il varo definitivo del testo. “Ormai non e’ più giustificabile questo ritardo – dice il senatore Pd Franco Mirabelli, capogruppo del partito in Commissione Antimafia – va subito chiuso il lavoro in Commissione Giustizia al Senato mantenendo integro l’impianto che è coerente con i documenti messi a punto dalla Commissione antimafia che le Camere hanno già votato e rispetto alla prima lettura della Camera”. Rassicura il capogruppo del Pd in Commissione Giustizia del Senato, Giuseppe Lumia. La riforma del Codice Antimafia, spiega, sarà all’esame della Commissione Giustizia del Senato la prossima settimana e andrà in Aula in tempi rapidi, “abbiamo chiesto al governo di chiudere le sue valutazioni in modo che l’iter possa riprendere velocemente e arrivare a conclusione”. Con la riforma l’ Agenzia per i beni sequestrati esce rafforzata, con sede centrale a Roma e un direttore (non per forza un prefetto) che si occuperà dell’amministrazione dei beni dopo la confisca di secondo grado.

Norme stringenti sono previste per gli amministratori giudiziari, che non potranno avere più di tre incarichi e non potranno essere parenti fino al quarto grado, ma neppure conviventi o “commensali abituali” del magistrato che conferisce l’incarico. Sequestri e confische sono previsti anche a chi favorisce i latitanti, commette reati contro la Pa o si macchi del delitto di caporalato, mentre si istituisce un Fondo di garanzia per sostenere le aziende sequestrate già finanziato. “I dati rendono evidenti quanto l’assenza di una riforma non aiuta lo Stato a utilizzare al meglio una risorsa economica straordinaria facendo perdere posti di lavoro e avvallando la tesi secondo la quale si lavora con le mafie. Questa per noi e’ una cosa insopportabile”, afferma Luciano Silvestri, responsabile Legalità e Sicurezza della Cgil Nazionale.

L’iniziativa del 7 marzo viene organizzata con le associazioni Avviso Pubblico, Libera, Polis e con l’auto Mehari di Giancarlo Siani, giornalista ucciso dalla camorra come simbolo di testimonianza della volontà di riscatto contro le mafie.

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