Aleppo

Aleppo non è molto lontana, è tra noi e sepolta in fondo alle nostre coscienze. Sussultiamo d’orrore davanti alle immagini dei civili uccisi ma poi fingiamo di non sapere che i civili che da lì sono riusciti a scappare marciscono nei campi profughi alle porte dell’Europa. E’ carne da macello, sono l’oggetto di scambio tra la civile Europa e il regime di Erdogan: soldi ed impunità in cambio della risoluzione del problema siriano. Che i profughi rimangano lontani dalle nostre vite e dalla nostra quotidianità. Questo è l’importante. Domani il Consiglio d’Europa si riunisce e parlerà anche di migranti, sarebbe bello poter prendere la parola e poter rivendicare, come cittadini europei, che non vogliamo essere complici, che non vogliamo essere carnefici. I siriani, quelli che riescono a scappare, li trovi nelle nostre stazioni, accampati temporaneamente per il viaggio che li porta in Nord Europa. Vorrebbero tornare nella loro terra i siriani se non fosse che da sei anni le loro case sono bersaglio di una guerra senza fine e senza pietà.

Stamattina Samuele, sei anni, con gli occhi pieni delle immagini del telegiornale mi ha detto: “come è bello mamma essere nato in un paese senza guerra”. Come è bello e come è ingiusto. Chiediamo all’Europa di non ripetere gli orrori del passato, quando non aiutò gli ebrei esuli dalla Germania di Hitler a mettersi in salvo.  Oggi Aleppo è la nostra nuova Auschwitz ma questa volta non potremo dire “non sapevamo”. Chiediamo all’Europa di accogliere con umanità e dignità i profughi siriani, alla Russia di aprire un corridoio umanitario e chiediamo a tutti gli italiani di non guardare con sospetto il migrante incontrato per strada, di non dire “aiutiamoli a casa loro” visto che quella stessa casa è sotto le bombe.

Presidente nazionale di Legambiente, e-mail: presidente@legambiente.it
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