Basta scorciatoie

Rossella Muronidi Rossella Muroni *  

Non c’è lotta efficace contro le mafie in un paese corrotto. È questa la lezione più amara che emerge dalle cronache degli ultimi anni. Nelle pieghe delle corruttele la criminalità organizzata si insinua e si annida comodamente, dando vita a sperpero di denaro pubblico, opere inutili o mal realizzate, ruberie, disastri ambientali. È su questo intreccio perverso che il Rapporto Ecomafia accende i riflettori: nell’anno in cui due importanti leggi rimangono per ora lettera morta – quelle contro la corruzione e per l’introduzione dei reati ambientali nel codice penale – ci sembra fondamentale sottolineare la drammaticità della situazione e quanto le ecomafie siano penetrate nei meccanismi di gestione della cosa pubblica.

Non c’è scorciatoia, per uscire dalla crisi economica e sociale l’Italia deve guardarsi allo specchio e riconoscere che criminalità organizzata e corruzione minano alla base, nell’ossatura del paese, ogni possibilità di ripartenza. Il meccanismo è semplice: ogni nuova opera, meglio se di “interesse nazionale”, scatena l’inquinamento nel sistema degli appalti, il meccanismo corruttivo, facilitato ed esaltato dalla moltiplicazione dei poteri di interdizione, entra subito in azione ungendo gli ingranaggi giusti. È allora che le ecomafie puntano la preda e si insinuano in appalti, subappalti, commesse. Anche le emergenze in campo ambientale – affrontate utilizzando il meccanismo della deroga – diventano business per le ecomafie, e sembra davvero che lo Stato abbia perso il controllo del proprio territorio e del proprio apparato.

Dalla Terra dei fuochi alle vicende Mose ed Expo, dalla Tav alle autostrade, corruzione e criminalità organizzata vanno a braccetto sfruttando l’incapacità di governo, di controllo e di semplificazione che uno Stato moderno dovrebbe garantire. Lo abbiamo detto molte volte, la criminalità organizzata ha imparato a fare impresa ed è riuscita a prosperare raggiungendo tutte le latitudini d’Italia, sfruttando i beni comuni, distruggendo interi ecosistemi, affossando l’economia pulita. Lo abbiamo detto, ma pesano ugualmente come un macigno le parole del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco: “La criminalità organizzata, la corruzione e l’evasione fiscale non solo indeboliscono la coesione sociale, ma hanno anche effetti deleteri sull’allocazione delle risorse finanziarie e umane e sull’efficacia delle riforme in atto”. Insomma, fino a quando la lotta all’illegalità non diventerà un impegno reale per i governi, fino a quando i poteri forti e gli interessi personali bloccheranno, seduti fra i banchi del Parlamento, leggi giuste e urgenti come quelle contro la corruzione e gli ecoreati, non sarà possibile dare fiato all’economia, creare nuovo lavoro, bonificare i tanti angoli inquinati del paese, ristabilire un patto di coesione sociale fra cittadini e politici.

* direttore generale di Legambiente

Presidente nazionale di Legambiente, e-mail: presidente@legambiente.it
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