Basta abusi e condoni sull’Appia Antica

roma-appia-day-1Quando la intervistiamo è passato appena un mese dalla sua nomina a direttrice del Parco archeologico dell’Appia antica. Rita Paris, responsabile dei monumenti e delle aree archeologiche dell’area dalla metà degli anni Novanta, ha esperienza e memoria per individuare gli errori del passato e tracciare il futuro della Regina viarum: nuovi scavi, accessibilità, cura del patrimonio, lotta all’abusivismo. Per raggiungere traguardi ambiziosi e combattere lo spettro del condono serve l’impegno di tutti: Comune, Parco regionale, Vaticano. «In passato sono stati fatti errori, ora dobbiamo creare un esercito per l’Appia».

Rita ParisCom’è possibile che le auto passino sopra l’Appia, corridoio monumentale di un’area archeologica straordinaria?
Nel 1980 il sovrintendente Adriano La Regina ottenne la legge speciale a tutela delle antichità proprio perché fece conoscere a tutti i gravissimi danni che l’inquinamento delle auto provocava in questo museo a cielo aperto che è Roma. Dopo tanti anni, il traffico sull’Appia è addirittura peggiorato. Ora, d’intesa con le altre amministrazioni e con le associazioni, puntiamo a eliminare il traffico di attraversamento, di chi usa l’Appia come scorciatoia per raggiungere altri luoghi. Ci vuole un servizio pubblico che la renda percorribile e accessibile anche trasversalmente. Perché la strada si incunea nella città costruita, fa parte di tanti quartieri e tutti devono avere l’opportunità di poterla raggiungere con metro e bus… Ci si può perdere nella sua bellezza straordinaria. È un museo a cielo aperto, e come tale è stato trattato dagli interventi di restauro della metà dell’Ottocento a opera di Luigi Canina. Frammenti, iscrizioni, statue, elementi architettonici sono stati allestiti in una condizione straordinaria perché lasciati sul posto, dove ogni opera è nel suo contesto. Dall’altezza del mausoleo di Cecilia Metella in poi era stata messa una sbarra di legno e c’era un custode che disponeva con gli esperti la manutenzione da fare. I documenti d’archivio parlano di sessanta carrozze al giorno che percorrevano l’Appia per visitarla. Poi la sbarra è stata eliminata e tutto è andato a cascata libera.

Quanto è stata penalizzata l’area dalle proprietà private?
Moltissimo. Per consentire l’accesso alle ville si è dovuta rompere l’integrità della strada. I basoli dalla strada sono stati asportati per decorare gli ingressi delle residenze. È incredibile! Secondo il piano regolatore del ‘65 tutta l’Appia sarebbe dovuta diventare proprietà pubblica. Purtroppo le previsioni sono state totalmente disattese e l’area ha avuto un altro destino. Quelle poche ville che erano state costruite prima del piano sono state ampliate. E si è lasciato spazio all’abusivismo.

Si può ancora rimediare?
Le residenze costruite con licenza edilizia sono state la pena di Antonio Cederna. Ora però ci sono e alcune proprietà contribuiscono anche alla manutenzione dell’area. Quello che si deve fare è intervenire su quanto costruito abusivamente, a cui non va concesso il condono. Le altre amministrazioni devono aiutarci perché l’Appia è un pezzo di città. Qualcosa è di competenza del Comune, qualcosa dell’Ente parco, altro del Vaticano… Dobbiamo creare un esercito per l’Appia, lavorando con gli uffici municipali che si occupano dell’abusivismo, con i vigili per reprimere subito le illegalità e con l’ufficio condoni per fare in modo che gli abusi macroscopici non siano legittimati. Questa è la battaglia che stiamo facendo. E non intendiamo mollare.

Ci sono ancora reperti da scavare nell’area?
Oltre ai recenti scavi alla villa dei Quintili, negli ultimi anni abbiamo acquisito alcuni monumenti: a Campo di Bove, l’estensione del Triopio di Erode Attico, la lastra di Annia Regilla, i quattro ettari di Santa Maria Nova. Era dalla metà degli anni Ottanta che non se ne facevano e ce ne sono tanti altri da fare. Peraltro ora molti privati vorrebbero vendere: la condizione ideale per acquistare monumenti ignoti a tutti, che non possono restarsene chiusi dentro proprietà private e dimenticati.

Prima ha citato Antonio Cederna. Quali insegnamenti di ha lasciato?
Dalla sua prima inchiesta pubblicata nel ‘53 dalla rivista Il mondo, “I gangster dell’Appia”, ha denunciato quello che stava accadendo. E non ha più smesso. La sua opera ha smosso ministri e politici e ha avuto l’effetto di arrivare al piano regolatore del ‘65. Cederna è ancora attuale perché denunciava in modo propositivo, diceva “questo non deve accadere perché deve accadere quest’altro”. Purtroppo quello che denunciava è stato mille volte superato in negativo.

Eventi come l’Appia day sono utili per costruire un futuro di maggiore fruizione per l’area?
L’Appia day ha il merito di ricordare che l’Appia c’è e si può vivere. È come se dicesse ai cittadini: “Venite e visitate le sue bellezze”. Per il futuro occorre curare e far crescere il patrimonio culturale. La cura la facciamo con un importante piano di manutenzione programmato. Parallelamente, cerchiamo di far crescere il patrimonio con le risorse che ci sono. Ma questo significa recuperare gli errori del passato. E per l’Appia ne sono stati fatti tanti di errori.

Giornalista ambientale, per La Nuova Ecologia cura le sezioni inchiesta e storie. Per il canale video LanuovaecologiaTV realizza dirette streaming, video interviste e il montaggio di video servizi. Contatti: loiacono@lanuovaecologia.it @francloia
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