Affonda il piano di Renzi

trivelle

“La Sentenza della Corte Costituzionale, che ha confermato il referendum sulle trivelle sul quesito già ‘promosso’ dalle Corte di Cassazione, ci dà lo spunto per rilanciare richieste chiare al governo: rigetto immediato e definitivo di tutti i procedimenti ancora pendenti nell’area di interdizione delle 12 miglia dalla costa (a cominciare da Ombrina) e una moratoria di tutte le attività di trivellazione a mare e a terra, sino a quando non sarà definito un piano energetico nazionale volto alla protezione del clima e rispettoso dei territori e dei mari italiani”.

È questo il commento delle principali associazioni ambientaliste italiane – Legambiente, Greenpeace, Marevivo, Touring club italiano e Wwf sul giudizio della Consulta, che conferma l’inefficacia del tentativo dell’esecutivo di scongiurare il referendum sulle trivelle. La decisione della Corte Costituzionale chiarisce come quanto disposto con gli emendamenti alla legge di stabilità lo scorso dicembre, benché segni un dietro front radicale del governo, non risolva sulla questione della fascia marina off limits il conflitto sollevato dalle Regioni contro la strategia fossile di Matteo Renzi.

Le associazioni ambientaliste fanno notare come la volontà del governo di tutelare gli interessi dell’economia fossile – con le norme pro trivelle come con gli interventi per bloccare lo sviluppo delle rinnovabili – abbia creato un conflitto istituzionale senza precedenti nel paese. Pur di assecondare le lobby dei petrolieri, l’esecutivo aveva promosso forzature inaccettabili come la classificazione delle trivellazioni come “opere strategiche” (dunque imposte con la forza ai territori) e la creazione di servitù potenzialmente senza limiti di tempo, con concessioni prorogabili a oltranza. Con le modifiche introdotte nella legge di stabilità, proprio grazie all’iniziativa referendaria, Renzi è stato in larga misura costretto a smentire se stesso.

renzi pirata

La Corte Costituzionale oggi respinge di fatto i tentativi messi in campo dal governo per eludere il merito della questione delle trivelle entro le 12 miglia, rimettendo al giudizio dei cittadini quei meccanismi legislativi “truffaldini” con cui si è finora aggirato un divieto chiarissimo, lasciando campo libero ai petrolieri fin sotto costa. I giudici hanno ritenuto le affrettate modifiche governative non sufficienti, rimandando alla volontà popolare la decisione su quelle disposizioni del decreto “Sviluppo” del 2012 che fanno salvi non solo i titoli abilitativi già rilasciati all’entrata in vigore della norma (cioè i diritti già acquisiti) ma anche i procedimenti autorizzativi in corso, conseguenti e connessi in essere a fine giugno 2010 nella fascia off limits delle 12 miglia. La modifica voluta dal governo, pur stralciando la sanatoria sui procedimenti in corso, ha introdotto una formula ambigua rispetto alla durata delle concessioni (“per la durata di vita utile del giacimento”).

Le associazioni ambientaliste sostengono che nessuna nuova infrastruttura estrattiva possa essere realizzata in deroga a un piano delle aree, da sottoporre a valutazione ambientale strategica, come stabilisce la normativa comunitaria. E dichiarano tutto il loro impegno per la campagna referendaria, che da oggi impegnerà “tutte le energie positive del paese nel tentativo di respingere l’assalto dei petrolieri ai nostri mari e i piani fossili del governo”.

La testata è nata nel 1978 con il nome di Ecologia (diventerà La Nuova Ecologia l'anno successivo) insieme ai primi gruppi ambientalisti... Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia
Ultimi articoli di

Parliamone

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *