Al via il Festival delle Geoscienze

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Molti lo chiamano il Lago di Albano, ma il nome corretto del lago su cui affaccia, appunto, Albano Laziale è semplicemente lago Albano, dove “Albano” va inteso come sostantivo, da non riferire alla città. Questo, solo apparentemente, complesso giro di parole è una delle tante curiosità da scoprire visitando i Castelli Romani. Proprio da qui, a due passi dalla Capitale, parte infatti una delle tante geoescursioni che si terranno dal 16 al 23 ottobre nel corso della Settimana del Pianeta Terra, il festival delle Geoscienze che si svolgerà in 230 località italiane: un intreccio formidabile tra turismo, divulgazione scientifica e buon cibo. Nata nel 2012, la manifestazione è giunta alla quarta edizione, diventando il principale appuntamento delle Geoscienze Italiane. Per sette giorni, il territorio nazionale sarà dunque animato da appuntamenti per diffondere la cultura scientifica, i “Geoeventi”: escursioni, passeggiate nei centri urbani e storici, porte aperte nei musei e nei centri di ricerca, visite guidate, esposizioni, laboratori didattici e sperimentali per bambini e ragazzi, attività musicali e artistiche, degustazioni conviviali, conferenze, convegni, workshop, tavole rotonde. I Geoeventi saranno organizzati da università e scuole, enti di ricerca, enti locali, associazioni culturali e scientifiche, parchi e musei, mondo professionale.

geoStefania Zompatori di Geonatura e Cinzia Barbante, coordinatrice dei guardaparco de Castelli Romani, hanno regalato un “assaggio” dei Geoeventi, accompagnandoci alla scoperta delle peculiarità del lago laziale, non solo geologiche ma anche enogastronomiche. Il lago Albano infatti è un di origine vulcanica e se dall’alba dei tempi le pendici dei vulcani sono sempre state abitate è perché queste, proprio grazie alle eruzioni, sono sempre incredibilmente fertili. Vita e morte si intrecciando dunque in modo indissolubile in questi territori così ricchi di storia e tradizioni, così vicini alle grandi città, eppure spesso sconosciuti ai più.  Da Castel Gandolfo a Nemi, passo dopo passo si svela il Parco regionale dei Castelli Romani, un’area di 15mila ettari in cui si trovano ben 15 comuni e alcuni dei borghi più belli d’Italia. Un territorio fragile che soffre per i cambiamenti climatici, l’eccessiva captazione delle acque e per gli scarichi abusivi. Al lago Albano, ad esempio, sono ancora visibili i punti di partenze delle canoe per le gare di canottaggio delle olimpiadi degli anni 60: non sono altro che dei grossi piloni di cemento, alti quattro metri, una volta completamente sotto il livello dell’acqua e ora scoperti e appoggiati sulla riva, come una sorta di Isola di Pasqua postmoderna.

Fragilità, certo, ma anche forza di queste terre, capaci di dare vita a prodotti eccezionali come le celebri fragole di Nemi o l’eccellente vino di Monte Porzio Catone, le cui proprietà e il cui aroma derivano da secoli di produzione rispettosa dell’ambiente circostante e da una cultura e società nate proprio attorno alla produzione di questo nettare.  Passeggiando per Monte Porzio, non si può infatti non ricollegare la sua nascita alle botti di vino. Qui due secoli fa ogni strada era affollata di botteghe e di vere “fraschette”: non i moderni ristoranti, ma botteghe di vignaioli in cui veniva esposta una frasca all’esterno per indicare la possibilità di gustare vino nuovo all’interno. La passione per il vino di questi territori è testimoniata anche dalla presenza di un Museo Diffuso del Vino dove, grazie al lavoro di guide esperte e appassionate come Simona Soprano dell’associazione Manacubba, è possibile scoprire curiosità e strumenti risalenti al 1860 quando l’agricoltura non era ancora meccanizzata ed il vino giungeva nella Capitale a bordo di meravigliosi carretti decorati. «Vogliamo far scoprire il fascino delle Geoscienze al più alto numero di persone – spiega Silvio Seno, professore ordinario di Geologia strutturale presso l’Università degli Studi di Pavia e co-responsabile della Settimana del Pianeta Terra – Crediamo nella divulgazione scientifica seria, fatta anche attraverso il gioco e la scoperta, per mostrare quanto sia importante ciò su cui poggiamo i piedi, la Terra, conoscerne il passato per comprendere il presente e predisporci al futuro».  

foto di Giovanni – Legambiente Lazio

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