Andria, tragedia dell’incuria

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Convogli moderni, consegnati meno di dieci anni fa, ma una linea ferma alla metà del secolo scorso. E un probabile errore umano sul quale si sta cercando già in queste ore di fare chiarezza. Le immagini che arrivano dalle campagne di Andria, dove ieri mattina si sono scontrati due treni delle Ferrovie nord barese, raccontano una tragedia con pochi precedenti (anche se era stata sfiorata due anni fa ad Andora, in Liguria, dove lo smottamento del terreno aveva portato un Intercity a strapiombo sul mare) per l’Italia: i morti al momento sono 27 e cinquanta i feriti, uno choc che colpisce le comunità locali e sconvolge l’intero paese dove di treni come questi, carichi di lavoratori e studenti, ne viaggiano parecchi, circa 3.300 al giorno, con almeno tre milioni di persone a bordo. Molti su tratte a binario unico, visto che il 55% dei 16.674 chilometri di ferrovia gestita da Rfi possiede queste caratteristiche e per la metà si trova proprio in Puglia. Si aggiungono poi i circa 6.500 Km in larga parte sempre a binario unico gestiti dalle compagnie private, com’era appunto quella interessata dall’impatto di ieri.

Qui però, fra Corato e Barletta, mancavano i sistemi per l’arresto automatico, i lavori di adeguamento della linea erano stati finanziati nel 2012 con 180 milioni del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (come risulta dalla scheda sul sito di “Grandi progetti” che monitora gli investimenti strutturali per il Mezzogiorno) ma la gara d’appalto era ancora nella fase preliminare e i cantieri di là da venire. Una storia emblematica, insomma, di quell’Italia divisa in due, fra l’alta velocità e il trasporto locale abbandonato a se stesso, su cui Legambiente punta l’attenzione da anni: “È una delle più grandi tragedie avvenute nel nostro paese e la causa probabilmente sta nel fatto che in quel tratto non c’è un sistema, una tecnologia, un sistema di controllo che inserisca un blocco automatico” ha commentato a caldo Edoardo Zanchini, vicepresidente dell’associazione, che cura il rapporto “Pendolaria”.

I tagli agli investimenti sul servizio ferroviario regionale del resto dal 2010 a oggi sono stati considerevoli, pari al 6,5%, soprattutto nelle regioni meridionali, quelle con il maggior ritardo strutturale. E all’odissea quotidiana dei ritardi, dei convogli fatiscenti, della mancanza d’informazioni adesso si è aggiunta un’ecatombe le cui origini vanno ben oltre la semplice mancanza di una segnalazione manuale fra due stazioni.

La presentazione del rapporto Pendolaria 2015 di Legambiente

Marco Fratoddi ha diretto La Nuova Ecologia dall'aprile 2005 all'ottobre 2016. Contatti: marco.fratoddi@tiscali.it, 3357417705
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