Andar per campi

Il crespigno è una deliziosa spontanea

cioccapiatti

Siamo ancora in pieno inverno e i lavori dell’orto continuano, soprattutto se viviamo in zone dal clima mite, con le semine di numerosi ortaggi: dai ceci ai ravanelli, passando per lattughe e lattughine, carote, aglio e patate precoci. Nel tempo libero però, in qualche giornata tersa e assolata, possiamo andar per campi e raccogliere le tante erbe spontanee commestibili che iniziano a gettare le prime foglie. Una delle più deliziose è sicuramente il crespigno (Sonchus oleraceus L.), anche chiamato grespigno, graspignolo, sivone o lattarolo.

Appartenente alla famiglia delle compositae (o asteraceae), è una pianta spontanea presente in tutto il nostro paese ai bordi delle strade e di sentieri meno frequentati, vicino ai ruderi ma anche nei vigneti e nei terreni incolti. Apprezzatissima fin dall’antichità, ne troviamo traccia fra gli scritti di Teofrasto, botanico e filosofo greco vissuto fra il 371 e il 287 a.C. e Plinio il Vecchio, il quale sosteneva fosse stato il pasto di Teseo prima di entrare nel labirinto di creta per affrontare il Minotauro. Questa pianta ha ciclo biologico di solito annuale. Alta fra i 20 e i 100 centimetri, ha una radice fittonante (simile a una carota quindi) e fusti cavi eretti, color verde scuro tendente al violaceo; le foglie basali sono opache e molli, a forma di lancia o triangolare, molto irregolari e frastagliate, e sono riunite come in una piccola rosa. In questo periodo sono quelle che possiamo raccogliere per gustose insalate. I fiori, che si schiuderanno in primavera inoltrata, sono di giallo intenso che sfuma verso l’esterno in nouances più chiare.

Ottima da mangiare cruda se giovane o anche in minestra (molto gustosa con le fave) per le piante più adulte, è nota per stimolare la depurazione del fegato.

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