Auto inquinanti

epa05721681 A company logo at a Fiat car presented at the Brussels Motor Show in Brussels, Belgium, 16 January 2017. Reports earlier in January stated that the US Environmental Protection Agency EPA accused Fiat Chrysler Automobiles (FCA) of rigging more than 100,000 diesel-powered vehicles to deceive emissions tests. FCA shares tumbled some 18 per cent at the New York Stock Exchange, NYSE, following the  announcement, and caused a brief suspension of trading in FCA shares. The Brussels Motor Show runs from 14 to 22 January 2017.  EPA/STEPHANIE LECOCQ

La Commissione Europea, tirata in causa dalla Germania, ha deciso di aprire una procedura di infrazione contro l’Italia, a causa delle emissioni inquinanti delle nuove auto diesel prodotte dal gruppo Fca, in particolare della nuova Fiat 500. Se si dovesse arrivare a condanna definitiva, il contribuente italiano (lo stato) rischierebbe di pagare di tasca propria la scarsa propensione del nostro governo ad imporre al produttore nazionale le norme antinquinamento. Una conclusione che davvero non ci piace.
Proprio su nuovaecologia.it, con un post del 4 marzo scorso, denunciavamo l’ipocrisia del nostro governo che, dopo aver ufficialmente smascherato (analisi puntuali ed ufficiali del CNR) che numerosi modelli di auto (non solo Fiat) inquinano nella realtà il doppio o il quadruplo degli ossido d’azoto consentiti dalla norme “Euro 6”, si limitava a concludere che non erano state stabilite le prove di una violazione delle procedure di omologazione dei veicoli in questione. Come dire: l’inquinamento è certo, la causa anche, i sistemi di controllo (e il software che gestisce i motori) è costruito in modo da disattivare, con il motore caldo, i dispositivi antinquinamento, ma…nessun colpevole!
Conclusione del governo: tutto resta come prima. Ma ora la Commissione europea accusa il governo italiano di non aver fatto abbastanza. Una volta dimostrato l’inquinamento eccessivo, avrebbe dovuto chiedere alla Fiat modifiche immediate sui modelli inquinanti e una inversione di politiche industriali. Quello che sta accadendo in altri paesi. Il governo tedesco ha chiesto a Volkswagen modelli elettrici e plug-in. L’Italia niente. I lavoratori del gruppo VW pagheranno gli imbrogli ambientali dei dirigenti del gruppo e una conversione tardiva alla mobilità ibrida ed elettrica: sono previsti 30 mila licenziamenti, ma anche 10 mila nuove assunzioni per progettare e produrre nuovi veicoli elettrici. L’allarme si è diffuso persino tra i lavoratori Audi (sempre gruppo VW), in attivo di bilancio, con una strategia che non prevede modelli elettrici: in partecipatissime assemblee, gli 80 mila dipendenti tedeschi del marchio hanno votato la richiesta al management di conversione verso l’elettrico. Cosa aspetta il governo italiano a fare altrettanto? Cosa aspetta la Fiat? E, infine, cosa aspettiamo tutti noi, cittadini automobilisti o lavoratori dell’automotive a chiedere al governo di impegnare subito risorse economiche (almeno pari alle multe che rischiamo di pagare) in politiche di conversione della mobilità?

Segreteria nazionale Legambiente, socio fondatore, responsabile mobilità sostenibile e stili di vita (www.viviconstile.org). Autore di Vivi con stile (2007), Viaggiare leggeri (2008), Green Life, (2007). Twitter: ap_legambiente FB: viviconstile.org
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