Attivisti al vertice

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La Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite, Cop 21, non è fatta solamente di negoziati, cerimonie e summit di capi di Stato e di governo. A Le Bourget, qualche chilometro a Nord di Parigi, anche la società civile ha il proprio luogo d’incontro. Si chiama Espace Génération Climat: un complesso di 27mila metri quadrati a pochi metri dalle sale dove si decidono le sorti del pianeta. È qui che, dal primo dicembre e fino al termine del summit, 340 tra associazioni, ong ed altre realtà della società civile daranno vita a centinaia di dibattiti, conferenze, tavole rotonde e proiezioni di film a tema.

Percorrendo i due lunghi corridoi che abbracciano l’area è difficile farsi largo tra la folla: decine di persone aspettano in fila l’apertura delle porte dell’auditorium intitolato a Nelson Mandela per assistere ad un convegno. Un gruppo di ragazzi, seduti in cerchio in un angolo, improvvisa una riunione. In un’altra ala del sito, uno scienziato illustra su un maxi-schermo gli effetti dei cambiamenti climatici sulla barriera corallina. Neppure ai tavolini dei ristoranti biologici c’è posto. Attorno, centinaia di volontari presidiano gli stand delle organizzazioni non governative. Caroline, francese, 26 anni, accoglie i visitatori nell’area del Wwf: «Sono qui perché preoccupata per quello che può succedere. L’inquinamento, i cambiamenti climatici, i gas ad effetto serra minacciano il futuro della mia generazione». Alle persone che si avvicinano allo stand spiega che «quello che decideranno i governi non basterà. Dobbiamo essere noi cittadini a modificare i nostri comportamenti, ad adottare pratiche sostenibili nella nostra vita, a ripensare i nostri consumi, il nostro modo di alimentarci, le abitudini di tutti i giorni».

Alla vigilia dell’avvio ufficiale della Cop 21, i rappresentanti di una decina di associazioni sono stati ricevuti dal presidente francese François Hollande. Célia Gautier, responsabile francese del collettivo Réseau Action Climat (RAC, rete internazionale formata da oltre settecento ong ecologiste), ha spiegato all’agenzia Afp che, al momento, «tutto è aperto, tutto è possibile. Il risultato peggiore così come quello migliore. Ma se il governo francese sembra pragmatico, temo alcuni problemi. Primo fra tutti la gestione dell’India, che non è incline a firmare nulla che possa rappresentare un ostacolo al proprio sviluppo. Così come i paesi produttori di petrolio, che hanno tutto l’interesse a rallentare al massimo l’abbandono di tale fonte di energia».

Proprio al fine di “smascherare” le nazioni che si mettono di traverso, che mancano di sufficiente ambizione o che adottano posizioni incoerenti, la stessa RAC ha deciso di eleggere, ogni mattina, il “fossile del giorno”. A meritare il “premio”, nella prima giornata di lavori, è stato il Belgio, per la mancanza di politiche efficaci di lotta ai cambiamenti climatici. Secondo le proiezioni dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, è probabile infatti che il governo di Bruxelles possa risultare tra i pochissimi, nell’Ue, a mancare i propri obiettivi di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra.

Vivo in Francia, amo le passeggiate in montagna, le storie di Kapuściński, la neve, le persone appassionate, le descrizioni di Calvino, le canzoni di De Gregori, la Bretagna, Keynes, il peperoncino e il museo Marmottan. Faccio da dieci anni il giornalista economico e ambientale nella speranza di riuscire a lanciare un sassolino nello stagno: scrivere per fare eco all’eco non serve a niente. Detto ciò, il pomeriggio ideale è quello davanti ai fornelli in attesa di cenare con gli amici.
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